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Pescatori amatoriali di Tremiti: “Fateci andare in mare, abbiamo bisogno di cibo”

Andare a pesca per poter avere qualcosa da mettere a tavola. È la richiesta dell’associazione Pari, cioè Pescatori amatoriali residenti isolani delle Tremiti. Difatti nell’arcipelago di fronte alla costa molisana in questi giorni scarseggiano i negozi aperti e trovare cibo non è così facile come sulla terraferma.

“Le isole sono un posto bellissimo per viverci e noi lo facciamo, per nascita o per scelta – esordiscono i pescatori in una lettera indirizzata alla Regione Puglia, al Comune di Tremiti e alla Prefettura di Foggia -. In entrambi i casi sapevamo di dover rinunciare a qualche comodità ed a molti servizi di quelli che si danno per scontati in “continente” (come noi isolani chiamiamo la terra ferma), ma abbiamo deciso ugualmente di rimanere qui per non abbandonare e per preservare questo avamposto d’Italia”.

Secondo l’associazione Pari “quello che però molti non immaginano neppure è che vivere qui nel resto dell’anno, al netto di mareggiate e temporali, è molto difficile, già in condizioni normali. Nella contingenza che stiamo affrontando in questi giorni legata al Covid-19, lo è molto di più.

Qui non abbiamo un supermercato (c’è solo un piccolo spaccio), né una macelleria, né un porto per il ricovero delle nostre piccole imbarcazioni, né una pescheria, né un forno, né un negozio di surgelati; su San Nicola non c’è neppure un bar aperto e su San Domino neppure un tabaccaio per comprare le sigarette. In più l’unica nave che ci collega con Termoli spesso, per le condizioni marine avverse, non effettua viaggi anche per giorni.

Questa è già la “normalità” dei mesi invernali cui siamo abituati, la rigorosa applicazione di alcune misure legate all’emergenza coronavirus, francamente poco comprensibile per le particolari condizioni del nostro contesto privo di casi di positività al virus, l’ha resa difficilmente oltremodo sopportabile. Un esempio per tutti e per quanto ci compete come associazione: la pesca”.

Da qui la loro richiesta. “Quella che nel resto della nazione è infatti un’attività ludica della quale, in un momento drammatico come questo, si può fare certamente a meno, per noi, soprattutto adesso, diventa una necessità non avendo, ormai da molte settimane, altro modo di procurarci quanto da mettere sulle nostre tavole per i nostri figli.

Peraltro, consentire ad una sola persona per imbarcazione di praticare la pesca sportiva nei limiti di legge (l’equivalente per chi vive in città di andare al supermercato a comprare il pesce!), non comprometterebbe in alcun modo il necessario distanziamento sociale, al contrario. Si richiede per i motivi espressi, in motivata e ponderata deroga alle misure imposte per l’emergenza Covid-19, che venga consentita ai residenti la pesca sportiva, con le modalità e nei limiti di legge, a mezzo di una singola persona per imbarcazione nel rigoroso rispetto delle precauzioni di distanziamento sociale”.