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Il ruolo del Pastore (anche nella pandemia)

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di Don Michele Tartaglia

 

IV Domenica di Pasqua

Sono venuto perché abbiano la vita (Gv 10,1-10).

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

 

Attraverso l’immagine del pastore contrapposto al ladro, Gesù e la comunità che ricordò le sue parole si riferivano alla situazione comunitaria in cui vivevano e che si può ritrovare in ogni epoca della chiesa: il modo di essere guida della comunità. Il pastore autentico è quello che si prende cura delle pecore ed esse ascoltano la sua voce perché si fidano di lui.

Da dove nasce questa fiducia? Dalla frequentazione nei momenti bui e lieti, dal fatto che quando c’è stato bisogno di un consiglio si è ricevuto quello che col tempo si è dimostrato quello più giusto; mentre quando alcuni consigli sono stati dati con atteggiamenti ideologici, con rigidità o fanatismo, si sono dimostrati sbagliati nel tempo, perché non hanno portato a una vita migliore ma in un vicolo cieco e forse sono stati consigli dati senza pensare, appellandosi a frasi fatte o idee stampate in qualche libro, e non sono stati dati col cuore di una persona che, come diceva Paolo, non solo avrebbe voluto dare ai suoi fedeli il vangelo ma la sua stessa vita. Un pastore insomma che dà la vita per le pecore, che conosce le vere esigenze e riesce a guidarle per capire quali sono i veri bisogni e non semplicemente a seguire i propri istinti o capricci, anche spirituali.

Chi ha sperimentato la saggezza di un consiglio si fida del pastore, riconosce la sua voce e sa che non è un ladro che vuole semplicemente rubare il plauso, mettersi al centro dell’attenzione, non preoccupandosi che un proprio parere dato male può distruggere l’altro e addirittura ucciderlo. Il pastore, dice, Gesù cammina davanti alle pecore, cioè dà l’esempio sulle buone pratiche da seguire, non diventa un capopopolo e un agitatore sociale per motivi ideologici ma prima di emettere un giudizio si informa a 360 gradi sui problemi su cui è chiamato a dare un parere o a giudicare.

Quanti pericoli oggi dobbiamo affrontare a causa della pandemia e non si può continuare a ragionare con vecchie categorie di contrapposizioni politiche o ideologiche; è necessario invece informarsi sulla posta in gioco delle nostre scelte, ascoltare chi ha veramente voce in capitolo per affrontare questo male oscuro e invisibile che è il vero governo del mondo attuale e che non sono né i poteri massonici né quelli anticlericali ma è un ente infinitesimale, cioè un virus che ha messo in discussione tutte le pretese sicurezze e certezze che pensavamo di aver raggiunto con il progresso.

Se non si capisce questo non si dà un buon esempio al gregge dei credenti che ci è affidato e si rischia solo di uccidere e distruggere. La domanda che come pastori ci dobbiamo fare è questa: cosa significa oggi dare vita in abbondanza in un mondo che ha bisogno di speranza ma soprattutto di parole vere e credibili? Continuare a propinare vaghe consolazioni spirituali o esortare a prendere sul serio il tragico tempo che tutta l’umanità sta attraversando, a prescindere dal Dio o dai valori in cui si crede?

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