Caos sui tamponi, malato oncologico rispedito a casa: doveva essere ricoverato alla Cattolica

Drammatica disavventura per un malato che stamattina - 17 maggio - si è presentato alla Cattolica per il pre-ricovero in vista di un delicato intervento chirurgico: "Non c'erano i tamponi e mi hanno rimandato a casa". La nuova ordinanza del governatore Donato Toma ha cambiato le procedure di accesso in ospedale: bisogna prima effettuare il test rinofaringeo per accertare l'eventuale infezione da covid. E il compito è stato affidato unicamente all'Azienda sanitaria regionale creando difficoltà alle strutture sanitarie e ai pazienti.

“Anche l’assistenza sanitaria per i pazienti non covid può riprendere”. Può facile a dirsi che a farsi. Soprattutto perchè sono cambiate le procedure di accesso agli ospedali regionali. Le strutture sanitarie – pubbliche e private – sono obbligate a rispettare le disposizioni previste dall’ultima ordinanza del presidente Donato Toma per evitare i rischi legati al contagio da Sars-Cov-2 che, ad esempio, impongono di effettuare il tampone per chi deve essere sottoposto ad un intervento chirurgico.

E oggi – 17 maggio – non è stato possibile svolgere il test rinofaringeo su un paziente oncologico protagonista suo malgrado di una grave disavventura. Doveva essere ricoverato al Gemelli Molise spa, la Cattolica di Campobasso (come ancora molti preferiscono dire), ma è stato costretto a tornare a casa.

“Questa mattina, alle 8, eravamo già in Cattolica per il pre-ricovero in vista di un delicato intervento chirurgico oncologico di un nostro familiare. Dopo una lunga attesa, ci hanno richiamato dicendoci che non era possibile procedere al pre-ricovero perché mancavano i tamponi e quindi siamo stati costretti a ripartire da Termoli per raggiungere di nuovo Campobasso”, racconta alla redazione una familiare del paziente oncologico che, oltre a segnalarci questa grave vicenda, ha provato a contattare anche le autorità competenti per denunciare l’accaduto. “Purtroppo non mi ha risposto nessuno”, dice sfiduciata e al tempo stesso arrabbiata.

Il ritorno alla normalità purtroppo non sarà liscio come l’olio. Del resto, per i pazienti non covid il lockdown è stato doppiamente drammatico: molte prestazioni sono state sospese proprio per evitare il propagarsi dell’infezione. Il blocco è stato confermato anche mentre nel resto del Paese l’assistenza sanitaria è ripresa con l’avvio della fase 2, ossia lo scorso 4 maggio.

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L’assistenza sanitaria riprenderà a pieno regime solo da domani, 18 maggio, secondo quanto stabilito dal governatore Donato Toma in un’ordinanza firmata e pubblicata ieri (16 maggio) con le relative linee guida che contengono, ad esempio, la modifica delle procedure di accesso agli ospedali, sia pubblici che privati. La Regione ha stabilito che tutti coloro che devono essere sottoposti a un intervento chirurgico devono prima essere sottoposti a tampone.

Non solo. Il provvedimento di Toma individua nell’Azienda sanitaria regionale l’unica struttura deputata a svolgere i tamponi stessi che poi, come da protocollo, vengono processati nel laboratorio analisi dell’ospedale Cardarelli. Vale per tutti i pazienti delle strutture sia pubbliche che private.

“I pazienti che devono essere sottoposti ad intervento chirurgico in elezione – si legge nel testo delle linee guida allegate all’ordinanza – saranno testati, nei giorni immediatamente precedenti il ricovero, con tampone naso faringeo per Covid eseguito da parte dell’Asrem ed eventualmente eseguiranno una radiografia del torace. I pazienti accederanno all’intervento chirurgico in elezione come pazienti no covid in assenza di sintomatologia clinica, con tampone naso faringeo ed eventuale Rx torace negativi. I pazienti pediatrici e le donne in gravidanza non eseguiranno l’Rx torace ed accederanno in sala operatoria a fronte di tampone naso faringeo eseguito da parte dell’A.S.Re.M. e visita medica negativi per covid.

Le indicazioni valgono anche per tutti i pazienti che dovranno sottoporsi a pratiche anestesiologiche in sedazione profonda e/o a procedure invasive anche non chirurgiche”.

Questo spiega perché il paziente che doveva essere ricoverato alla Cattolica è stato rispedito a casa: non era stato ancora contattato dall’Asrem per svolgere il tampone dal cui esito avrebbe ricevuto il ‘lasciapassare’ per il ricovero. 

Oltre alla comprensibile rabbia del malato oncologico, le novità introdotte nell’ordinanza di Toma potrebbero creare difficoltà alle stesse strutture. La Cattolica, ad esempio, è dotata di un proprio laboratorio analisi. Dunque avrebbe potuto provvedere a processare i tamponi (se avesse potuto farlo) per evitare ulteriori difficoltà ai pazienti e velocizzare i tempi a tutto vantaggio dei pazienti. Piuttosto che rimandarli a casa.