Potenti e pericolose: l’autonomia delle donne nello spaccio di coca. “Devi parlare con mia moglie, quella fa mille euro in una notte”

Intraprendenti e senza scrupoli sono capaci di farsi valere finanche più degli uomini. Sono 14 le donne indiziate nell'ambito dell'ordinanza "Piazza Pulita", che vede 57 persone iscritte nel registro degli indagati con accuse di vario genere. A loro gli uomini dei clan lasciano ampio raggio d'azione e danno massima fiducia. Madri che tagliano dosi davanti ai bambini, nonne che ai nipoti raccontano le dinamiche dello smercio. Lungo pure l'elenco di madri e mogli che per i motivi più disparati hanno deciso di iniziare a fare uso di sostanze

“Lavoratrici dipendenti” di fidanzati e mariti, corrieri della droga, addette al taglio e alle dosi, contabili ma anche trafficanti dotate di una così “elevata autonomia” da riuscire a gestire da sole in alcuni casi il mercato di sostanze stupefacenti.

“Quella  – racconta per esempio uno dei tre ‘capi’ di “Piazza Pulita” riferendosi alla moglie – è capace di guadagnare mille euro in una notte. Ormai fa tutto da sola”.

Sono le donne che le carte di “Piazza Pulita” (oltre trecento pagine di ordinanza ma 5500 pagine di fascicolo pieno zeppo di testimonianze e osservazioni trascritte) identificano come le “donne dello  spaccio molisano”, protagoniste di un’emancipazione criminale  che in alcuni episodi mette finanche a disagio gli uomini avvezzi a condotte spaccone per avvalorare il proprio dominio nel mondo dello smercio di sostanze stupefacenti.

“Andate a casa e parlate con lei”, ripete ancora uno dei tre riferendosi ai tossici che chiedono droga e che il bojanese puntualmente spedisce a casa dove c’è la compagna, moglie e madre, a provvedere a tutto e dove la strada è sorvegliata “da vedette che pago 40 euro al giorno” commenta.

“I clienti migliori li ho lasciati a lei – si vanta – solo lei in una notte fa mille euro puliti di guadagno”.

Alcune non sono soltanto mamme, ma finanche nonne. E poco importa: spacciano davanti ai bambini, figli e nipoti.

Una nonna addirittura, ovviamente indagata e tra le maggiori indiziate, impartisce lezioni al nipotino, poco meno di dieci anni, che è in macchina con lei e che assiste al passaggio delle sostanze dalla nonna al consumatore e chiede: “Nonna quanta roba hai portato a G…?”. La donna risponde come se parlasse di Fortnite o chissà quale altra bonaria diavoleria consentita: “Gliene ho date tre per 80 euro”.

E poi dice al nipote che non si può essere “troppo buoni” e che “se uno non ha soldi non può pippare la farina”. Gli spiega poi che è andata di notte in quel luogo buio per aiutare suo padre (figlio della donna e genitore del bambino) per evitare – visto che l’uomo torna sempre tardi a casa – di insospettire le forze dell’ordine.

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Non soltanto affariste senza scrupoli, le donne rappresentano anche una buona percentuale di coloro che vengono annoverate tra consumatrici abituali di cocaina.

E non “le solite”, quelle “già conosciute”, quelle “che prendono sempre”. I nomi che compaiono nel lunghissimo elenco dei consumatori molisani sono perlopiù nuovi. Donne con una posizione benestante, con un lavoro gratificante, che però hanno bisogno della cocaina “per tirare avanti tutta la giornata” raccontano mentre tirano in macchina. Ed è proprio una di loro, madre anche lei, di buona famiglia, separata ma schiava della sostanza che dopo aver comprato la dose dice: “Non ci vado a casa tua a prendere la roba. Queste cose mi prendono male, stanno i bimbi… Ho un bimbo pure io. Che cazzo ti metti a fare?”.

Ma quando  c’è bisogno di cocaina a Campobasso, a fare da trade union sono ancora una volta le donne. Due nomi conosciuti in questo caso, con precedenti specifici e che non hanno mai abbandonato abitudini e consumi, e a Campobasso hanno clienti di ogni genere: maschile e femminile, giovani e meno giovani. In un’occasione una di loro riesce pure a stupire il capo, tutto muscoli e tatuaggi, che dice all’amica: “Ma da quando tira tutta questa coca?”. L’amica risponde: “Da quando si è messa con un certo Nicolas”.