Covid, il nuovo cluster è una bomba a orologeria. Serve una mappatura straordinaria: “Chi c’era quel giorno sotto casa del deceduto?”

Segnalazioni dai cittadini di Termoli, Guglionesi, Santa Croce di Magliano parlano di famiglie che si sono spostate verso Campobasso non soltanto il 30 aprile ma anche nei giorni precedenti. L'assembramento sotto accusa è quello in via Liguria ma l'Asrem sta monitorando solo in base alle indicazioni fornite dalle persone "intervistate" dopo l'esito positivo dei tamponi e che potrebbero avere qualche défaillance nell'esposizione reale dei fatti

Il picco del contagio registrato nelle ultime 36 ore è una delle complicazioni che si teme di più per diverse ragioni: perché riguarda un cluster che se l’Asrem definisce  “circoscritto” noi chiediamo, invece, di sapere “quanto circoscritto sia?”. E perché questo gruppo numeroso di nuovi positivi adesso chiamato a rispettare misure come l’isolamento e la quarantena obbligatoria, sarà di difficile controllo se non si interviene subito.

Quando l’azienda sanitaria precisa che è in corso l’indagine epidemiologica che tra le altre cose consiste pure  nell’intervista al paziente contagiato per capire da lui quali contatti potrebbe avere avuto nell’ultimo periodo prima del tampone, a sconfessare qualcuno che forse a questo punto sta mentendo ci sono le segnalazioni di cittadini di Termoli, di Guglionesi e di Santa Croce di Magliano.

Telefonano in redazione e chiedono di restare in incognito, preoccupati da eventuali ritorsioni qualora i loro nomi venissero fuori, e quindi supplicano aiuto. Lanciano un Sos rispetto al quale le autorità competenti, tutte, a cominciare dall’Asrem, non possono restare sorde.

Da Santa Croce di Magliano sono partite famiglie di rom dirette a Campobasso per partecipare all’ultimo saluto verso il signore che era morto. Sono sicuro perché ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie. Ditelo voi perché io ho paura. Chiedete che vengano anche qui a fare tamponi e accertamenti ai rom presenti sul territorio”, è la denuncia anonima di quattro santacrocesi che parlano a turno al telefono e hanno tutti la stessa preoccupazione: quella di essere dimenticati e sottovalutati rispetto ad un contagio che potrebbe invece riguardare anche loro.

Il tenore di questa telefonata si ripete nelle segnalazioni di altri cittadini di Guglionesi, certi che anche dal loro comune si siano spostati altri rom diretti a Campobasso sempre in occasione dell’omaggio alla salma. Segnalazioni identiche arrivano anche da Termoli.

Un andirivieni di famiglie rom che in via Liguria, a Campobasso, non si è verificato soltanto il 30 aprile ma anche nei giorni precedenti. E questo è un dato di fatto.

A questi cittadini abbiamo risposto che possono restare anonimi anche facendo una segnalazione al 113 oppure al 112 perché  le autorità di pubblica sicurezza, invitano a denunciare ogni sospetto per velocizzare tempi di accertamento e verifiche.

All’azienda sanitaria locale invece,  chiediamo se non sia il caso di ripensare questa (probabilmente parziale)  mappatura dei contatti.

Chiediamo se non sia il caso di andare oltre il racconto di un paziente positivo, che forse potrebbe non dire esattamente come  sono andate le cose (a pensar male, è vero, si fa peccato ma spesso ci si azzecca).

Non si può scartare a priori la preoccupazione di cittadini che dal territorio stanno lanciando segnali chiari ed inequivocabili rispetto a condotte che potrebbero aver inficiato il rispetto delle regole, credendo che un qualunque paziente positivo sia invece più “onesto” degli altri.

Al di là delle congetture, c’è poi la storia e le tradizioni che appartengono al popolo rom. Vivono insieme, e insieme celebrano momenti importanti della loro vita. Con o senza il covid. Quindi si riuniscono,  sono famiglie numerose che fanno dell’aggregazione uno dei punti saldi della loro cultura. E aggregazione c’è stata il giorno del rito funebre ma non solo tra coloro che vivono a Campobasso.

Serve un intervento straordinario che riguardi ovviamente i tamponi a tutti (come si sta procedendo)  ma anche i tempi dovrebbero essere più rapidi. I controlli previsti dall’ordinanza di Gravina ancora oggi non c’erano. La mappatura dei contatti dovrebbe essere pensata più addentro alle dinamiche  del problema e invece resta legata alla superficialità di risposte che spesso potrebbero avere validità quasi pari a zero.

Si compia questo cambio di strategia finché siamo in tempo, almeno per rafforzare il nostro interesse individuale e collettivo a tutela della salute nostra e dei nostri figli. Altrimenti, prepariamoci al peggio.