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Cassa integrazione: ritardi enormi, Molise ultimo. Calenda chiede impegno in Regione

Ritardi enormi in Molise per quanti dovrebbero percepire la cassa integrazione. Un problema serio, visto che ci sono centinaia di molisani in attesa ancora della mensilità di marzo. Il Presidente della IV Commissione Consiliare, Filomena Calenda, ha presentato un ordine del giorno che impegna il Presidente della Giunta Regionale, Donato Toma, a mettere in atto ogni azione necessaria al fine di accelerare la tempistica per l’erogazione della cassa integrazione in deroga a tutti i molisani che ne hanno fatto richiesta.

Gli ammortizzatori sociali sono attesi da numerosi molisani che, a causa della pandemia in corso, stanno vivendo in uno stato di assoluta indigenza – ha spiegato Filomena Calenda –. Motivo per cui credo che l’argomento debba essere oggetto di dibattito in Consiglio Regionale. In questi ultimi giorni tante sono state le notizie che si sono rincorse e che non hanno fatto altro che alimentare incertezze e preoccupazioni, deleterie soprattutto in momenti come questi. Al di là delle schermaglie politiche e del voler addossare responsabilità su eventuali errori nelle procedure, credo sia necessario comprendere le reali motivazioni per cui il Molise, ad oggi, occupa stabilmente l’ultimo posto della classifica nazionale per quel che riguarda le domande esaminate e trasmesse all’INPS per il pagamento. Non è più il caso di rimandare, è necessario capire cosa non abbia funzionato e liquidare al più presto le pratiche già pervenute”.

Calenda ha inviato una nota ufficiale alla dottoressa Rita Cammuso, direttrice del Servizio “Ammortizzatori Sociali” del Ministero del Lavoro. “Ho inteso chiedere alla dottoressa Cammuso – ha spiegato Calenda – chiarimenti circa lo stato di avanzamento delle procedure per la cassa integrazione in deroga riguardante la Regione Molise. Considerata l’importanza del provvedimento, infatti, sarebbe opportuno sapere se a Roma sono emerse delle eventuali problematiche nelle procedure e a chi sono ascrivibili, in modo da intervenire qualora fosse necessario. In troppi – ha concluso Calenda –, oltre al rischio sanitario in corso, devono fare i conti con problematiche economiche, occupazionali e sociali. Non lasciamoli soli”.

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