Recinti di plexiglass sulla spiaggia? Una provocazione. Gli imprenditori del mare vagliano soluzioni possibili

“Ma si potrà andare al mare quest’estate?” è la domanda ricorrente di questi giorni, mentre circolano bislacche soluzioni di ombrelloni recintati in plexiglass. “Antieconomico e pericoloso” sostengono i balneatori che bocciano l’idea considerandola impossibile

L’avrete probabilmente vista anche voi quella foto, o meglio quella ricostruzione grafica di una idea lanciata da un’azienda emiliana: ombrelloni e sdraio separati da recinzioni in plexiglass sulla spiaggia. Ne parlano un po’ tutti, anche per rispondere alla domanda che si pongono in tanti dopo una Pasquetta soleggiata come poche negli ultimi anni: “Ma si potrà andare al mare quest’anno?”.

La risposta è probabilmente sì, ma occorrerà capire l’evoluzione dell’epidemia nel nostro Paese. Anche perché l’Italia, con la sua ‘industria balneare’ fatta di ombrelloni fissi e stabilimenti in riva al mare è praticamente un unicum nel mondo, dato che altrove è molto più raro avere stabilimenti fissi.

Come ci andremo e quali saranno le regole da rispettare è ancora una nebulosa. Ma va sgomberato il campo dagli equivoci. L’idea degli ombrelloni protetti da plexiglass suona più come una provocazione che come una reale soluzione. Per altro se l’intento era provocare un dibattito, l’obiettivo sembra centrato in pieno.

Con l’approssimarsi della bella stagione si comincia a pensare anche alle conseguenze che il covid-19 avrà sul turismo balneare. Un tema affrontato proprio ieri in video conferenza dagli assessori regionali al Turismo d’Italia con il Ministro Dario Franceschini.

Queste, in estrema sostanza, le proposte lanciate: “Accelerare da parte del Comitato scientifico la compilazione delle linee guida per la riapertura di stabilimenti balneari, alberghi e strutture ricettive; prevedere apposita deroga agli operatori degli stabilimenti balneari per l’accesso alle strutture al fine di consentire la manutenzione ordinaria e straordinaria con l’auspicio di poter seppur parzialmente ripartire già questa estate; credito di imposta per i canoni di locazione delle strutture ricettive; credito di imposta per sopperire al calo del fatturato nell’esercizio 2020; definire con i sindacati un protocollo che consenta di individuare i lavori stagionali e prevedere a loro favore una indennità per la stagionalità 2020; definizione di un voucher o bonus vacanze da riconoscere ai turisti italiani che decideranno di andare in vacanza in località turistiche all’interno del territorio nazionale; previsione di forme di garanzia statali per manlevare le strutture turistiche in caso di contagi o danni per la salute mediante l’attivazione di particolari polizze assicurative”.

ministro franceschini video conferenza

Fra le ipotesi anche un decreto ad hoc per il turismo, mentre per ora la proclamazione dello stato di crisi non sembra all’orizzonte. Secondo l’assessore al Turismo del Molise, Vincenzo Cotugno “occorre focalizzare l’impegno del governo su alcune priorità. In primis, dare liquidità agli operatori del settore, anche attraverso il credito di imposta; promuovere a livello nazionale mediante l’Enit una campagna intelligente sul brand “Italia” per sostenere la ripresa del turismo; prevedere contributi a fondo perduto in favore degli operatori del settore per coprire le nuove spese che si renderanno necessarie per l’adeguamento delle strutture ai protocolli sanitari che il Comitato scientifico sta approntando per agevolare la riapertura”.

Nessuna proposta fantasiosa di copertura quindi, anche perché dai balneatori arriva una sonora bocciatura all’idea riproposta in queste ore con tanto di inquietante grafica da molti organi di stampa.

“Quello dei box trasparenti in spiaggia è un progetto bocciato sin dal primo momento, da tutti i balneatori del Sindacato Italiano Balneari del Molise aderenti a Confcommercio – fa sapere Domenico Venditti, esponente Sib in Molise -. Ma veramente c’è qualcuno,qualche gestore di uno stabilimento balneare che possa pensare di attrezzare la spiaggia in questo modo con questi box di plexiglass? Difficile accettare una idea del genere.
È impensabile mettere dentro un recinto di plastica una famiglia con quaranta gradi all’ombra. Chi ha avuto una idea del genere è una persona che non ha contezza di cosa possa significare chiudere dentro un contenitore delle persone alle alte temperature. Parliamo di un qualcosa che non solo non aiuterebbe a risolvere il problema della sicurezza, ma che anzi potrebbe accentuarlo”.
Venditti ritiene si debba invece parlare di “idee concrete per poter far ripartire la stagione balneare in sicurezza e mantenere il distanziamento sociale in spiaggia, e garantire così a tutti la sicurezza stessa ma anche la libertà di potersi muovere.
Io credo che si debba lavorare tutti insieme per il bene comune e pensare a risolvere il problema, dopo aver chiesto (insieme alle altre associazioni di balneari) questa mattina al presidente Toma (ieri, ndr) di poter tornare a lavorare sui lidi per fare la manutenzione, pulire la spiaggia e poter avviare la ripartenza della stagione.
Ora, alla luce di questa emergenza, è ancora prematuro a come pensare di allestire i nostri stabilimenti, sapendo che questa è una decisione che non spetta a chi vuol mettersi in mostra, ma al Ministero della Salute, e per il bene di tutti e in primis dei cittadini e clienti.
Quindi il Sib Molise ribadisce il suo forte no ai plexiglass sulla spiaggia, e il si incondizionato ad un serio progetto che preveda il distanziamento sociale sulle nostre spiagge e si al ripristino della stagione balneare in condizioni di massima sicurezza, con la speranza di sconfiggere al più presto il Covid 19″.

