Il corteo funebre si poteva impedire: le forze dell’ordine sono arrivate tardi. Toma accusa Gravina, ma il sindaco lo smentisce

In una intervista all’Adkronos il Governatore rivela di aver parlato con i capi rom per il rispetto della quarantena e scarica sul sindaco di Campobasso la responsabilità del corteo: “Gliel’ho detto, che cavolo hai fatto?”. Ma Roberto Gravina lo smentisce: “Non è vero, il presidente non mi ha mai detto queste cose e posso dimostrarlo”. Ulteriori dettagli sul famigerato assembramento in via Liguria del 30 aprile: la Questura era al corrente della morte dell'uomo, ma i controlli sono arrivati tardi, quando ormai l'assembramento c'era stato.

Qualcosa non ha funzionato, questo è certo. Chi doveva controllare si è ‘distratto’ nel momento meno opportuno, ossia in occasione del corteo funebre di un esponente della comunità rom deceduto il 30 aprile a Campobasso: in pieno lockdown, nei giorni in cui non si poteva mettere il naso fuori di casa per il rischio contagio dietro l’angolo. Proprio quel giorno, invece, in via Liguria si è formata una folla che sembrava Corpus domini.

In pochi giorni – ormai è noto – l’effetto è stato dirompente: infezioni da Covid alle stelle, i reparti di Malattie Infettive e della Terapia Intensiva dell’ospedale Cardarelli tornati ad affollarsi proprio quando si sta per riaprire tutto.

Funerale rom Campobasso covid

All’emergenza sanitaria si è aggiunto lo scaricabarile politico-istituzionale che si nutre del silenzio sulla ricostruzione delle responsabilità, in una vicenda che dovrebbe essere sviscerata nei dettagli, nel rispetto dei cittadini campobassani, dei molisani e di tutti coloro che si stanno adoperando in questa emergenza. Bugie, mezze verità, il poderoso carro armato mediatico messo in piedi dal centrodestra (ieri si è scomodato perfino il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che ha parlato del caso dei rom di Campobasso su Rete 4 nella trasmissione di Mario Giordano) per ‘crocifiggere’ il sindaco grillino Roberto Gravina che un anno fa ha battuto sonoramente l’avversaria della Lega Maria Domenica D’Alessandro.

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E ora i contagi tra i rom sono quasi diventati il ring in cui assestare un po’ di colpi al primo cittadino, ‘ammaccare’ e oscurare una gestione dell’Amministrazione nei primi 12 mesi di legislatura che i cittadini hanno in gran parte apprezzato.

Inequivocabili, da questo punto di vista, le dichiarazioni che il Governatore Donato Toma ha rilasciato all’agenzia di stampa Adnkronos: a suo avviso c’è stato “un comportamento irresponsabile da parte di chi è andato a dare le condoglianze” e al tempo stesso “la vigilanza doveva essere molto più attenta”. Le colpe? Il Governatore non lo dice ma le fa ricadere sul sindaco quando aggiunge che  “la competenza sul territorio è del sindaco”.

Toma sostiene di aver messo una ‘pezza’ al caos scoppiato in città: “Ho parlato con i capi rom che mi hanno assicurato che avrebbero sensibilizzato la comunità a stare in quarantena”. E comunque “da sindaco non avrei mai permesso un funerale rom (in realtà il corteo funebre con la benedizione al cimitero, ndr)”. Infine, incalza Toma, “Quel giorno gli assembramenti e le condoglianze dovevano essere impediti, però del senno di poi sono piene le fosse”.

In realtà, è un fatto anche questo, il corteo funebre si poteva impedire: “Non c’è stata alcuna autorizzazione. La disposizione della Polizia municipale è stata fatta su ordinanza della Questura del 30 aprile alle ore 13.29”, ribadiscono dal Comune.

“Non c’è stato alcun funerale, tantomeno autorizzazioni da parte mia”: il sindaco Roberto Gravina lo ha già spiegato, oggi lo ribadisce con convinzione e con la serenità di avere dalla sua le “carte”, vale a dire la consapevolezza, atti alla mano, che lui non può essere accusato di essere venuto meno ai suoi doveri perché, semplicemente, “non spettava a me, io non ne ero al corrente né avrei dovuto esserlo”.

Dalla ricostruzione di quel famigerato 30 aprile emerge che se c’era qualcuno al corrente della morte di un esponente della comunità rom, quel qualcuno era la Questura, e Toma e l’intero centrodestra dovrebbero saperlo bene. E infatti “la polizia Municipale è stata presente al cimitero per la benedizione della salma su ordinanza della Questura”. La polizia, che informalmente aveva appreso quella stessa mattina da canali privati della morte dell’esponente rom, si è preoccupata di parlare con alcuni rom e con le ordinanze funebri per rimarcare che non si sarebbe potuta svolgere alcuna manifestazione pubblica di cordoglio se non la benedizione davanti al cimitero alla presenza di pochi congiunti.

Gravina lo ha spiegato e oggi torna a ripeterlo anche alla luce delle parole del Governatore Donato Toma nella stessa intervista all’Adnkronos. Eccole: “Il sindaco ha la sua tesi che sta sbandierando per mari e monti. Io gli ho detto ‘Ma che cavolo hai fatto?’ e lui ha dato giustificazioni che per me non sono sufficienti”.

Gravina però smentisce, secco. “Non mi ha mai detto queste cose. Niente di quello che ha dichiarato. Posso provarlo, anche se preferirei chiuderla qua”. Un’altra polemica? No, grazie. E’ amareggiato, arrabbiato per la piega che hanno preso le cose, una “strumentalizzazione politica”.

La ricostruzione dei fatti, d’altronde, gli dà ragione. Bisogna rimettere indietro le lancette e tornare alle 9 e 15 del 30 aprile, quando una persona chiama sulla linea dei Vigili Urbani di Campobasso per segnalare l’assembramento in via Liguria. Una pattuglia si mette subito in moto, ma qualche istante dopo arriva un’altra chiamata, quella dei carabinieri: “Stiamo andando noi”.

“La Municipale è andata lo stesso – ricorda il sindaco – ma il corteo o quello che era si era disperso”. Chi doveva vigilare? Chi doveva presidiare, semmai, via Liguria, immaginando che le abitudini – specialmente in occasione di funerali – della comunità rom prevedono numerosi raduni di parenti e famiglie allargate?

Funerale rom Campobasso covid

E’ il Questore che firma (e ha firmato) l’ordine di servizio alla Municipale per la viabilità, quel pomeriggio, al cimitero. Ed è il Questore che doveva firmare eventuali altri ordini di servizio, dal momento che l’operazione ha viste impegnate tre distinte forze dell’ordine: oltre alla Polizia Locale, che ha avuto un ruolo marginale di controllo viabilità, carabinieri e polizia. La sintesi è che i controlli sono stati tardivi, insufficienti. E il raduno in via Liguria ha scatenato presumibilmente il contagio fra abbracci di consolazione, baci e lacrime.

La ricostruzione delle responsabilità è fondamentale, in un caso del genere. Ma finora si è registrata solo una grande assenza di chiarezza che ha incentivato dubbi, sospetti e scaricabarile.