Quanto ci manca ‘Polpetta’: otto anni fa la scomparsa di Piero Ioffredi, il barista-icona

La sua morte lasciò attonita la città e i tantissimi che avevano imparato a conoscerlo. Rivoluzionò il modo di fare pub. Amava la musica, il calcio, il divertimento: memorabili le tombolate del 26 dicembre, il tifo per l’Inter, l’appartenenza agli Smoked Heads, le trasferte col Campobasso. “E adesso andate via, voglio restare solo”: così salutava tutti all’orario di chiusura…

Se ne andò in silenzio, a neanche 43 anni, portando con sé anche i sogni di migliaia di adolescenti, giovani, attempati, che almeno una volta nella propria vita hanno varcato la soglia del suo locale di via Duca d’Aosta. Sono passati otto anni dalla scomparsa di Piero Ioffredi, ‘Polpetta’ per tutta la città di Campobasso e dintorni. Anche chi veniva da Isernia, da Termoli, da fuori regione, chiedeva: “Portami da Polpetta, voglio conoscerlo…”. Una sorta di icona, un monumento di vitalità e simpatia per almeno due generazioni cresciute all’ombra di ‘Pulp’, la birreria che a fine anni novanta rivoluzionò il modo di intendere il pub anche nel piccolo Molise.

“Andiamo da Polpetta” era un intercalare più che una proposta serale all’amico o una domanda, che poteva suonare quasi retorica. Divenne, insomma, normale fare tappa da Pulp, anche solo per una birretta al volo, un ‘pre-serata’. Ma soprattutto per condividere un paio d’ore in spensieratezza, tra una chiacchiera, tante risate, una sigaretta all’aperto. E tanta buona musica. Per anni si sono susseguiti i migliori dj che la piazza offrisse. E Piero offriva una vasta gamma di generi.

Gli piaceva prendere il microfono in mano e intonare qualcosa col suo vocione baritonale. Lo fece, una tra le tante, anche a Selvapiana, nel corso di una serata per i Mondiali del 2006. Durante un concerto dei Noflaizon cantò anche piuttosto bene strappando applausi come una star. Altro ‘must’, la tombolata del 26 dicembre: a Santo Stefano era un rito imperdibile.

Quante partite dell’Inter trasmesse in quel locale caldo e accogliente, quante esultanze, quante gioie ma pure qualche dolore. Per ‘Polpetta’ l’anno del Triplete fu chiaramente magico. Come magico era il suo tifo per la squadra della sua città, quel Campobasso seguito per mari e per monti, sotto il vessillo degli Smoked Heads. Indimenticabile la trasferta di Manfredonia, 14 maggio del 2000: i Lupi pareggiarono in terra pugliese staccando praticamente il pass per l’agognato ritorno in serie C2.

Negli occhi, oltre al trionfo sportivo, immagini indelebili riguardanti proprio Piero: prima della partita il bagno nel mare sipontino, che fu di buon auspicio. E poi sul terreno di gioco, in terra battuta, la sua corsa da una curva all’altra con bandierone in mano a sancire l’amicizia tra le due tifoserie.

Momenti scolpiti nella mente e nel cuore. Come quelli del giorno più triste: centinaia di amici davanti al suo ‘Pulp’ per l’ultimo saluto accesero i fumogeni, poi l’ingresso in una chiesa di Sant’Antonio di Padova stracolma, tantissimi restarono fuori. Sulla sua bara c’erano una bandiera dell’Inter e una del Campobasso. E poi le parole di don Franco D’Onofrio, che officiò la messa, quelle commoventi del fratello Nico, che si ‘rivolse’ al Padreterno: “Chiudi un occhio e prendilo in paradiso…”.

Nelle orecchie di tutti rimane una canzone: ‘Perdere l’amore’. Perché? Tanti lo ricorderanno: a una certa, e cioè intorno alle tre, con il locale già socchiuso e la famosa campanella in azione, Piero faceva partire la canzone di Massimo Ranieri, invitando cortesemente “i signori ad andare a dormire, buonanotte a tutti”. “E adesso andate via… voglio restare solo”.

Foto Rosario Filipponio