Il Matelica: “La C? No grazie”. Cudini giura fedeltà al Campobasso: “Programma a lungo termine”

A oltre due mesi dallo stop al campionato di serie D, si fa strada la possibilità che si possa accedere alla categoria superiore. Il presidente dei marchigiani: “Troppi costi per salire nei professionisti, difficile al momento pensare che possiamo iscriverci in serie C”. Il tecnico rossoblù: “Al di là della categoria, che speriamo possa essere diversa dalla D, per quanto mi riguarda ci sono tutte le condizioni per poter rimanere”.

Il 1 marzo sembra lontano un secolo. Due mesi e oltre di nulla, di illusioni (poche), delusioni (tante), consapevolezza di non poter avere la possibilità di concludere l’egregio lavoro fatto fino ad allora. Il Campobasso è alla finestra, come tutte le squadre di calcio: il campionato di serie D è ormai sospeso, seppure non in maniera ufficiale. Anche perché è impensabile tornare in campo e rispettare tutte le restrizioni, giuste, ma molto stringenti e difficili da attuare per club che spesso sono sull’orlo del precipizio.

 

E allora, seppure il rammarico sia davvero tanto, bisogna pensare al dopo. Al futuro. Partendo dai dati fatti: i Lupi, a otto giornate dal termine, erano secondi a tre punti dal Matelica e a parimerito con il Notaresco ma in vantaggio con gli abruzzesi per media gol. In caso di sospensione, dovrebbe essere deciso di far salire di categoria le prime nove di ciascun raggruppamento di D al momento dello stop. Nel girone F i marchigiani del Matelica, appunto. Che però sembrano già raffreddare i propri tifosi.

 

Il presidente Canil, infatti, al Corriere Adriatico ha dichiarato: “Troppi costi per salire nei professionisti, difficile al momento pensare che possiamo iscriverci in serie C”. Parole dure per la piazza biancorossa ma dolci per le orecchie dei sostenitori campobassani che intravedono la possibilità di compiere sul serio il salto di categoria. Anche se tutto è ancora prematuro. I segnali sono buoni, primo fra tutti quello arrivato dal capitolo stadio per il quale la Regione ha stanziato 700mila euro. Ecco come la pensa il tecnico Mirko Cudini, intervenuto a ‘Casa Lupo’ giovedì.

 

Mister, ce lo siamo detto più volte: è stata una beffa doversi fermare sul più bello, c’era la consapevolezza che si sarebbe potuto vincere il campionato, no?

“L’obiettivo era quello, riportare grande entusiasmo con i risultati. Eravamo sulla strada giusta, proiettati verso forse qualcosa di ancora più bello, anche se con il senno del poi tutto è contestabile. C’erano tutti i presupposti per poter festeggiare assieme ai grandi tifosi rossoblù”.

 

È scontato che non si ripartirà…

“Sono realista, non ci sono le condizioni per poter ricominciare. Sarebbe una forzatura, si ripartirebbe con la paura, con troppe situazioni da controllare al di là del lato sportivo, nella nostra categoria è impensabile. Bisogna essere proiettati già al futuro, credo che i vertici lo sappiano e presto si prenderà una decisione su come finire questa stagione”.

 

Come vede l’ipotesi paventata nella riforma dei campionati di prevedere un campionato semi-professionistico?

“Per quanto riguarda il semi-professionismo, per Campobasso e per altre realtà sarebbe un’occasione importante per ambire a qualcosa di più. A livello di riforma, non so cosa si intenda per semi-professionismo, è tutto da vedere. Dipende da come viene interpretato. Molti giocatori perderanno l’opportunità di avere i contributi, e di avere una pensione. Sotto il lato sportivo sicuramente per il Campobasso sarebbe un’ottima riforma”.

 

Se dovesse dire qual sia stata la partita più bella della sua squadra?

“Le partite più belle sono diverse. Forse il 4-0 con l’Agnonese potrebbe essere la più bella per il risultato, ma anche quella in casa con il Pineto, che finì 3-3 ma facemmo un’ottima gara. Ne sono diverse secondo me. Il 4-0 col Tolentino anche. A livello generale in tante altre ci siamo espressi bene”.

 

A Notaresco una svolta decisiva, è così?

“La vittoria di Notaresco a livello emotivo ha inciso molto, a livello di classifica relativamente, eravamo ancora molto lontani. Ci diede grandi stimoli, un successo che valse molto più di tre punti. Ci sono state anche altre partite spartiacque, ma questa in modo particolare. Poi il contorno con noi ex del Notaresco”.

 

Resterà a Campobasso?

“Innanzitutto speriamo di tornare in panchina al più presto. Quando questa estate la proprietà mi ha contattato i programmi erano a lungo termine, con un percorso da fare. Abbiamo fatto poca strada, mi auguro che ci possa essere un seguito sportivo. Al di là della categoria, che speriamo possa essere diversa dalla D, per quanto mi riguarda ci sono tutte le condizioni per poter rimanere. Chiaramente i matrimoni vanno fatti in due, parleremo sicuramente con la società. Ma ricordo sempre che la scelta di venire a Campobasso è stata fatta oltre che per il blasone della piazza anche per l’organizzazione societaria e il modo di fare”.         FdS