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Hosanna, Hossanna: Deh, salvaci, Signore La Palma segno di fedeltà a Cristo Re

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    di don Mario Colavita

     

    La narrazione della passione di Cristo occupa un posto centrale nella redazione di tutti i vangeli. Il cuore del cuore dei vangeli è la narrazione della passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Senza questo cuore siamo perduti nella comprensione del Figlio di Dio. Potremo dire che i vangeli hanno come una grande introduzione (la vita pubblica e i miracoli) con un tema centrale, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù: “Gli evangeli sono narrazioni della passione con una estesa introduzione” (Kähler).

    Nella domenica delle palme siamo portati ad entrare anche noi nella città di Dio e dei profeti e a ripercorrere i giorni finali della vita di Gesù Cristo.

    Entrando a Gerusalemme, Gesù conferma di essere: Re, Sacerdote e Profeta e così le parole della scrittura trovano compimento.

    Il racconto della passione di Matteo, che leggeremo in questa domenica, strana per l’assenza di popolo a causa di questo virus, dipinge un Cristo solenne, che parla parole che si riannodano all’Antico Testamento per confermare chi è lui: il Messia, il Figlio di Dio benedetto.

    1. Ratzinger nel libro su Gesù di Nazaret, ha così descritto la domenica delle palme: “Per la Chiesa nascente la Domenica delle Palme non era una cosa del passato. Come allora il Signore era entrato nella città santa cavalcando l’asinello, così la Chiesa lo vedeva arrivare sempre di nuovo sotto le apparenze umili del pane e del vino”.

    Entrando a Gerusalemme su di un asino Gesù porta a compimento le parole dei profeti. Gesù rivendica nel suo ingresso regale a Gerusalemme il diritto di essere re. L’asino non è stato messo a caso nel racconto evangelico. Richiama la profezia di Zaccaria: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina” (Zc 9,9). Il salire di Gesù sull’asino evoca il racconto dell’elevazione di Salomone sul trono di Davide suo padre, ricordato nel primo libro dei Re. Lì si legge che il re Davide ordina al sacerdote Zadòk, al profeta Natan e a Benaià: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon! Ivi il sacerdote Zadòk con il profeta Natan lo unga re d’Israele” (1Re 1,33s).

    C’è una parola antica che si è conservata per più di due millenni, è un’espressione aramaica che si è salvata e che la liturgia fa propria in questa domenica: Hosanna. Durante la festa delle capanne i sacerdoti, mentre facevano una processione intono all’altare dell’incenso nel tempio di Gerusalemme, gridavano Hosanna, Hosanna chiedendo a Dio il dono della pioggia. Hosanna è l’invocazione a Dio perché ci ascolti, esaudisca la nostra preghiera, ci aiuti. Successivamente questa invocazione si trasformò in espressione di giubilo e di festa

    Successivamente questa breve invocazione è passata a significare l’avvento del Messia e così quel giorno a Gerusalemme Hosanna, Hosanna gridato nel giubilo dai fanciulli, dai pellegrini che salivano a Gerusalemme per la festa di pasqua, dagli amici galilei di Gesù divenne un’invocazione messianica legata al salmo 118 che veniva cantato e recitato dai pellegrini che salivano a Gerusalemme: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!”.

    Gesù entra nella sua città come re inaugurando il suo regno. Nella liturgia della domenica delle palme noi confermiamo questo ingresso regale con le palme noi diciamo si, Gesù è il nostro Re e cantiamo Hosanna al figlio di Davide, Hosanna al redentori.

    Confessiamo, dunque che Gesù è nostro re e Signore e che con il battesimo siamo parte di questo suo regno. La palma, che riceviamo, ha un significato ben più profondo: conferma il nostro esser cittadini del regno di Cristo, rinnova il nostro giuramento di fedeltà e di amore a Cristo, il nostro seguire lui fino alla Gerusalemme nuova.

    La passione secondo l’evangelista Matteo ci fa entrare nel mistero del Figlio di Dio attraverso le  parole, i gesti, semplici e solenni, si rivela come il Pantocrator, Signore Onnipotente.

    Dinanzi ai tribunali umani si presenta nel segno della non violenza, della mitezza e della pace. Dinanzi ai sacerdoti rivela la sua identità di Figlio di Dio e infine portando la croce fino alla morte rivela l’amore di Dio.

    L’augurio si a per tutti a vivere una buona settimana santa, nonostante le ristrette di questo tempo strano. Il nostro Dio non ci abbandona, anzi ci incoraggia a camminare con  Gesù suo Figlio verso la città bella e santa della nostra fede.

    Oggi si benedico le palme, simbolo della nostra fedeltà e del nostro farci seguaci di Cristo re.

    Nella liturgia siriaca la benedizione delle palme è legata alla benedizione degli alberi e della campagna: Ora benedici Signore, con la grande misericordia, questi rami e gli alberi dai quali sono stati tagliati e anche tutta la vegetazione che la tua sovranità ha creato.

    Essi siano benedizione per coloro che li possiedono e protezione per coloro che li reggono tra le mani.

     

     

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