Plexiglass recinti mare covid

Netta un’altra posizione emersa in queste ore. “Le foto che incautamente sono state condivise sui social fanno parte del progetto di un’azienda modenese (che produce chissà cosa) che per ovvi motivi non ha assolutamente idea di cosa voglia dire allestire strutture in spiaggia” ha scritto in un post che ha ottenuto molte condivisioni e commenti su Facebook Edenia Rosati, che da anni gestisce il Bahia Azzurra di Rio vivo, a Termoli.

Le sue ragioni sono state condivise da molti colleghi che hanno definito antieconomico l’investimento per una stagione che si preannuncia di lacrime e sangue, molto corta e sicuramente con molte meno presenze del normale. E poi perché non garantirebbe la sicurezza. Basta semplicemente riflettere sui danni che può fare normalmente una mareggiata o un giorno di garbino molto forte, con ombrelloni che volano o fanno il bagno. Se si paragona la stessa cosa a strutture di plexiglass viene fuori un disastro impensabile.

Il box in plexiglass è a mio avviso una soluzione inadeguata per diversi motivi – ha precisato Edenia Rosati -. Il primo è la sicurezza delle strutture. Per quanto il telaio possa essere resistente, non abbiamo la garanzia che resisterà a forti venti o ad urti accidentali (per dire, se inciampo sull’asciugamano e cado sul pannello, mi regge o rischio di crollare sul vicino di ombrellone che si spalma la crema?). Senza contare che le disposizioni doganali vietano l’innalzamento di strutture alte più di 1,50m (se non dopo previa richiesta di autorizzazione e approvazione della dogana stessa) per questioni di sicurezza dei confini nazionali.

Il secondo motivo è (scusate se mi permetto di dirlo) economico. Recintare anche solo un centinaio di ombrelloni richiede una spesa spropositata che non tutti i balneatori possono permettersi. Non parliamo di DPI o saponi igienizzanti fuori dai bagni, non parliamo di un pannello di plexiglass davanti alla cassa del supermercato, parliamo di svariati metri quadri di pannelli che oltretutto potrei utilizzare per la sola stagione 2020 (e l’anno prossimo? Li vendo agli zoo?) e richiedono una manutenzione ordinaria non da poco. E qui arriviamo al terzo motivo.

La praticità. Non è una soluzione pratica per il cliente, che magari già fornito di mascherina e in astinenza d’aria si trova rinchiuso in una gabbia di plexiglass che non fornisce neanche ombra, anzi, forse accentua ancora di più la sensazione di caldo (e ricordo che nelle ultime estati abbiamo raggiunto temperature da deserto del Sahara). Non è una soluzione pratica neanche per noi balneatori, perché tutti quei pannelli andrebbero disinfettati completamente almeno una volta al giorno”.

Senza aggiungere che non sono tanti i possibili bagnanti disposti a infilarsi in cabine trasparenti per andare al mare. “Piuttosto ce ne stiamo a casa” è il commento più diffuso.

Ma se la provocazione potrebbe presto finire in soffitta, è chiaro che occorre davvero pensare a come affrontare l’estate in sicurezza senza rinunciare a bagni o passeggiate in riva al mare. E le prime proposte sembrano essere le più pratiche: meno posti, più spazio fra le persone.

Secondo Edenia Rosati, che ha avuto il merito di esporsi in prima persona, “il distanziamento. Ombrelloni distanti almeno 3 metri e numero limitato di accessi in spiaggia. Dimentichiamoci le spiagge sovraffollate, per il momento. I bagni di folla li conserviamo per l’anno prossimo.

Mascherine e Amuchine. Dovremo continuare a proteggerci con i Dpi e a fare uso industriale di disinfettanti e gel per le mani. Noi come balneatori ci impegneremo al massimo per tenere pulite le nostre strutture, ma spetta anche a voi rispettare le regole per la tutela della salute di tutti. E poi ammettetelo, non vedete l’ora di comprare la mascherina intonata al bikini”.

Senza contare aspetti che già dovrebbero rientrare nella normalità delle cose ma spesso non lo sono. “Il Buonsenso. Evitiamo (almeno per quest’anno) di “rubare” il lettino del vicino di ombrellone e rimetterlo a posto quando passo a sistemare la spiaggia; evitiamo di scendere in 10 e pretendere di metterci tutti sotto lo stesso ombrellone; evitiamo di lasciare in giro per la spiaggia mascherine guanti e bottiglie di Napisan (come avete sempre fatto con piatti bicchieri bottiglie); evitiamo insomma tutti quei comportamenti che oltre ad essere incivili possono minare la salute altrui.

Detto questo, si accettano suggerimenti. Ma vi prego, vi scongiuro, smettiamola di credere ai box in plexiglass”.

Ultima considerazione, anche se non piacerà ai balneatori. Forse il coronavirus spingerà gli italiani a rivalutare le spiagge libere, specie quelle più selvagge e meno frequentate. Meno comodità, ma probabilmente anche meno rischi di venire a contatto con gli altri.