Test sierologico per il Covid: la Croce Rossa chiama, i molisani non rispondono. “Paura e diffidenza, ma molti negano la realtà” foto

Partito da pochi giorni lo screening epidemiologico su 189mila italiani (e più di 5mila molisani) per meglio stimare chi è venuto in contatto con il Sars-CoV-2. Alla Croce Rossa il compito di contattare il campione individuato dall'Istat. Ne abbiamo parlato con il funzionario della Cri Molise Vincenzo Vaccaro. Ecco lo stato dell'arte dell'indagine sierologica nella nostra regione

Una istantanea che consentirà di fotografare la diffusione del nuovo coronavirus in Italia, andando ben oltre i dati conclamati e snocciolati giorno per giorno. La macchina organizzativa per l’imponente indagine sierologica in Italia si è messa in moto lo scorso 25 maggio. Nella prima fase i più ‘impegnati’ sono i volontari della Croce Rossa, e naturalmente quelli ‘di casa’ a Campobasso non fanno eccezione.

Le chiamate da parte della Croce Rossa ai molisani selezionati dall’Istat per l’indagine sierologica proseguiranno, probabilmente, fino a metà giugno. Ma sono pochi, troppo pochi, i corregionali che stanno dando il proprio consenso a partecipare.

A spiegare i dettagli di questo importante lavoro di screening che Ministero della Salute, con il supporto di Istat e Croce Rossa Italiana – oltre che naturalmente delle aziende sanitarie delle varie regioni -, sta portando avanti è il dottor Vincenzo Vaccaro (foto sotto) della Cri Molise e responsabile (più precisamente ‘focal point’) dell’indagine di sieroprevalenza nel nostro territorio per la parte che compete alla associazione di volontariato di cui è funzionario, il cui Commissario regionale è Antonio Vitarelli.

Vincenzo vaccaro cri molise

Noi ci occupiamo di contattare gli utenti individuati dall’Istat. Abbiamo una serie di nominativi forniti dalla piattaforma online del Ministero e possiamo contattare solo queste persone, non altre”. Già, perché sono in tanti a chiamare per chiedere ‘Posso partecipare’? “La riposta è purtroppo no, noi dobbiamo attenerci a quella lista stilata dall’Istat con criteri statistici che non ci è dato sapere”. Un campione vario e rappresentativo degli italiani: scelto in base al genere, alla fascia d’età (dai bambini passando per gli adulti fino agli anziani), al livello di istruzione e alla professione.

In Molise verranno contattate la bellezza di 5243 persone, mentre in tutta Italia saranno circa 189mila. Il quartier generale in Molise è il Comitato regionale Cri a Campobasso dove è stata allestita una postazione ad hoc in cui 14 operatori si barcamenano tra le centinaia di chiamate giornaliere. Volontari, chi del Servizio civile e chi del corpo delle infermiere, che dalle 9.30 alle 17.30 alzano la cornetta del telefono ed ‘entrano’ nelle case dei molisani. A loro il compito di spiegare punto per punto all’utente cosa gli viene chiesto e di annotare la loro eventuale adesione. Ma finora sovente hanno dovuto registrare secchi rifiuti.

Croce rossa indagine sierologica

“I primi giorni sono stati davvero difficili, quasi frustranti – spiega Vaccaro -. Eravamo molto preoccupati perché le persone erano titubanti, non si fidavano”. Una reticenza quasi generalizzata che però, giorno dopo giorno, sta mutando. “Ora, grazie anche alle campagne di sensibilizzazione e informazione attivate sia a livello nazionale che regionale rispetto a questa indagine, stiamo notando che di giorno in giorno la percentuale di persone che dà la propria adesione aumenta. Insomma stiamo migliorando”. Per dirla in numeri, se all’inizio la percentuale dei sì si assestava sul 18-19%, ora raggiunge circa il 25%. Non ci sono dubbi: “È bassa, sì”, commenta laconico il funzionario.

Era stato lo stesso presidente nazionale della Croce Rossa, Francesco Rocca, ad ‘avvertire’ gli italiani: “Se ricevete una chiamata dal numero che inizia con 06.5510 è la Croce Rossa Italiana, non è uno stalker, non è una truffa telefonica, ma è un servizio che potete rendere al vostro Paese attraverso un piccolo prelievo venoso”. Si tratta infatti di recarsi presso il punto prelievo indicato – l’Asrem ne ha individuati tre, uno per ogni distretto sanitario e dunque a Termoli, Campobasso ed Isernia – nel giorno e all’orario concordato, per fare una semplice analisi del sangue.

Dalla Cri Molise Vaccaro conferma la problematica che stanno vivendo: “Molti vedono lo 06, pensano si tratti di un call center commerciale e non rispondono proprio”. Ma si spinge anche più in là in questa sorta di analisi del rifiuto. “Siamo un po’chiusi in Molise. Io penso che a qualcuno non interessi proprio, che molti abbiano paura di affrontare questa realtà, e dunque la negano”. Ma come? Non si fa che parlare della pandemia che sta condizionando le nostre vite e quando si tratta di dare un contributo alla ‘ricerca’ ci si tira indietro, quasi a voler negare questa realtà. “C’è un rifiuto netto da parte di alcune persone. Come a dire ‘io non voglio avere a che fare con questa cosa e non ne voglio sapere nulla’. Allontanare da sé il pensiero dell’infezione: mi pare sia questo il sentimento diffuso tra la gente”.

Croce rossa indagine sierologica

Agli operatori del call center succede dunque spesso di sentirsi chiudere il telefono in faccia o di ricevere no categorici o risposte del tipo ‘non ho tempo per farlo’. “Capiamo benissimo che sono scuse: la verità è che non vogliono farlo”.

Che sia una ‘difesa’ personale o un deficit di senso civico difficile dirlo: probabilmente le due cose vanno di pari passo. Non tutto è perduto, però. “Molti che in un primo momento hanno rifiutato ci hanno poi richiamato perché avevano cambiato idea”. E alla data del 29 maggio il bilancio è pressochè questo: di circa 800 persone contattate un quarto (circa 200) hanno dato il proprio assenso e fissato l’appuntamento per il test, da eseguire di lì a pochi giorni. Un identikit di chi e come sono favorevoli e contrari è difficile da fare, almeno al momento.

Dovremmo aver compreso tutti che i dati forniti sul contagio non sono che la punta di un iceberg. Oltre agli asintomatici “molti hanno avuto un’influenza, una febbre alta, un raffreddore e non si sono resi conto di aver contratto questo virus. È un dato significativo e da non sottovalutare. Tramite questa indagine il  Ministero potrà avere un quadro più preciso dell’infezione in Italia, e agire di conseguenza. Per questo è fondamentale partecipare”.

Dalla Croce Rossa, dopo le iniziali difficoltà (“il portale funzionava a singhiozzo”) e lo scotto delle prime delusioni, sono più motivati che mai e con le armi della persuasione gentile proveranno a convincere sempre più molisani “a dare il loro contributo per la collettività”.