La Sinistra torna in piazza: “Per due mesi sanità negata senza vera emergenza, gestione da dilettanti”

Marcella Stumpo attacca vertici Asrem e presidente Toma: "Non hanno saputo fare altro che chiudere gli ospedali a parte interventi e ricoveri salvavita". Lettera aperta al ministro Speranza

Il Molise deve svegliarsi e reclamare il diritto alla salute, ribaltando il rapporto fra sanità pubblica e privata, il cui squilibrio è testimoniato dai numeri. La pensa così Termoli Bene Comune – Rete della Sinistra che stamane 28 maggio ha tenuto una conferenza stampa all’aperto, in presenza ma a distanza e con mascherine indossate, in piazza Sant’Antonio, nei pressi dell’ingresso dell’ex cinema omonimo.

Lo ha fatto per ribadire quelle che secondo il gruppo politico sono le storture di un sistema che continua a non funzionare, visto che per oltre due mesi e mezzo tutte le visite e i ricoveri non urgenti sono stati bloccati all’ospedale San Timoteo a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.

Possiamo e dobbiamo riflettere sui tanti punti dolenti del periodo che abbiamo fin qui vissuto – ha detto Marcella Stumpo, consigliera comunale all’opposizione a Termoli -, e cercare di riprendere quel discorso globale sulla sanità molisana che portiamo avanti da sempre, e in questi due mesi ripetutamente, fino ad arrivare ad un esposto in Procura.

Da un lato abbiamo la condizione “normale”, appunto, del sistema sanitario locale: indebitamento siderale, squilibrio estremo tra pubblico e privato, smantellamento progressivo dei presidi ospedalieri, carenza cronica di personale e conseguente mancato raggiungimento di un decente livello diffuso di assistenza: di fatto, da noi i Lea restano spesso una sigla senza significato”.

Conferenza rete sinistra sanità

Stumpo ha parlato attorniata dai militanti e simpatizzanti che reggevano cartelli pro sanità pubblica e contro la gestione politica del presidente Toma, invitato chiaramente a dimettersi. “Dall’altro – ha proseguito – dobbiamo collocare lo spettacolo indegno del Presidente Toma e dei vertici Asrem che per due mesi e più non hanno saputo fare altro che chiudere gli ospedali, specie il San Timoteo, a qualunque accesso che non fossero gli interventi e i ricoveri salvavita, e anche quelli con gravi criticità, come hanno denunciato i primari di Campobasso. Dunque difficoltà o impossibilità di curarsi, mentre continuava l’indegno balletto della lotta intestina contro il commissario Giustini, reo di avere svelato come più di 29 milioni di tasse versate dai cittadini molisani per la sanità non fossero mai stati trasferiti al bilancio sanitario”.

A rimetterci più di tutti, secondo la consigliera comunale, “i cittadini molisani che non si sono più curati, per paura del virus ma soprattutto per l’impossibilità di controlli e prestazioni ambulatoriali. Che hanno visto crescere ancora il mostruoso debito sanitario regionale, e aumentare fino al massimo consentito in Italia tutte le tasse che dovranno pagare. A fronte di un sistema sanitario al collasso, che ha retto alle necessità imposte dalla pandemia unicamente grazie all’abnegazione del personale medico.

Il tutto, occorre dirlo chiaramente, senza che una sola parola, tranne le nostre, fosse spesa a Termoli a livello istituzionale, come avvenuto invece a Campobasso, per denunciare la colpevole assurdità di un ospedale inaccessibile per ‘sicurezza”.

Conferenza rete sinistra sanità

La ‘ricetta’ proposta da Stumpo, secondo cui la gestione è stata “dilettantesca e improvvisata di una situazione grave ma non emergenziale in senso stretto”, resta quella di “riprendere in mano i nostri diritti costituzionali e dire chiaramente che non pagheremo più sulla nostra pelle incapacità, scelte scellerate, indifferenza totale per il bene dei cittadini che in teoria, secondo costituzione, si avrebbe il dovere di servire e tutelare. Abbiamo imparato in tutto il paese, se non altro, da questo difficilissimo periodo che è unicamente il servizio sanitario pubblico a salvare il Paese, nei casi di difficoltà, e che la parola azienda diventa una parolaccia se la si accosta alla parola salute. Occorre l’immediata stesura di un piano sanitario che restituisca al Molise una sanità pubblica efficace e presente su tutto il territorio; l’inversione totale dello squilibrio pubblico-privato; un piano ragionato di assunzioni che permetta a tutti i reparti di funzionare bene; l’estensione al Molise delle disposizioni del Decreto Calabria”.

L’esponente del gruppo, Giuseppe D’Erminio, ha presentato una lettera aperta indirizzata al Ministro della Sanità, Roberto Speranza. Ha inoltre parlato di quelle che ha definito le “Tre Tare della Sanità molisana”.

Nell’ordine “gli sprechi: dal 2011 al 2018 la spesa pro capite per la sanità molisana è stata di 2100 euro annui, a fronte da 1900 di media nazionale. Soldi gestiti male nonostante i tagli”.

Quindi “la sanità convenzionata che in Molise copre il 26% dei ricavi, mentre in Italia la media è del 16%. Sono 50 milioni di incasso in più all’anno”.

Infine “la mobilità. Quella passiva è il 29%, circa 13mila molisani all’anno che vanno a curarsi fuori regione, mentre la media nazionale è del 9%. Ma c’è anche quella attiva, cioè l’indice di attrazione che è il 31%. Quindi 80 milioni escono e 100 entrano, ma dei 100 milioni che rientrano, 94 vanno alla sanità privata”.

LETTERA APERTA AL MINISTRO SPERANZA