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Contagi, grido d’allarme dai quartieri dei rom: “Vogliamo tamponi e sanificazione condomini”. Asrem avvia screening a tappeto

In alcuni condomini del quartiere Fontanavecchia è intervenuto lo Iacp per sanificare scale, ascensori e garage, in altri di via Gramsci non ancora si provvede a tutto ciò. In via Monforte ci hanno pensato direttamente i condomini. Un cittadino si è dovuto rivolgere alla Protezione Civile per i tamponi, altri hanno avuto il supporto necessario dei medici di famiglia che si sono messi in contatto con l’Asrem. Il clima, nei palazzi dove risiedono alcune persone contagiate dal covid, è molto teso e la situazione abbastanza diversificata nei quartieri.

La preoccupazione è tanta, inutile girarci intorno. Campobasso, all’improvviso, nel giro di 72 ore, ha perso la tranquillità acquisita nelle ultime settimane di contagi praticamente pari a zero per ritrovarsi in casa, o per meglio dire vicino casa, un focolaio difficile da domare. In città non si parla d’altro: gli oltre settanta rom risultati positivi al covid-19 mettono in apprensione il capoluogo, anche perché i dati sono in piena evoluzione e potrebbero gonfiarsi ancora.

La Asrem sta procedendo infatti a una indagine epidemiologica “a tappeto”, con lo screening molecolare non solo di tutti i rom che fanno parte della comunità campobassana, ma anche dei contatti più stretti e dei soggetti considerati a rischio per ragioni di rapporto, o vicinanza. In pochi giorni – ricorda il direttore generale Oreste Florenzano – sono stati processati oltre mille tamponi. “Chiaramente non possiamo lasciare da parte quanti sono in attesa di fare il tampone e devono farlo per collegamenti a cluster diversi da quello dei rom – spiega – ma l’indagine sta seguendo rigore scientifico e meticolosità”. I numeri finora riscontrati (73 positivi) confermano l’impegno Asrem, che ha messo in campo un team tecnico per ricostruire le ramificazioni del focolaio scoppiato verosimilmente con l’assembramento in via Liguria lo scorso 30 aprile, quando si è creato un corteo funebre di decine e decine di persone. Il mancato controllo e la mancata dispersione della folla sono responsabilità che il sindaco di Campobasso Gravina, come ha spiegato ieri nel Comitato per l’Ordine e la Sicurezza (al quale singolarmente non è stata invitata la Asrem pur essendo il tema di ordine anche sanitario), non possono essere attribuite al Comune e al sindaco. Nè, va detto, possono essere addebitate alla Asrem, che fa tutt’altro e ha altre mansioni. “Il Prefetto e il Questore – ha chiarito Gravina – ci avevano detto che si sarebbero occupati del controllo in quell’area”.

Oreste Florenzano asrem

Ora che la bomba è scoppiata, i timori sono grandi e il clima si fa pesante. C’è una fascia di cittadini che si appella alle Istituzioni e lancia il grido d’allarme: i condomini dei positivi, sparsi in quattro quartieri grandi di Campobasso. Un bel problema. Come noto, il sindaco Gravina ha individuato le zone da presidiare in modo costante, ovvero Fontanavecchia, Centro Storico, San Giovanni e Quartiere Nord. Qui vivono almeno trecento rom, in gran parte concentrati a Fontanavecchia, sia nello storico quartiere da decenni abitato che nei nuovi palazzi costruiti da qualche anno sempre nella zona.

Ebbene, ascoltando i diretti interessati, appunto i vicini di casa, la richiesta dominante è quella relativa ai tamponi: “Fate i tamponi a tutti noi che abitiamo negli stessi condomini di persone risultate positive”. Questo chiedono alle istituzioni, all’Asrem soprattutto. C’è da dire che proprio nel quartiere più popolato dai rom l’Azienda Sanitaria è già intervenuta o sta intervenendo in queste ore. 

