La crisi della Lega comincia in Molise. In Regione nessun eletto, tutti sedotti e abbandonati. Si apre la prima scissione italiana

Veleni e addii nel partito di Matteo Salvini che un anno fa era all'apice del suo successo, ora fuori dalla Giunta regionale dopo che il presidente Toma ha silurato Luigi Mazzuto. La Lega è pure priva di consiglieri nella massima assise regionale. Tra una gestione considerata inadeguata da parte dell'ex assessore e la nomina del commissario che in Molise si è visto poco e niente, si apre la prima diaspora: lascerà il partito un gruppo di tesserati ed ex candidati guidato da Antonio Madonna (uno dei primi dei non eletti a Campobasso), pronto a fondare un nuovo movimento per riunire i dissidenti e non solo.

Ormai il mojito si è annacquato. E  il panettone gustato lo scorso Natale, nell’ultima cena della Lega in Molise, è andato di traverso a più di qualcuno. I tesserati locali si sentono come le sartine ottocentesche: sedotti e abbandonati. E anzi: traditi dal partito e dal suo incontrastato leader Matteo Salvini. Dopo aver fatto i ‘salti mortali’ per seguirlo a ogni ora del giorno e della notte nelle sue esplorazioni molisane, nonché file lunghissime per partecipare all’immancabile rito del selfie che chiudeva ogni convention del “Capitano”, sono stati scaricati poco elegantemente. E sono lontani quei tempi in cui erano tutti pazzi per il vicepremier ministro dell’Interno dal polso di ferro, che meno di un anno fa – quando venne ad assaggiare la spiaggia termolese durante il Papeete Tour, lo scorso 8 agosto, sembrava invincibile.

Alla Cala Sveva, uno dei lidi più chic di Termoli, l’ultimo imperatore della politica italiana è stato accolto da folle adoranti. Mancavano solo i rami di palme adagiati su tappeti rossi per il ‘messia’ leghista. In quel periodo Matteo stava girando l’Italia in lungo e in largo, in versione tronista e accolto come una star sulle spiagge raggiunte durante l’Estate Italiana tour, il nome pop e smart scelto per conquistare nuovi adepti tra i più giovani elettori. Il balcone e il predellino di vecchia memoria sostituiti dalla consolle da dj e dalla musica house. Era il momento del picco del consenso. L’apoteosi del partito che sembrava dovesse ‘asfaltare’ ogni nemico (politico ovviamente) e che avrebbe voluto governare il Paese. Sappiamo poi com’è andata: Salvini, in preda a un delirio di onnipotenza nel quale gli analisti politici invano hanno tentato di individuare una strategia qualsiasi, ha fatto saltare il banco. E l’accordo Pd-M5S ha consentito la costituzione dell’esecutivo di Giuseppe Conte.

Salvini a Termoli

Quasi un anno dopo i sondaggi a livello nazionale danno il Carroccio in discesa libera, al 27%. Addirittura, per l’esperto Nando Pagnoncelli, è al 25,4%: è sempre il primo, ma ha perso il 5,7 dei consensi ed è tornato sui valori del maggio 2018.

Le preghiere al sacro cuore di Maria, il rosario e la recita dell’eterno riposo per i morti provocati dal Covid in diretta tv da Barbara d’Urso non sono riusciti a fare il ‘miracolo’: la Lega è fuori dal Governo a Roma. E va perfino peggio in Molise, considerato l’Ohio d’Italia, laboratorio politico che grazie ai suoi piccoli numeri riesce a fotografare la realtà proponendola come un modello per decodificare le tendenze del Paese. 

Quasi un anno dopo il picco del consenso, appunto, il partito di Salvini non ha un assessore in Giunta né un rappresentante in Consiglio regionale: Luigi Mazzuto è stato silurato dal presidente Donato Toma. E’ avvenuto senza un vagito di protesta da parte degli altri, quella fiumana di candidati che da Termoli a Campobasso hanno riempito liste e vinto le elezioni.

