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Amianto abbandonato a Rio vivo da ottobre: “Segnalato da mesi, nessuno ha fatto nulla”

Fa discutere il racconto che la titolare del lido balneare Bahia Azzurra di Rio vivo Edenia Rosati ha affidato a Facebook: un cumulo di eternit è stato lasciato da ignoti in un cartone. L’area è sequestrata e nessuno procede alla bonifica, mentre la stagione balneare è ormai arrivata

Il suo è un racconto che può essere anche lo spaccato dell’Italia di oggi. Tutti a coprirci naso e bocca per paura del coronavirus, nessuno a muovere un dito per evitare che le particelle di amianto rilasciate dall’eternit abbandonato in strada finiscano nei nostri polmoni. Edenia Rosati, nota titolare del lido Bahia Azzurra di Rio vivo, ha scritto su Facebook una storia lunga mesi di scaricabarile, istituzioni inerti, scarsa sensibilità verso l’ambiente.

Questa è la storia di Amianto-19” inizia così il suo racconto. “Amianto-19 fece la sua comparsa un giorno indefinito della prima metà di ottobre 2019, depositato dal solito incivile di turno sulla passeggiata di Rio Vivo. Inizialmente non destò particolare preoccupazione, era un’anonima scatola di cartone, ignorata dai più, in attesa di recupero e smaltimento come un qualsiasi rifiuto abbandonato.

Ma dopo qualche giorno, Amianto-19 svelò un terribile segreto sulla sua identità. L’innocuo cartone infatti “poteva” contenere sostanze tossiche e pericolose, e l’avviso a caratteri cubitali (datato 17/10/2019), attaccato come un post-it sgualcito sul suo povero fianco già provato da giorni di sole e umidità, non lasciava scampo a fraintendimenti: Amianto-19 era un fuorilegge da cui tenere le distanze”.

Insomma frammenti di eternit in uno scatolone, un gesto di estrema incoscienza e inciviltà. Ma dato che le autorità l’avevano scoperto subito, anche perché pur essendo autunno c’è sempre qualcuno in zona, si sperava in un rapido intervento di rimozione. Invece no.

amianto 19 abbandonato a rio vivo

“I giorni passavano e Amianto-19 diventava sempre più parte dell’arredamento urbano di Rio Vivo.

Preoccupata per il suo destino (e per il nostro) in una calda giornata di novembre mi recai presso lo sportello della Rieco, ditta che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nel comune di Termoli, per segnalare la presenza di Amianto-19 e sollecitarne la rimozione. Dopo aver visionato le foto, l’addetta allo sportello mi comunicò che essendoci di mezzo la polizia giudiziaria, loro non potevano in alcun modo intervenire. Mi consigliò però di recarmi presso l’Ufficio Ambiente e far presente a loro il problema. “Va bene, grazie, gentilissima, scusi il disturbo e buon lavoro”.

Mi recai quindi nel suddetto Ufficio, pronta a ricevere la più arguta e contorta giustificazione al fatto che ci fosse dell’amianto (da più di un mese ormai) in bella vista su uno dei litorali termolesi, ma con mia enorme sorpresa l’impiegato addetto all’ambiente non aveva neanche la più pallida idea che a meno di un chilometro dal centro si stesse consumando questa immane tragedia. Dopo aver visionato le foto, l’addetto all’ambiente mi comunicò che essendoci di mezzo la polizia giudiziaria, loro non potevano in alcun modo intervenire (non è un errore, ho ricevuto la stessa identica risposta di prima). Aggiunse però che sicuramente erano in corso delle analisi per accertarsi della presenza di sostanze pericolose, e che l’iter poteva richiedere “un po’ di tempo”, ma “dopo” avrebbero provveduto alla rimozione di Amianto-19.

“Va bene, mi sembrava giusto mettervi al corrente, siamo a novembre e mi auguro che a giugno l’infame scatolone non sia ancora lì. Grazie, arrivederci”.

Quella data, giugno 2020, sembrava lontana. Invece il tempo è passato, giugno si profila all’orizzonte, e quello scatolone non s’è mosso.

“Determinata a regalare un lieto fine al povero Amianto-19, mi recai quindi presso il comando dei vigili urbani, alla ricerca di ulteriori informazioni quantomeno sulle tempistiche di rimozione e sullo stato di avanzamento delle “indagini”. Inutile dire che anche qui nessuno sapeva niente, ma per peggiorare il mio stato d’animo già distrutto da una serie di fallimenti, l’ufficiale a cui avevo esposto il problema si lanciò in un’arringa sulla bassa pericolosità effettiva del rifiuto in questione, su quanto per essere nocivo l’amianto dovrebbe essere respirato per anni a tonnellate, e che non c’era da preoccuparsi, che queste cose richiedono tempo ma la questione si sarebbe risolta sicuramente.

“Va bene, la ringrazio, spero però che la cosa non si prolunghi troppo, non vorrei mai che a giugno Amianto-19 si trovi ancora lì, insomma quella è una zona turistica, e ci abitano molte persone, potrebbe anche non essere pericoloso ma obiettivamente fa schifo, e un cartone con scritto amianto sopra a caratteri cubitali non fa un bell’effetto. Arrivederci!”.

amianto 19 abbandonato a rio vivo

Il finale del suo racconto, che in poche ore ha ottenuto moltissimi mi piace e tante condivisioni, è particolarmente amaro.

“Non sapendo più in quale ufficio recarmi, mi rassegnai quindi all’idea di attendere le tempistiche burocratiche per la rimozione di Amianto-19, che nel frattempo, in balìa delle intemperie e dell’abbandono più totale, si stava lentamente sgretolando, andandosi a fondere con le mattonelle della mia amata passeggiata.

Fortunatamente qualcuno ai piani alti, mosso da pietà nei confronti del povero scatolone, pensò bene di proteggerlo con una calda copertina di rete da giardino, per aiutarlo ad affrontare al meglio l’imminente freddo invernale (e a non rovesciarne il contenuto per tutta la discesa… lì ci vivono delle persone, mica possiamo spalmargli amianto sulla

soglia di casa!).

Oggi, 9 maggio 2020, Amianto-19 è ancora lì. Ha resistito all’inverno, ai mezzi di pulizia stradale, alle pipì dei cani, dei gatti, dei pipistrelli, alla pandemia, stoicamente e con coraggio, e si erge orgoglioso come un arbusto rifiorito. “Sono ancora qui stronzi, le mascherine non vi salveranno”.

Insomma, è quasi arrivato giugno, e io spero che… niente. Non spero niente. Qualcuno mi aiuti.

#saveamianto19”.