Quantcast

Staffetta Democratica scrive al Governo: “Non dimenticare chi soffre di altre malattie”

Lettera a Conte di alcune donne dem con alcune proposte e diverse richieste in vista della fase 2 in ambito sanitario

Dare risposte a chi ha altre patologie e non sa come continuare le cure nella fase 2 di convivenza col Covid-19. È quanto chiedono le donne di ‘Staffetta democratica’ che hanno scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro della Salute, Roberto Speranza, alla Protezione Civile, Capo Dipartimento Angelo Borrelli e per conoscenza ai Ministri Roberto Gualtieri e Ministra Elena Bonetti.

“In questi giorni emerge la difficoltà nel dare risposta alle tante istanze e necessità, nella programmazione della fase 2, in concomitanza di una persistente fase 1, soprattutto in ambito sanitario. Il numero dei decessi giornalieri è stazionario da oltre una settimana e non sembra accennare alla decrescita sperata” riferisce Anna Saracino, che insieme ad Annamaria Becci sono rappresentanti del Partito democratico Molise e prime firmatarie in questo gruppo di lavoro, in collaborazione con professioniste del territorio nazionale, denominato “Staffetta democratica”.

Già promotrici della campagna 1522 e dell’iniziativa #mascherina1522 per coinvolgere le farmacie nella lotta contro la violenza verso le donne, evidenziano la grande preoccupazione per la situazione in cui versano migliaia di persone affette da patologie non covid-19 alle quali sono state rinviati, in questi due mesi, interventi, visite, controlli e Follow-up.

“Siamo consapevoli che il Covid-19 non sparirà definitivamente il 5 maggio e che ci saranno ancora contagiati e malati, ma ci preoccupa la situazione in cui versano migliaia di persone affette da altre patologie alle quali sono state rinviati, in questi due mesi, interventi, visite, controlli. Tra questi si richiama l’attenzione su quelli che necessitano di una assistenza continuata con il relativo monitoraggio, ai diabetici, ai dializzati e anche a tutti quelli che necessitano di controlli periodici o follow-up come i malati oncologici. Pensiamo alla situazione di chi si è visto rinviare un intervento chirurgico lungamente atteso e vede così allontanarsi la speranza della guarigione”.

Per queste ragioni hanno inviato una lettera ai massimi vertici del Governo. “Non possiamo permetterci di contare anche i decessi per tumori o per gli infarti del miocardio, dopo aver già contato i tanti decessi da Covid-19. Il nostro è un allarme che nasce da esperienze di vita vissuta e professionale e nel contempo un contributo costruttivo in questo difficile momento, sicuri di avere l’attenzione sperata”.

Stroke unit ospedale Cardarelli Campobasso

Quindi le donne professioniste di Staffetta Democratica Daniela Grossi, Donata Lenzi, Sarah Masato, Eva Ruth Palmieri, Laura Volpini, Andrea Catizone, Mary Longano, Anna Saracino, Anna Maria Becci, Cristina Lodi, Nina Catizone, Donatella Ceccarelli hanno lanciato delle proposte.

“Vi segnaliamo alcune azioni da cui ripartire, mantenendo e garantendo lo standard di sicurezza dei presidi ospedalieri ed ambulatoriali per evitare nuovi contagi: recuperare gli appuntamenti sospesi e/o rinviati, in tempo utile per consentire il rispetto delle tempistiche normalmente previste, senza sforamenti che potrebbero pregiudicare la salute delle persone coinvolte; impiegare personale medico specialistico aggiuntivo, rispetto all’esistente, già provato dal surplus di lavoro precedente la pandemia ed ulteriormente gravato dalla gestione della stessa, integrandolo con figure professionali e nuove assunzioni; garantire il ripristino dei protocolli temporali di screening e di follow up, cercando di rientrare in tempistiche rispettose dei percorsi”.

Secondo le donne firmatarie “questa fase di difficoltà potrebbe essere una occasione per migliorare la rete dell’assistenza, pensiamo in particolare ai malati di tumore e quindi rendere effettiva la presenza delle Breast Unit su tutto il territorio nazionale. Introdurre gli AIUTO Point, ove non presenti, su tutto il territorio nazionale, per agevolare le pazienti relativamente alle prenotazioni degli esami e visite e garantire una continuità e uniformità di cura e follow-up presso la medesima Breast Unit”.

Per Staffetta Democratica decisiva l’App per monitorare eventuali positivi. “Tale ultimo obiettivo si vorrebbe realizzarlo attraverso l’uso delle APP che potrebbero tracciare eventuali persone positive e ricercare a ritroso, una volta individuate, tutte le persone che con questi sono venute a contatto, avvisandole del potenziale evento di contagio.

Sul punto crediamo che molteplici sono i problemi ancora aperti, di cui: chi sarebbero i proprietari delle APP? Come sono state superate le criticità in materia privacy a tutela del cittadino? Come si pensa di mappare i cittadini di una nazione se l’accesso alla APP è su base volontaria? Se è vero che le persone positive sarebbero circa dieci volte quelle effettivamente conteggiate dalla Protezione Civile, ci saranno gli strumenti diagnostici (es. tamponi) per tutti i “segnalati” dalle APP?

Lo sguardo di lungo periodo non può non vedere quanta confusione e quanta differenza si sia evidenziata da Regione a Regione nella distribuzione dei presidi di sicurezza fra tutti gli operatori sanitari, i quali nell’esercizio delle proprie funzioni non possono prescindere dai presidi richiamati, oltre che da procedure e politiche aziendali tese alla prevenzione dei rischi da contagio”.

Infine la richiesta di adeguato sostegno psicologico. “Ci aspettiamo che anche questo dato fondamentale di Sanità Nazionale sia perseguito per il bene della salute di tutti i cittadini della Repubblica Italiana senza alcuna differenza e regionalismi di sorta.

Un ultimo sguardo, ma non meno importante, dovrà essere rivolto al sostegno psicologico anche agli operatori sanitari, in special modo a coloro che quotidianamente lavorano nelle terapie intensive e nei pronto soccorso, e vivono in modo massiccio e imprevisto, rispetto alla loro routine, a contatto con la morte e con la paura della morte che appare continua e senza arresto.

Le conseguenze psicologiche di queste esperienze traumatiche le vedremo maggiormente evidenti fra qualche mese e si dovrà essere pronti a raccoglierli nel momento del loro legittimo e comprensibile cedimento.

Il nostro è un allarme che nasce da esperienze di vita vissuta e professionale e nel contempo un contributo costruttivo in questo difficile momento con l’auspicio che intendiate darci ascolto”.