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“Il Bar Centrale chiude”. Il paradosso dei baristi che pagano per i comportamenti sbagliati dei clienti

"Non vogliamo essere strumentalizzati, vogliamo dare un segnale forte alla città". La risposta dei titolari dopo le polemiche per assembramenti fuori dal locale. Una situazione del tutto analoga a quella di tante altre città italiane dove sono tornati gli aperitivi di gruppo ma anche il mancato rispetto delle norme. E a pagare poi sono i baristi che non possono trasformarsi in vigili.

Il Bar Centrale chiude. È la dolorosa, (provocatoria?), decisione dei titolari del fulcro della movida campobassana, Liberato e Nicola Ranallo. Il motivo? “Non vogliamo essere strumentalizzati e vogliamo dare un segnale forte alla città”.

I fatti. Come noto, da lunedì 18 maggio hanno riaperto tutte, o quasi, le attività commerciali. Compreso il noto bar di Corso Vittorio Emanuele. Che da subito è stato ‘preso d’assalto’ da chi, da oltre due mesi, non provava più l’ebbrezza di un aperitivo, di una birra, di un cocktail fuori casa. I cosiddetti assembramenti, che restano vietati, sono stati inevitabili, essendoci pochi tavolini all’aperto.

“Qualcuno è arrivato a dire che siamo protetti – aggiungono i Ranallo –. L’unica cosa che possiamo rispondere a queste persone è che noi ci abbiamo sempre messo la faccia e i soldi, investendo tanto per dare una bella immagine della città”. Ma per fortuna, “ci sono anche tanti che ci hanno dimostrato affetto e vicinanza, anzi sono la maggioranza”.

Arrivare a dover abbassare le saracinesche sembra un vero e proprio paradosso: i titolari del Bar Centrale perderanno la loro fonte di reddito perché ci sono persone che non si comportano come dovrebbero.

Dunque, la chiusura, che si spera possa durare meno giorni possibile (dovrebbe riaprire a inizio giugno, ndr), è un atto di responsabilità da parte di chi ha l’onere di lavorare in sicurezza e quindi spese moltiplicate ma non può certo trasformarsi in vigile o poliziotto. E fa male che poi si scateni il finimondo su facebook da parte di alcuni che non vedono l’ora di ‘sfogarsi’.

Qualcosa di simile è successo anche in altri pub/bar del capoluogo. Ma è chiaro che il Centrale è un po’ il punto di riferimento di tutti. Lunedì e martedì sono state centinaia le persone che nel corso della giornata hanno affollato il locale, soprattutto la sera. E qui entra in gioco, in primis, il senso di responsabilità che ha ognuno di noi: è chiaro che per bere un mojito bisogna togliere la mascherina. Meno normale è se la stessa mascherina la si dimentichi totalmente per tutta la sera. Ed è successo a più di qualcuno che parlava tranquillamente con i vicini di tavolino.

Una situazione del tutto analoga a tante altre città italiane: aperitivi di gruppo, spesso senza mascherine, sono un fenomeno che riguarda Roma come Palermo, Milano con i suoi Navigli, Napoli, e tanti altri posti. Bisogna capire che ora è il momento della vera responsabilità: evitare gli assembramenti e rispettare le misure di prevenzione è compito dei clienti. Il loro comportamento sbagliato si ripercuote inevitabilmente sulle attività commerciali, bar in primis, che hanno aperto riaperto e hanno bisogno assoluto di ossigeno.