Giovani, evasione senza rischi. E se il concerto fosse la soluzione e non il problema?

Si sta attraversando una fase delicata. Il lockdown è terminato, almeno per il momento, ai cittadini è stato concesso di tornare a uscire liberamente, di incontrare gli amici, di frequentare i locali e di girare all’interno della propria regione nell’attesa che anche quest’ultima limitazione possa essere eliminata.

Nell’attesa, o meglio nella speranza, perché non è ancora detto che il prossimo 3 giugno possa essere la volta buona. Tutto dipende dal contenimento del contagio. Non sarà la gravità del virus a decidere quanto il buon senso dei cittadini e la loro diligenza nell’applicare le poche e semplici regole richieste: distanziamento sociale, uso della mascherina, divieto di assembramento e applicazione delle norme igienico-sanitarie.

Eppure stando alle documentazioni dello scorso sabato pare che a Termoli e a Campobasso non ci sia stata un’esemplare applicazione delle normative. Secondo i testimoni oculari sabato 23 maggio la cittadina adriatica era popolata come nel mese di agosto, i giovani riversati sulle vie del Corso Nazionale erano in parte sprovveduti di mascherina, al di fuori dei locali c’era calca e folla in barba al divieto di assembramento. Sgomento e rabbia da parte di tutto il popolo del web, quello che ancora ieri ha evitato di uscire per precauzione e che stamattina ha dovuto accertare che forse la lezione molti giovani non la vogliono proprio imparare.

Ma allora Termoli, come ogni altra cittadina che vive anche di turismo, cosa dovrà inventare per regalarsi un’estate dignitosa senza correre il rischio di un innalzamento dei contagi e dunque di nuove e pesanti restrizioni?  La popolazione dopo due mesi di quarantena è stanca. I commercianti devono lavorare per non finire sul lastrico ma il rischio di una nuova quarantena non va sottovalutato. Non c’è motivo di nascondere che tutti – giovani e non – devono avere i propri spazi vitali.

La soluzione è l’evasione culturale. Quella che ha reso meno amara la quarantena. Lettura, streaming video, musica. Ma per quest’anno pare che gli eventi dal vivo siano tutti quanti cancellati. L’ultimo DPCM concedeva ai promoter la possibilità di organizzare concerti con un tetto massimo di 1000 spettatori, tutti rigorosamente con posto a sedere e con il giusto distanziamento. Una soluzione creata per permettere alla filiera musicale di non paralizzarsi del tutto.

Questa scelta, che esclude la possibilità di vedere un concerto in grandi spazi senza posto a sedere, ha diviso un po’ tutti. Molti artisti si sono detti contrari, altri reputano ingestibile questa decisione, altri si sono dichiarati favorevoli. Uno su tutti Max Gazzè. Il celebre artista romano ha recentemente annunciato sulle proprie pagine social di essere disposto a tagliarsi parte dell’ingaggio per rendere possibili i concerti in spazi minori, con un numero limitato di spettatori e col posto a sedere numerato e adeguatamente distanziato dagli altri.

La stagione estiva è alle porte e Termoli dovrà vivere di privazioni come è già accaduto in altre cittadine molisane costrette a rinunciare alle proprie feste patronali. Ma d’altro canto nessuno vorrebbe affrontare un nuovo lockdown durante i periodi estivi e lasciare che la popolazione si riversi sulle vie del Corso nazionale come è accaduto l’altra sera accrescerebbe lo scontento popolare, costringerebbe le forze dell’ordine ad avere il pugno di ferro verso i trasgressori e finirebbe per creare un grande danno ai gestori di quelle attività che rischierebbero di chiudere ancora e di mettere a serio repentaglio la propria posizione economica.

Non sarebbe allora il caso di dare alla popolazione un motivo di svago che permetta un rispetto delle regole più agevole? E se il concerto fosse una soluzione e non un problema? Probabilmente sfruttare alcuni spazi per montare un palco e sistemare i posti a sedere potrebbe dare ai cittadini e ai turisti la possibilità di trascorrere le loro serate in compagnia della musica del vivo e farebbe da deterrente agli assembramenti per le vie del centro. Sarebbe impossibile organizzare eventi in tal senso con ingresso libero, per cui molti storcerebbero il muso. Ma a giudicare dall’affluenza nei locali e dai rifiuti lasciati per strada dai soliti incivili pare che di soldi da spendere ce ne siano ancora.

Chissà se la musica potrà salvare le sorti di un’estate in cui per forza di cose tante abitudini verranno temporaneamente stravolte. Lo dice il sopra citato Max Gazzè: “non dimentichiamoci di quello che una musica può fare”.