Sono stati effettuati i tamponi su molti condomini di Fontanavecchia, soprattutto in via Quircio. E, inoltre, lo Iacp (Istituto autonomo case popolari) ha provveduto a far sanificare gli ambienti comuni, ovvero gli ascensori, le scale, i garage. La procedura seguita per richiedere i tamponi è stata la seguente: in primis la chiamata al medico di famiglia da parte della singola famiglia, il medico allerta l’Asrem che a sua volta convoca le persone per effettuare gli esami specifici. In alcuni casi, gli operatori sanitari si sono recati direttamente nelle abitazioni.

quartiere rom Sant'Antonio Abate a Campobasso

Se per qualcuno la procedura è stata semplice e lineare, per altri è andata diversamente. Sempre nello stesso quartiere. Su facebook, Giovanni Pece, dopo diversi tentativi andati a vuoto è riuscito a farsi sentire, come spiega nel dettaglio: “Dopo aver chiamato tutti gli enti possibili (Comune, Vigili urbani, Questura, Prefettura…) e nessuno ha saputo darci una risposta, abbiamo deciso di contattare la Protezione Civile che al contrario degli altri ci ha trattati con gentilezza e professionalità, indicandoci chiaramente tutte le linee guida da percorrere. Ovviamente anche loro, come da prassi, ci hanno invitato a chiamare l’Asrem. Grazie al capo della Protezione Civile, Alberta De Lisio,che ha insistito con l’Azienda sanitaria locale e ci ha permesso di essere sottoposti a tampone, come da diritto”.

In via Gramsci (Quartiere Nord), dove vivono diverse famiglie di zingari e ci sono le case popolari Iacp non si è provveduto a sanificare gli ambienti comuni come scale e corridoi che portano alle cantine. In via Monforte, invece, ci si è rivolti all’amministratore per la sanificazione, che sarà a spese dello stesso condominio. Insomma, la situazione è diversificata. È chiaro che è una fase calda, in cui le preoccupazioni spesso sfociano in paura e in atteggiamenti anche eccessivi. Purtroppo incide tanto un fatto: il dover essere stati a casa per tanto tempo e ritrovarsi a distanza di due mesi quasi punto e a capo. Ma incide anche la refrattarietà degli zingari alle regole che al di là dei contagi e dei cortei è, per loro, uno stile di vita largamente diffuso nella loro comunità. Oggi questa allergia alle regole del vivere comune è motivo di rabbia per tutti gli altri che le restrizioni e i divieti del lockdown li avevano rispettati (non senza fatica) facendo circolare pochissimo il virus nel capoluogo.

Ma va precisato, anche in questo caso, che il rispetto dell’obbligo di isolamento domiciliare non può certo gravare sulle spalle dell’Asrem, il cui compito è quello di dare precise indicazioni sulle strategie di contenimento. Cosa che ha fatto in articolate relazioni. La sintesi: “Tutti a casa, in isolamento”. Scontato che debbano essere altri a vigilare sul rispetto delle disposizioni, e che comunque debbano essere gli stessi componenti della comunità, prima di tutto nel loro interesse e nell’interesse dei lori cari, ad attenersi alle regole di non uscire.

Come spiega un campobassano che ha inviato una mail in redazione eloquente: “Nelle settimane di lockdown fra noi ‘cittadini comuni’ c’è chi è stato multato o severamente ammonito perché abitando in via Mazzini a Campobasso intendeva recarsi a fare la spesa in un noto centro commerciale posto in periferia. Ora scopriamo che in quegli stessi giorni decine di rom si spostavano tranquillamente, come se nulla fosse, da una parte all’altra della città, della regione e non solo. Non mi riferisco soltanto all’episodio del funerale del 30 aprile ma anche a quello della festa illegale tenuta il 25 Aprile in barba ai divieti, con 14 partecipanti, di cui proprio Primonumero ha dato conto”.

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E avanza anche qualche proposta sui controlli da effettuare sui quartieri: “In casi simili in Campania viene imposto a tutti i partecipanti l’obbligo di isolamento per due settimane a prescindere, cosa che in Molise non avviene. Le Forze dell’Ordine, volendo, impiegherebbero pochissimo a ricostruire determinati spostamenti: basterebbe analizzare i dati di aggancio ai ripetitori telefonici dei cellulari delle persone interessate. Data l’evidenza di quanto accaduto, mi auguro che le decine di agenti arrivati a Campobasso vengano dislocati in gruppi di due a presidiare h24 le zone e i complessi abitativi dove si concentrano i soggetti positivi al virus, e non in gruppi di quattro-cinque in punti generici della città a fare controlli e sanzioni meno utili. Potrebbe essere raccomandabile anche l’utilizzo di droni per vigilare su determinati quartieri, come fatto in altre città, purché qualcuno guardi realmente le immagini trasmesse”.