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Raffaello Sanzio, 500 anni fa

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    di don Mario Colavita

     

    Non di solo pane vive l’uomo, c’è anche la bellezza. Altro pane che dà da mangiare alla nostra natura umana.

    Il 6 aprile sono 500 anni dalla morte di un grandissimo, il suo nome? RAFFAELLO SANZIO.

    Era nato a Urbino il 6 aprile del 1483, muore il 6 aprile del 1520, giorno di Venerdì santo a Roma.

    In 37 anni ha fatto quello che pochi hanno fatto nella vita portando la bellezza alla sua “perfezione”.

    Il Vasari così lo descrive: “di natura dotato di tutta quella modestia e bontà che suole vedersi in coloro che più degli altri hanno certa umanità. Di natura gentile, aggiunta a un ornamento bellissimo d’una graziata affidabilità”.

    Aveva un debole per le donne, non ne poteva fare a meno. Alcun dicono che sia morto (per una malattia venerea) maledetto dalla bellezza delle donne.

    C’è chi ha scritto che Raffaello appare investito della capacità (e della tentazione) di ridare la vita, di operare la resurrezione.

    Mi piace il pensiero di  Gian Paolo Lomazzo pittore del ’500, paragona Raffaello all’arcangelo Raffaele citato nel libro di Tobia, scrive: “Sì come l’alto Medico divino / co’l fiel del pesce fu cagion di dare / luce a Tobia: così venne a purgare / con l’arte gl’occhi nostri quel d’Urbino”.

    Raffaello ha purgato i nostri occhi, ha dato loro la possibilità di vedere di nuovo la bellezza.

    Il giorno del funerale il suo corpo viene portato al Pantheon a Roma (dove è sepolto); a capo del letto funebre il suo ultimo capolavoro incompiuto: la trasfigurazione di Cristo! Al vedere Raffaello morto e il volto bello e lucente di Cristo scrive il Vasari: faceva scoppiare l’anima di dolore.

     

    Chi vuole può fare un tour virtuale per la mostra alle scuderie del quirinale a Roma, è pane che allieta questi giorni “strani”.

    https://agcult.it/a/16525/2020-03-26/scuderie-del-quirinale-la-visita-virtuale-della-mostra-raffaello-e-da-oggi-online

     

     

     

     

     

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