Morì fulminato a 16 anni al lido Oasi: 20 anni dopo risarcimento da 1 milione per la famiglia. Difesa annuncia ricorso

Marco Guida, termolese, oggi avrebbe 36 anni. Nel settembre 2000 ha perso la vita mentre lavava i lettini dello stabilimento balneare di RioVivo con una idropulitrice non a norma e in assenza di norme anti-infortunistiche. Dopo la condanna definitiva in Cassazione dei gestori, arriva anche la sentenza del rito civile: i proprietari del lido devono pagare un risarcimento di 660mila euro per danno morale, patrimoniale, arretrati, somme per lucro cessante e spese legali per un totale di circa 1 milione.

Condannati al risarcimento di un milione di euro circa alla famiglia di Marco Guida, il ragazzo morto a 16 anni fulminato da una idropulitrice fuorilegge in un lido balneare di Termoli. Quasi venti anni dopo la tragedia si conclude anche il processo civile con una sentenza chiarissima che riconosce il danno morale per lo strazio della perdita di un ragazzino ai parenti di Marco, e chiede il conto (anche economico) a Nicola Giorgione e Maria Impicciatore. Il legale dei due ha annunciato che farà ricorso.

La decisione è del Tribunale Civile di Larino ed è stata pubblicata ieri 29 maggio. Il fatto risale al 12 settembre 2000 e sono trascorsi due decenni per avere giustizia sia dal punto di vista penale che, ora, civile. Il Giudice Stefania Vacca non ha alcun dubbio che a causare la morte del giovane siano stati comportamenti improntati alla negligenza e alla imprudenza dei titolari, “in palese violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro”.

QUI LA SENTENZA – sentenza Guida

In sede di processo penale i due imputati erano stati dapprima condannati a sei mesi di carcere in primo grado, poi assolti in Appello. La Cassazione aveva però annullato la pronuncia del secondo grado di giudizio, rinviando al giudice civile competente per un nuovo Appello. I familiari di Marco Guida avevano optato per il processo civile, e ora è arrivato il verdetto che secondo il giudice di Larino riconosce la responsabilità dei gestori per aver “colposamente cagionato la morte del loro congiunto per violazione delle regole precauzionali di prudenza e diligenza e per violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro”.

A rappresentarli gli avvocati Fabio Albino e Massimo Riccio che oggi parlano di “sentenza esemplare”. Bisogna riavvolgere il nastro tornando a 20 anni fa. È il 12 settembre 2000, la stagione balneare termolese sta finendo e Marco Guida, un ragazzo di soli 16 anni, si trova al Lido Oasi Giorgione di Rio vivo per aiutare i gestori dello stabilimento nella pulizia dei lettini da rimettere a posto dopo un’intera stagione di mare.

Alle 15 e 45 di quel giorno Marco viene colpito da una scarica elettrica. Subito soccorso, muore poco dopo in ospedale. “Si stava occupando di pulire e riporre le sdraio egli ombrelloni prima dell’autunno, lavandoli con una “lancia idropulitrice”, che risulterà poi priva di “messa a terra”, con dei fili scoperti ricoperti da busta di plastica, ed in assenza di qualsiasi accorgimento anti-infortunistico. Marco morì sul colpo, fulminato dall’attrezzo (morte da improvvisa elettrocuzione)” riferiscono gli avvocati, sintetizzando quanto emerso dalle testimonianze e dalle risultanze processuali.

In sede di processo penale la difesa dei due imputati aveva puntato sulla mancanza di un comprovato rapporto di lavoro fra i titolari del lido e il 16enne, parlando addirittura di presenza sul posto per “motivi di svago”. Non era così: Marco Guida si guadagnava qualche soldino, come tanti coetanei della città marittima, dando una mano al lido e venendo pagato in nero. Diverse perizie provarono a smontare la tesi della morte causata dalla scarica elettrica, adducendo motivazioni relative a presunte patologie pregresse del giovane. Anche questo però è stato sconfessato pezzo a pezzo, come si legge nella sentenza.

Il Giudice civile infatti, sentiti anche vari testimoni, ha sentenziato diversamente. “Marco fu ucciso dalla idropulitrice, non a norma e pericolosissima, in una situazione completamente priva di misure di sicurezza” commentano gli avvocati della famiglia di Marco Guida.

“Tutto questo è durato ben venti anni – proseguono i legali -. Finalmente ieri, con la sentenza, Nicola Giorgione e Maria Impicciatore del “Lido Oasi” di Rio Vivo sono stati condannati ad una pena pecuniaria esemplare. Forse si faranno un esame di coscienza, visto che in 20 anni non hanno pagato un solo centesimo ai familiari di Marco, che oggi avrebbe 36 anni” commentano i legali.

La sentenza condanna proprietari e gestori del lido ad un risarcimento di circa 1 milione di euro (660mila euro per danno morale, più altra cospicua somma per lucro cessante, più 15mila euro per spese, più gli interessi dalla data del decesso).

curva marco guida termoli calcio

La memoria di Marco Guida, in tutti questi anni, è stata tenuta viva non solo dalla famiglia e dai legali che hanno assistito padre, madre e sorella di Marco, ma anche dai tifosi del Termoli calcio, che decisero tempo fa di nominare proprio col nome di quel ragazzo, un tifoso giallorosso anche lui, il loro gruppo ultras e una porzione dello stadio Gino Cannarsa.

Quella emessa ieri è la sentenza di primo grado del processo civile e la difesa dei gestori del lido Oasi contesta il presupposto della sentenza del giudice di Larino. Per questo il legale dei due, l’avvocato Domenico Bruno, ha annunciato il ricorso in appello sottolineando che i balneatori sono stati dichiarati “incolpevoli” dalla sentenza del processo penale.

Risarcimento per Marco Guida, il legale dei balneatori annuncia ricorso contro sentenza