Malato di tumore in attesa di intervento da 2 mesi. Dopo il ricovero rimandato a casa per sospetto caso Covid in corsia: “E ora come facciamo?”

La famiglia del paziente, un termolese finalmente ricoverato al san Timoteo per un intervento urgente legato alla neoplasia, racconta la disavventura di martedì in ospedale: "Tutti rimandati a casa per un sospetto caso di Covid in qualche reparto dopo una incredibile odissea". Comprensibile l'emergenza che i nosocomi si trovano ad affrontare, ma anche altre patologie possono essere emergenze, come in questo caso. "Ora non sapiamo quando potrà sottoporsi a un intervento di cui ha disperatamente bisogno".

C’è un’emergenza nell’emergenza covid: il dramma degli altri malati che non possono essere ricoverati negli ospedali che, con grandissimi sforzi, stanno operando per prestare assistenza sanitaria alle persone positive al virus. Presidi che, al tempo stesso, espongono molto di più al rischio contagio come dimostra l’alto numero di operatori (medici e infermieri in particolare) che hanno contratto il coronavirus.

Dall’altra parte ci sono coloro che purtroppo potremmo quasi definire ‘malati dimenticati’, a cui le strutture pubbliche fortemente in affanno non riescono ad assicurare prestazioni che pure sono urgenti.

E’ il caso, ad esempio, degli anziani che si rompono un femore dopo una caduta. Oppure di coloro che effettuano la dialisi, le donne che devono partorire, i bambini che dovrebbero essere ricoverati in Pediatria. E ancora: i pazienti oncologici che devo fare la chemioterapia o essere sottoposti ad un intervento urgente.

Da quasi due mesi, ad esempio, viene rinviato l’intervento di un malato di tumore che vive a Termoli, protagonista di un caso limite. L’uomo viene chiamato lunedì 6 aprile al San Timoteo, che ha riaperto ai ricoveri e agli interventi urgenti. Gli viene dato appuntamento alle 7.30 davanti alla tenda del pre-triage allestita di fronte alla hall del nosocomio per fare l’accettazione. Per chi non lo sapesse, a Termoli la seconda tenda filtro è posizionata di fronte all’ingresso del pronto soccorso.

Qui inizia la disavventura dell’uomo.

“Coloro che dovevano accedere all’ospedale per fare le visite o per il ricovero o perché avevano sintomi sospetti da covid – racconta a Primonumero la famiglia – sono stati rimbalzati da una struttura all’altra, da una tenda all’altra perché nessuno faceva l’accettazione: da come ci hanno detto, non c’erano state direttive e non si capiva chi dovesse procedere con le accettazioni”.

Alle 9.15 viene aperta la hall del San Timoteo. E per quasi due ore “tutte le persone in attesa di ricovero o di una visita o i pazienti con sintomi sospetti da covid (fra cui anche il malato oncologico protagonista di questa storia, ndr), sono state in questo spazio, mentre un infermiere cercava di capire cosa fare”. Tutto “senza alcun tipo di controllo”, denuncia ancora la famiglia, a dispetto delle misure precauzionali per evitare la diffusione e il contagio da covid che vietano gli assembramenti, oltre al rispetto della distanza di sicurezza di almeno un metro.

Alla fine l’uomo fa l’accettazione all’interno della tenda filtro davanti alla hall. Gli misurano la temperatura e gli danno un paio di guanti, ma non la mascherina che già indossava come forma di protezione. “Purtroppo in ospedale non gliene hanno dato un’altra perché pare che siano insufficienti per lo stesso personale sanitario del San Timoteo”. E lui dunque utilizza la stessa mascherina “fino al giorno successivo, per 48 ore”, è la sconcertante ricostruzione dei familiari. Tali dispositivi infatti dovrebbero essere sostituiti ogni 6 ore.

Il peggio però deve ancora venire. Ieri (martedì 7 aprile) doveva essere operato, ma dopo ore di attesa gli viene comunicato che l’intervento non si può fare e che sarà dimesso di lì a poco. “Purtroppo – gli avrebbe detto il personale del San Timoteo – c’è stata una morte sospetta ed è stato richiesto il tampone post mortem per accertare l’infezione da covid”. Assieme a lui, vengono dimesse anche le altre persone che il giorno prima erano state convocate nella struttura sanitaria. Per sicurezza e per evitare il rischio contagio, il San Timoteo viene svuotato dai pazienti non Covid.

“Cosa ci faceva in ospedale un paziente sospetto covid e perché non hanno preso misure cautelative per tutti gli altri? Non hanno fornito nemmeno le mascherine di ricambio”, le parole che i familiari del malato oncologico raccontano con sgomento. “Non ci hanno detto in quale reparto fosse ricoverata questa persona morta”. E poi, aggiungono, “in ospedale abbiamo assistito ad una totale disorganizzazione nell’accettazione dei pazienti che hanno atteso per due ore nella hall. E se uno di loro aveva il virus? In secondo luogo, le persone ricoverate non sono state rifornite di presidi di sicurezza adeguate. E infine la morte sospetta da covid che ha costretto a rimandare a casa le persone”.

L’uomo, intanto, continua ad aspettare la chiamata dell’ospedale per la delicata operazione a cui deve essere sottoposto da un mese e mezzo. E’ vero che siamo in una fase delicata dei contagi (finora si registrano 224 positivi) da covid, ma chi è malato e ha bisogno di cure urgente come deve fare?