Tamponi ‘obbligatori’ per i malati molisani trasferiti nelle rsa, Tar sospende atti Asrem

Il Tribunale amministrativo ha 'bocciato' le disposizioni con cui l'Azienda sanitaria aveva stabilito di sottoporre a tampone solo i pazienti provenienti dagli ospedali di fuori regione 'escludendo' coloro che vengono dimessi dal Cardarelli e trasferiti nelle rsa. Il giudice, oltre a riconoscere il "danno grave e irreparabile" a cui tali strutture sono esposte, ha sancito "l'obbligo di trasferire i malati solo in presenza del risultato negativo del tampone, senza distinguere in base al luogo di provenienza". 

Non esistono pazienti di ‘serie A’ e di ‘serie B’. Nè si possono esporre le residenze per anziani al rischio di un contagio da covid-19 che si è rivelato una ‘bomba’: gli over 60, affetti da patologie pregresse, rischiano di perdere la battaglia contro il virus.

Per questo è particolarmente importante l’ultimo pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale che ha tracciato una linea netta in quello che si è rivelato un campo minato: il trasferimento dei malati dall’ospedale Cardarelli di Campobasso alle rsa del territorio non può avvenire senza cautela e tutele per gli altri ospiti.

Quindi devono essere sottoposti a tampone tutti i pazienti dimessi dai nosocomi e che necessitano di un ricovero nelle strutture per anziani per continuare le terapie mediche. Vale sia per chi proviene dagli ospedali di fuori regione sia per coloro che vengono dimessi dagli ospedali molisani: un principio sancito in maniera chiara nel decreto con cui il Tar Molise ha accolto il ricorso presentato da una cooperativa sospendendo gli atti dell’Asrem.

Lo scorso 17 marzo l’Azienda sanitaria regionale aveva deciso che “al fine di limitare il contagio, solo per il ricovero dei pazienti provenienti da strutture sanitarie di altre regioni è necessario il preventivo tampone, mentre per i pazienti ricoverati presso strutture sanitarie del Molise il ricovero potrà avvenire anche senza tampone sulla base della valutazione effettuata dai medici ospedalieri in merito alla necessità o meno di eseguire il tampone”.

Una sorta di discriminazione al contrario, a cui si è opposta la struttura che avrebbe dovuto ospitare una paziente che doveva essere dimessa il 24 marzo dal reparto di Nefrologia del Cardarelli, presidio hub in questa emergenza determinata dal coronavirus. E quando l’Asrem si è opposta alla richiesta della rsa di effettuare il tampone alla donna per accertare l’assenza del contagio, è iniziato il contenzioso giudiziario che si è concluso in brevissimo tempo.

Il presidente del Tar Silvestri, che ha firmato il decreto pubblicato il 30 marzo, ha sancito “l’obbligo di trasferire i malati solo in presenza del risultato negativo del tampone, senza distinguere in base al luogo di provenienza”. 

Al tempo stesso, ha riconosciuto che “sussiste il danno grave e irreparabile” nel caso in cui “la cooperativa debba accogliere un paziente proveniente dal Molise, in un luogo in cui sono ricoverati molti ospiti anziani, senza che sia stato effettuato un tampone per escludere che sia affetto da coronavirus”. 

Terza considerazione: “Non risulta una motivazione adeguata che giustifichi il diverso trattamento previsto per i pazienti residenti nella regione Molise rispetto a quelli provenienti da regioni diverse e non residenti nella regione Molise”.

“Si tratta di un pronunciamento a tutela degli anziani e dai più deboli”, lo stringato commento che trapela dalla cooperativa rappresentata al Tar dall’avvocato Salvatore Di Pardo.

Il decreto del Tar Molise, il primo in tutta Italia, è destinato a fare giurisprudenza come si dice in gergo tecnico, dopo che la pandemia legata al covid ha provocato una carneficina tra i più anziani. E’ avvenuto in Lombardia, ad esempio: nelle strutture della Bergamasca sono decedute 600 persone in venti giorni.

E poi ci sono gli esempi più vicini a noi: è attualmente ‘blindata’ la comunità alloggio di Cercemaggiore dove due anziani (uno di 92 anni e una signora 83enne) sono venuti a mancare dopo aver contratto il virus e un’altra ventina di persone – tra ospiti e operatori – è risultata positiva al tampone.

E’ anche sulla base di queste drammatiche esperienze che il governatore Donato Toma, sollecitato anche dalle forze di opposizione (il Pd in particolare), ha deciso di estendere gli screening e di effettuare i tamponi anche nelle case di riposo.