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Triduo Pasquale, lettera del Vescovo De Luca alla comunità

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    “CELEBRIAMO LA PASQUA: DAVANTI A UN AMORE COSÌ GRANDE PER NOI, NON C’È CORONAVIRUS CHE TENGA”

     

    Carissimi,

    la celebrazione del Triduo Pasquale che ci apprestiamo a vivere – da stasera con la Messa nella Cena del Signore; domani con l’Azione liturgica “nella Passione del Signore”; per esplodere nel canto dell’Exsultet della Veglia Pasquale; e vivere così il giorno di Pasqua nella gioia di poter partecipare alla Sua Vittoria sulla morte e alla vita nuova che ci è donata;  – ci vede costretti a casa, distanti dai luoghi delle Celebrazioni, e anche privati dei gesti di pietà e di devozione, che tradizionalmente caratterizzano questi giorni unici nel loro riproporsi annuale.

    Le attuali circostanze, sicuramente uniche e irripetibili nel loro specifico, non annullano, anzi possono esaltare la comprensione e favorire una partecipazione più interiore e, se volete, con la Grazia di Dio, che sicuramente non manca, più profonda e vitale per ciascuno di noi.

    Non si tratta di operare una fuga dalla realtà, né di rifugiarci nell’intimismo del nostro sentimento e dei nostri ricordi. La Pasqua c’è, è accaduta!  Proprio in quanto c’è ed è accaduta viene celebrata. Non siamo noi a farla, a costituirla; la nostra presenza alle Celebrazioni è un modo di rendersi partecipi del Mistero che c’è e si rende presente.

    Proprio perché la Pasqua di Gesù c’è, è un fatto, e in quanto tale è celebrata, comporta che la nostra partecipazione non risulta, anche in questa circostanza, impedita ma solo limitata fisicamente, nelle modalità dalle restrizioni che viviamo in quanto cittadini.

    Padre, Gesù, Maria, noi.

    Il Padre dice che Gesù ci sentisse abbandonato da lui per noi.

    Gesù accettò l’abbandono del Padre si è privò della madre per noi.

    Maria condivise l’abbandono di Gesù e accettò la privazione del figlio per noi.

    Noi dunque siamo al primo posto.

    È l’Amore che fa queste pazzie.

    Questo breve scritto di Chiara Lubich, sintetizza il Mistero che celebriamo, ne dà la ragione ultima e la motivazione: NOI: IO, TU, CIASCUNO, SIAMO AL PRIMO POSTO.

    Tutto accade per noi, sì, perché la Gloria di Dio è l’uomo vivente. In parole povere: DIO vive per me, per amor mio ed è per questo che dona se stesso nella morte di croce.

    E’ l’amore che fa questa pazzie. Non c’è altra spiegazione.

    Ho sempre vissuto e invitato a vivere questi giorni come i giorni dell’Amore. Dio è Amore.

    “Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo.” (Ct 8.7)

    Dinanzi a un amore così, non c’è coronavirus che tenga.

    L’apostolo Paolo nella lettera ai romani si chiede: ”Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.(Rom 8,35-37)

    Il Padre, Gesù, Maria, noi.

    Il Padre dice che Gesù ci sentisse abbandonato da lui per noi.

    Gesù accettò l’abbandono del Padre si è privò della madre per noi.

    Maria condivise l’abbandono di Gesù e accettò la privazione del figlio per noi.

    Noi dunque siamo al primo posto.

    È l’Amore che fa queste pazzie.

    Carissimi, Dio, l’Amore, è qui per noi, e noi ci siamo per accoglierlo nella nostra vita.

    Permettetemi di ripercorrere con voi, brevemente, i contenuti, che sono manifestazioni e nello stesso tempo doni dell’Unico Amore per ciascuno di noi.

    Il Giovedì Santo ci pone dinanzi lo straripare dell’amore di Dio che si presenta come Colui che lava i piedi, e l’evangelista Giovanni ci fa cogliere che non si tratta di un gesto simbolico, ma della modalità del rivelarsi e dell’agire di Dio. Dio è colui che mi lava i piedi: mi accoglie, mi offre la sua intimità, mi rispetta pienamente. Lui vuole che il cielo sia sulla terra e la terra sia il Cielo. L’Eucaristia, il sacerdozio e il comando dell’amore scambievole che, in questo giorno, Gesù consegna, costituiscono la possibilità di tutto questo, sono la Pasqua che continua nel tempo e diventa storia dell’umanità.

    Il Venerdì Santo: Gesù crocifisso: l’amore che si svuota, fino a perdersi nell’amato.

    Tutta la vita di Gesù è donazione, a Nazareth accanto a Maria e Giuseppe nei disagi e nell’obbedienza; tre anni di predicazione in cui passò beneficando e sanando tutti; tre ore di croce nello strazio più lancinante e umiliante, malfattore tra malfattori. Da lì invoca il perdono per i carnefici, apre il Paradiso al ladrone, dona a noi la Madre. Ma non si ferma: gli rimaneva la sua unione col Padre, dolcissima e ineffabile. Quell’unione che l’aveva fatto tanto potente in terra, quale figlio di Dio, e tanto regale in croce. Anche questa, sulla croce, viene meno. Una tenebra profonda avvolge la sua anima e si sente perso, solo, separato da Colui col aveva detto, a più riprese, di essere una cosa sola.   Grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46). Perché il Padre fosse in noi, lo sperimentò lontano da sé.

    Il Sabato santo. Maria è sola. Sola col suo figlio-Dio morto.

    E’ il giorno dell’assenza. Lo viviamo in compagnia di Maria, l’Addolorata o forse più opportunamente la Desolata: il suo cuore è un abisso di angoscia e di strazio, ma Lei resta in piedi. Lei crede, non ha certamente dimenticato le parole dell’angelo Gabriele, né quelle della cugina Elisabetta, come quelle del figlio Gesù che aveva annunciato la sua morte e la sua resurrezione. Le conserva nel suo cuore e le medita, le riporta alla mente e le compone con quanto vive. Per questo spera e pur nel dolore di una madre che ha perso il figlio che è anche il suo Dio, nell’assenza resta in piedi, come sentinella che aspetta l’aurora. E intanto ama, non si paralizza, ama: accoglie Giovanni e, in lui, ciascuno di noi, consegnati a Lei come figli, dal Figlio che ha perso.

    E, finalmente: Pasqua.

    Cristo è Risorto, sì è veramente risorto. E’ questo il saluto che i cristiani di tutti i tempi si scambiano a Pasqua. La liturgia canta: Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo trionfa.

    Il suo trionfo è sulla nostra morte. Infatti la morte appartiene a noi e non a Dio. Ma Dio l’ha fatta sua per amore nostro e adesso anche noi, pur segnati dalla morte, non siamo soggetti alla sua definitività. La Pasqua è la nostra festa, la festa dell’affrancamento dalla morte e della nostra definitiva liberazione.

    Padre, Gesù, Maria, noi.

    Il Padre dice che Gesù ci sentisse abbandonato da lui per noi.

    Gesù accettò l’abbandono del Padre si è privò della madre per noi.

    Maria condivise l’abbandono di Gesù e accettò la privazione del figlio per noi.

    Noi dunque siamo al primo posto.

    È l’Amore che fa queste pazzie.

     

    Buona Pasqua carissimi fratelli e sorelle, la nostra Pasqua.  Cristo è risorto, sì è veramente Risorto! Alleluja.

    Vostro nel Signore

    + Gianfranco, vescovo.

     

     

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