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Lo Spirito Santo: compimento e promessa

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    di don Mario Colavita

     

    L’evangelista Luca ci ha lasciato due opere: il Vangelo e gli Atti degli Apostoli. Un’unica opera, quella lucana, in cui il filo rosso è la presenza dello Spirito Santo.

    La comunità lucana è illuminata e accompagnata nel suo cammino dallo Spirito Santo.

    Gesù è sorretto dallo Spirito, le sue azioni sono introdotte e corroborate dal Paraclito.

    Per il giorno di Pentecoste rileggiamo ancora una volta il passo degli Atti degli Apostoli in cui è descritta la prima grande pentecoste della Chiesa.

    Quello che fa lo Spirito santo è inimmaginabile per bellezza e grandezza.

    Per uomini che accolgono il dono pieno della Pasqua (lo Spirito Santo), la vita è rinnovata, tutto cambia con la presenza e l’azione dello spirito di Verità.

    Se leggiamo attentamente il testo degli atti degli Apostoli vi scopriamo che lo Spirito produce: il parlare in lingue, l’annuncio del Kerigma (da parte di Pietro), l’ascolto della Parola da parte degli uditori di molti popoli, le conversioni, il battesimo, la comunione di fede nelle diverse lingue e razze.

    Lo Spirito dunque è dono di Dio e del Cristo risorto glorificato attraverso il ministero della parola di Pietro.

    Questo dono è il bene per la Chiesa, senza siamo dei raminghi, dei cercatori senza meta, uomini senz’anima.

    Lo Spirito Santo non è dato ad un gruppo ristretto, è per tutti, tutti sono chiamati ad accogliere il dono e a farlo fruttificare nella propria vita di fede.

    I doni dello Spirito sono preziosi, belli, forti, essi ci aiutano a vivere nella comunità e a rendere la Chiesa bella e santa.

    È Paolo apostolo nella sua lettera ai Galati a nominare il frutto dello Spirito: “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Galati 5, 22-23).

    In questo tempo strano e di confusione, dove ognuno vuole affermare la propria lingua e pensiero, penso sia necessario invocare e dare spazio al dono dello Spirito perché i frutti possano essere colti e condivisi.

    La vita della Chiesa senza lo Spirito Santo è morta, così anche la vita dei credenti senza lo Spirito è una messa in scena, una vita mascherata.

    Il tempo del Covid-19, penso, abbia messo a nudo le nostre deficienze, i limiti di una Chiesa che ancora stenta a consegnarsi all’Amore e farsi modellare dall’amore.

    È finito il tempo di preoccuparsi del futuro della Chiesa. È giunto il tempo di mettere mano alla Chiesa del futuro. È tempo di realizzare quel un cambiamento di mentalità pastorale. È tempo di mettere a frutto i doni dello Spirito Santo.

    Il diacono Efrem della Siria nel IV secolo ci ha lasciato diversi componimenti poetici in cui esalta la bellezza e la forza dello Spirito Santo: Quando i santi apostoli furono riuniti il luogo tremò e il profumo del Paradiso, riconoscendo la sua casa, diffuse i suoi effluvi, deliziando gli araldi attraverso i quali gli ospiti erano istruiti e venivano al suo banchetto; con impazienza attende il loro arrivo perché Lui è l’amante dell’umanità.

    In questa festa grande di Pentecoste, allora non possiamo che ringraziare Dio per il dono dello Spirito e con un’unica voce e dire: Vieni, Spirito Santo a svegliare la nostra, fede, vieni ed illumina la nostra intelligenza, vieni ed accendi in noi il fuoco del desiderio di Dio, vieni e ravviva in noi la speranza, vieni e trasmettici la forza e la perseveranza, vieni, prendici per mano e guida i nostri passi, vieni e rendici saggi e vigilanti.

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