Vigili urbani armati contro lo spaccio a scuola. Il Pd protesta, sindaco: “Solo per autodifesa”

Il Comune di Campobasso ha autorizzato la spesa per acquistare quindici Beretta che saranno utilizzate dal personale della Polizia Municipale venendo incontro alle richieste di alcuni agenti che da tempo chiedevano dispositivi di sicurezza adeguati. Ma il centrosinistra attacca: "Chiediamo un passo indietro all'amministrazione, bisogna investire su operatori sociali e cultura della prevenzione". La replica del sindaco Gravina: "Utilizziamo i fondi previsti dal Ministero dell'Interno per aumentare le dotazioni dei vigili urbani".

I vigili urbani di Campobasso saranno armati. E forse la notizia dell’acquisto di 15 pistole Beretta da parte dell’amministrazione Gravina avrà fatto tirare un sospiro di sollievo ad una parte degli agenti che da tempo chiedono un adeguamento delle dotazioni a loro disposizione. Non sempre si sentono sicuri di girare per strada nel corso dei servizi di pubblica sicurezza nei quali sono sempre più impegnati e le quindici pistole che vennero acquistate durante la legislatura Di Bartolomeo non sono sufficienti per tutti coloro che svolgono servizio su strada. A volte anche di sera, come avvenuto prima che il coronavirus paralizzasse l’Italia: per controllare la movida campobassana erano stati predisposti controlli e posti di blocco in centro.

Poi l’emergenza legata alla diffusione del covid-19, la chiusura di pub, ristoranti e pizzerie. Infine l’inasprimento dei controlli sugli spostamenti dei cittadini (possibili solo per motivi di lavoro, salute o stati di necessità come previsto dai decreti del Governo Conte). In questo scenario è aumentato pure l’impegno della Polizia Municipale al pari delle altre forze dell’ordine.

Per questo, quando in Municipio si è profilata la possibilità di utilizzare i 29mila euro previsti da una circolare del Ministero dell’Interno del 2018 per incrementare le dotazioni tecnologiche o le armi a disposizione dei vigili, l’amministrazione comunale ha deciso di spenderne circa la metà (14mila euro) per acquistare quindici Beretta 92-F (conosciuta anche nelle varianti Beretta 96 e Beretta 98), una pistola semi-automatica a chiusura geometrica con blocco oscillante, dal peso di 950 grammi, calibro 9 mm 9×19. La spesa ha incluso pure le munizioni e le fondine. 

Nella fase 2, quando riprenderà l’attività didattica, i vigili urbani saranno impegnati in un’azione di prevenzione e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti davanti agli istituti scolastici di Campobasso. Ogni giorno davanti ai plessi ci saranno quattro agenti 4, due all’entrata e due all’uscita.

L’attività di vigilanza riguarderà le scuole secondarie di primo grado – la Jovine, il Mario Pagano di via Mazzini, la Colozza, la Petrone, la Francesco d’Ovidio e la Montini e gli istituti secondari di secondo grado: l’Ipsia, l’Istituto professionale Cuoco di corso Bucci, l’Istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente di Viale Manzoni, il Pilla di via Veneto, l’Industriale Marconi, il liceo artistico, il Classico Mario Pagano, il liceo scientifico Romita di via Facchinetti e il Mario Pagano di via Mazzini, il Galanti di via Trieste.

“Qualora nel corso di tale attività – si legge nel provvedimento relativo all’acquisto delle pistole – saranno identificate persone che risultano destinatarie di una condanna con sentenza definitiva o confermata in appello, nel corso degli ultimi tre anni per la vendita la cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope, saranno immediatamente segnalati al questore di Campobasso per i provvedimenti del caso”.

L’acquisto delle pistole da parte del Comune ha scatenato reazioni contrastanti. Per il centrosinistra, ad esempio, rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. E in una nota la minoranza ha accusato duramente il sindaco Gravina chiedendogli di fare un passo indietro: “Bene la garanzia del presidio dei vigili urbani per consentire, con la loro presenza, di dissuadere gli studenti dal cedere, gratuitamente o dietro corrispettivo, sostanze stupefacenti. Male, anzi, malissimo l’idea che, per il presidio dinanzi alle scuole di ogni ordine e grado, li si debba armare”.

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Secondo gli esponenti del Pd e della Sinistra (Trivisonno, Chierchia, Salvatore e Battista), i finanziamenti si potevano utilizzare per azioni di prevenzione, per informare i ragazzi sui rischi legati allo spaccio e all’assunzione di droga. Insomma meglio fare leva “sui rapporti umani, sulle parole, sul sapere” piuttosto che alimentare un clima di far west.

Chiediamo un passo indietro dell’Amministrazione: l’immediata revoca dell’atto o una rimodulazione del progetto; due passi avanti: l’impiego delle somme, oggi nel progetto destinate alle pistole, per interventi degli operatori sociali”, sostengono i consiglieri comunali di opposizione.

La replica del sindaco Roberto Gravina non si è fatta attendere. Il primo cittadino, sempre  piuttosto scettico sulla dotazione di armi alla Polizia Municipale, ha voluto accontentare la richiesta espressa dagli stessi vigili urbani, tornata in auge con l’emergenza covid e il maggiore impegno richiesto al personale. “Non vogliamo trasformare la città in un far west all’americana, ma si tratta di una misura volta a rafforzare la sicurezza degli agenti chiamati a svolgere un’azione di ordine pubblico. Una circolare del Ministero dell’Interno del 18 dicembre 2018 – ha spiegato Gravina a Primonumero – ha dato al Comune la possibilità di aumentare le dotazioni tecnologiche o le armi a disposizione del personale di Polizia Municipale”.

Inoltre, ha puntualizzato il sindaco, le armi saranno assegnate solo a chi ha svolto l’apposito corso e potranno essere utilizzate solo per necessità legate all’autodifesa.