Il Pd chiede la revoca del provvedimento che liquida i privati della sanità per una emergenza che non hanno affrontato

Il Partito Democratico non ci sta a far passare il provvedimento che eroga a Neuromed, Gemelli eccetera il 95% dei fondi stabiliti per l'emergenza Covid. Le strutture private accreditate hanno solo dato disponibilità di posti letto e risorse, ma nei fatti non sono state coinvolte dall'emergenza sanitaria, che finora ha gravato solo sulle spalle del pubblico.

Al Commissario straordinario per la sanità Angelo Giustini la direzione regionale del partito Democratico chiede di revocare il provvedimento con il quale è stato corrisposto ai gestori privati della sanità molisana il 95 per cento del budget erogato nel primo bimestre 2020 inerente l’assistenza ospedaliera “in ragione dello stato di necessità ed urgenza legata all Covid 19 e della disponibilità manifestata dagli stessi”. Il Pd non ha dubbi che si tratti di un acconto irregolare, e riepiloga la situazione che è stata portata all’attenzione pubblica da Massimo Romano in qualità di avvocato.

Pioggia di milioni ai privati della sanità, impegnati nel Covid solo sulla carta. La Regione paga il 95% del budget

Con il  decreto commissariale numero 26 datato 8 aprile Neuromed, Gemelli Cattolica e tutte le altre strutture private che erogano prestazioni sanitarie e per questo vengono pagate dalla Regione Molise possono avere quasi per intero il budget previsto in convenzione anche se non sono state impegnate realmente nella fase dell’emergenza ma hanno solo dato disponibilità a farlo e sono state inserite fra i centri coinvolti dall’emergenza. Emergenza che, finora, in Molise si è tenuta su un livello basso e non ha richiesto il coinvolgimento delle strutture.

Il Commissario ad Acta alla Sanità Angelo Giustini con il decreto n. 26 ha previsto di corrispondere ai gestori della Sanità privata molisana un acconto pari al 95% del budget. “Ma questo tipo di prestazione – illustra il Pd – è prevista in espressa deroga di puntuale rendicontazione delle effettive prestazioni erogate, riconoscendo la remunerazione sulla base della documentazione presentata dalla struttura privata ospedaliera con la seguente indicazione: “Emergenza Covid-19”.
Va da sè che questa documentazione ad oggi non può essere fornita dai soggetti della sanità privata quindi, in sostanza, con questo decreto si prevede un sistema di pagamento in favore degli erogatori privati, in modo forfettario e svincolato dalla quantità e dalla qualità delle prestazioni effettivamente erogate”.

 La conseguenza è la richiesta a Giustini di revocare il provvedimento, anche perché “lo schema di accordo tra il commissario alla sanità e le strutture private convenzionate prevede l’automatico adeguamento della convenzione stessa alle norme dello stato medio tempore succedutesi.
E’ comunque indispensabile disciplinare i rapporti con i privati convenzionati, anche in favore delle strutture non covid, attraverso una condotta uniforme e conforme alla normativa nazionale”.

Revoca dell’atto che eroga i soldi in via di autotutela, soglia massima consentita per il pagamento alle strutture del privato accreditato pari al 70% (e non del 95%) a titolo di acconto e salvo conguaglio a seguito di puntuale rendicontazione: sono queste le richieste formalizzate dal Partito Democratico, che fanno seguito anche alle legittime lamentele da parte dei primari del Cardarelli dove l’emergenza Covid si è tradotta con un superlavoro di medici e infermieri, turni massacranti e difficoltà operative.

In pratica, semplificando: i privati prendono quasi interamente la somma (decine di milioni di euro) per una gestione dell’emergenza che non hanno fatto, essendosi limitati a dare disponibilità ma non essendo stati realmente coinvolti in quanto non ce n’è stato bisogno, mentre il pubblico porta sulle spalle l’intero peso dell’emergenza, senza alcuna medaglia e senza percepire un euro di più.