Ma c’è di più: sembra che nessuno dei leghisti nostrani abbia intenzione di ricevere tra le mani una patata così bollente come la delega al Lavoro. Negli ambienti politici circola il nome di Michele Marone, presidente del Consiglio comunale a Termoli: è considerato in pole per un posto nella Giunta regionale. Occorre però una condizione fondamentale: l’offerta dello stesso governatore Toma per assegnare un posto alla Lega (terzo partito della coalizione) e per non tradire l’accordo siglato in occasione delle Regionali di due anni fa. Una mossa che il Governatore non farà a detta di più di qualche osservatore, che scommette sullo status quo almeno fino a novembre, quando saranno rinnovati l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e la presidenza delle commissioni.

E’ in questa lotta ad accaparrarsi la poltrona che nasce il clima di sfiducia e il diffuso dissenso dei leghisti molisani. “Luigi Mazzuto aveva un carro armato e ora siamo allo sfacelo”, sintetizza un esponente della prima ora. La gestione dell’ex assessore, l’espulsione delle due consigliere Aida Romagnuolo e Filomena Calenda, il commissariamento con la nomina di Jari Colla che in Molise si è visto forse tre volte: ecco le crepe che si sono aperte nel Carroccio molisano.

Le anime più critiche sono a Campobasso, la città dalla quale è partita la prima ‘bomba’ in grado di mettere in crisi il castello salviniano: il Carroccio ha perso le elezioni amministrative di un anno fa puntando su una candidata (Maria Domenica d’Alessandro, ndr) che ha ottenuto meno voti della sua coalizione. Una Caporetto insomma. Certificata da chi lascerà il partito aprendo una nuova ferita: parliamo di persone giovani e impegnate dal punto di vista lavorativo, che forse avrebbero potuto incarnare la nuova classe dirigente della Lega del futuro. 

A guidare la ‘rivolta’ contro Salvini è uno dei primi dei non eletti nella lista presentata nel capoluogo, Antonio Madonna. Dovrebbe seguirlo anche Giuseppe Gianfagna, insieme 500 voti alle Comunali di maggio.

“La scelta di uscire dalla Lega – sottolinea il primo, giovane imprenditore del capoluogo – è arrivata dopo un’attenta riflessione personale, maturata nelle ultime settimane. E non nascondo un pizzico di amarezza per questa cosa, poiché sono abituato a credere davvero in ciò che faccio e nelle idee che porto avanti”.

In generale – insiste “penso che la politica abbia un compito fondamentale, solo apparentemente banale: dovrebbe farsi carico delle problematiche della popolazione, cercare soluzioni concrete e rapide e star davvero vicino ai cittadini. Invece, la mia percezione è che negli ultimi tempi venga usata per mera propaganda elettorale, da tutte le forze politiche, indistintamente”.

Il giovane ex esponente critica fortemente “le chiacchiere, i teatrini in tv”. Dunque, dice non nascondendo una certa stanchezza: “non mi riconosco più nelle parole e nelle ideologie di coloro che fanno parte del mio schieramento, quasi mi imbarazzano. E se spostiamo il focus della discussione a livello regionale – aggiunge Antonio Madonna – sottolineo ancor di più come la mia concezione di politica sia davvero un’altra oggi. Forse utopistica per i tempi che corrono, ma volta ad una reale ricerca di sostegno e sviluppo della nostra amata città”.

Antonio Madonna Lega

“Non ho nulla contro nessuno, questo tengo a precisarlo”. Più semplicemente “non mi sento più parte della Lega. Non nascondiamoci dietro un dito: nonostante qui in Molise abbia avuto inaspettatamente tanto consenso, l’organizzazione e la struttura di questo partito, a mio avviso, non sono pronti a grandi sfide”.

Da questa diaspora potrebbe nascere un nuovo movimento fondato proprio dagli ex leghisti: “Non lascio la politica. Anzi mi piacerebbe riunire le menti più fresche e brillanti per dare vita ad un progetto politico innovativo. Insieme possiamo lavorare e mettere in campo idee e soluzioni nell’interesse dei cittadini per rilanciare e dare una svolta vera al nostro Molise”.

Dopo l’euforia delle prime sorsate, dunque, la sbornia da mojito. La musica è finita, gli amici se ne vanno…