La Corsa dei carri di Ururi non si ferma. La tradizione corre sui social e nell’arte

Ci sono giorni che per alcune persone valgono più di altri, come festeggiare il proprio compleanno o l’anniversario di matrimonio. E poi ci sono giorni che non hanno prezzo e il 3 maggio è uno di questi. Per tanti questo giorno non riveste alcuna importanza, per altri, anzi per un’intera comunità di persone, questo è con certezza il giorno più importante dell’anno. Quella comunità si chiama Ururi e quest’anno a causa dell’emergenza covid-19 non vedrà svolgersi, com’è tradizione per l’appunto il giorno del 3 maggio, la storica Carrese o Corsa dei carri (per gli ururesi più semplicemente Qerret). Non potendolo fare dal vivo, sono tante le persone che in questi giorni sui social network, soprattutto su Facebook e Instagram, stanno esprimendo il proprio dispiacere nel non poter assistere a questa competizione e al contempo la propria solidarietà nei confronti dei passati e presenti carristi, che con fatica da anni si occupano di tenere viva questa tradizione locale. In tanti stanno postando foto e video delle passate edizioni, tanto che da alcuni giorni è nato persino una sorta di museo virtuale intitolato Qerret Rur.

Ho pensato come in fondo siano pochi gli artisti, eccetto alcuni musicisti locali, che in questi anni hanno saputo tradurre la bellezza di questo evento per mezzo delle forme dell’arte. Uno di questi è stato senz’altro l’artista ururese Marco di Prisco. Nel 2013 di Prisco stampa su un grande telo in PVC, esposto poi al centro del paese, il suo lavoro Rurnica. Il riferimento è ovviamente il Guernica (1937) di Pablo Picasso, che l’artista ururese ricontestualizza però in chiave locale cercando di far emergere il concetto di fondo, la disperazione. Non la disperazione causata dalla guerra, bensì quella provocata dall’estenuante attesa di chi vincerà la gara, se saranno i Giovani, i Giovanotti o i Fedayn. Questa sensazione, greve ed elettrizzante al contempo, accomuna uomini, natura e animali, compresi ovviamente cavalli e buoi, eroi epici di questa giornata assieme ai cavalieri.

Rurnica si suddivide in quattro parti, ognuna delle quali caratterizzata da un colore differente, i colori dei tre carri che gareggiano. La prima, di colore verde, raffigura il punto di partenza della Carrese, chiamato in lingua arbëreschë sfilaturi. Partendo da un alto pino secolare, i tre carri corrono per quasi 4 km tentando di raggiungere il paese e vincere la gara. La seconda parte, di colore giallo, raffigura una ruota di carro su cui poggia la figura d’un cavaliere, il cui sguardo sereno e tranquillo denota maturità e sangue freddo nel procedere della sfida. Il cavaliere indossa un casco con l’immagine dell’occhio di Dio racchiuso in un triangolo, simbolo che ricorda il legame religioso tra Corsa dei carri e il santo patrono, il Legno della Croce.

Altro simbolo presente in questa sezione è l’aquila nera bicipite sul casco del secondo cavaliere, in ricordo dell’origine albanese della comunità ururese. Si noti, inoltre, nella parte bassa uno smartphone da cui emerge la voce delirante di chi è dall’altra parte ad ascoltare, a indicare il desiderio ardente di voler essere lì presente. Nella terza parte la tensione sembra giungere al culmine, infatti è il rosso a caratterizzarla, colore sanguigno del dinamismo e della passione. In primo piano due buoi sotto il giogo sono immortalati nell’atto di trainare il carro nell’ultimo tratto di percorso, fiaccati dalla corsa e dal sole, come mostrano appunto le loro lingue di fuori e i volti sofferenti. Le verghe diventano lunghe matite e sulle teste dei buoi vola un libro aperto, simbolo che racchiude la memoria e l’identità culturale.

Siamo ormai alle porte del paese, i carri sfrecciano lungo la via principale dove la gente urla esaltata e corre dietro ai propri eroi. In lontananza svetta il profilo della cupola ortodossa del campanile della chiesa S. Maria delle Grazie. Azzurro è il colore dell’ultima parte, simbolo dell’armonia: la gara è conclusa. Un cavaliere in sella al suo cavallo taglia il traguardo, la gente radunata in piazza piange ed urla per la gioia o perché il carro per cui tifa ha perso.

Ricordando quest’opera ho voluto ricordare non solo una bellissima rappresentazione originale della Carrese, ma anche la tenacia di una intera comunità che non si è mai arresa, nonostante i problemi di natura legale e burocratica che in passato hanno impedito lo svolgimento della gara. Si tratta, tutto sommato, di cose risolvibili. Ho fiducia nel credere che anche questa emergenza attuale verrà risolta e mi auguro che i carri tornino a correre di nuovo il 3 maggio dell’anno prossimo.