Fisioterapisti fermi da quasi 2 mesi: “Interrompere le terapie crea danni a pazienti e famiglie”. Sos alla Regione

L'articolo 8 del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri affida alle Regioni il compito di fornire indicazioni per 'riaprire' dal prossimo 4 maggio i centri che svolgono attività sociali e socio sanitarie. Per i fisioterapisti non c'è tempo da perdere e invocano l'intervento del presidente Donato Toma per poter riattivare terapie fondamentali per la salute dei malati che soffrono, ad esempio, di patologie neurodegenerative o disabilità neurologiche pediatriche. "Lo stop può creare anche problemi di ordine sociale", sottolinea il dottor Core del centro Sanstefar. "Noi siamo pronti: abbiamo acquistato dispositivi di protezione individuale e sanificato gli ambienti".

Quasi 50 giorni. Un tempo troppo lungo per chi è rimasto privo di terapie fisioterapiche e ha problemi di salute. Rischia di non essere più autosufficiente.

Nei casi più gravi, basta un giorno per peggiorare le sofferenze di chi ha sostenuto un intervento oppure soffre di una malattia neurodegenerativa come la sla (sclerosi laterale amiotrofica), la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson. Ma anche se si ha una patologia inizialmente non grave – la scoliosi ad esempio – la mancanza delle cure che solo i fisioterapisti possono garantire rischia di aggravare le condizioni di salute pur essendo giovani.

Infine i bambini: probabilmente non tutti ci pensano, ma l’opera di un fisioterapista è fondamentale per i piccoli che hanno disturbi autistici, presentano disabilità neurologiche pediatriche oppure soffrono di patologie gravi come la paralisi cerebrale infantile. 

I centri di fisioterapia sono chiusi dallo scorso marzo, quando il Governo ha imposto il lockdown per tutto il Paese per evitare il propagarsi del covid-19. E in quest’ultimo mese e mezzo sembra essere quasi sceso il silenzio sugli operatori, dimenticati quasi da tutti tranne che da chi ha bisogno delle loro cure.

Un piccolo spiraglio si è aperto dopo il decreto del 26 aprile: dal 4 maggio, quando ci sarà un parziale allentamento delle misure, i fisioterapisti potrebbero tornare ad operare. Le riaperture però saranno condizionate ad una serie di pre-requisiti fondamentali: la dotazione di dispositivi di protezione individuale per il personale, le mascherine e la misurazione delle temperatura agli utenti che dovranno osservare le norme di igiene personale (a cominciare dal lavaggio delle mani) quando si recano negli studi fisioterapici dove è quasi impossibile rispettare la distanza di sicurezza, uno dei requisiti per evitare il contagio.

La decisione e le relative indicazioni sulle riaperture spettano al presidente della Regione (e quindi in Molise al governatore Donato Toma) in base alla specifica delega prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile. L’articolo 8, infatti, stabilisce che “le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario vengono riattivate secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori”.

Questa dunque sarà una settimana cruciale pure per consentire ai vari centri di riabilitazione di poter riaprire lunedì prossimo. “Io credo che sia fondamentale poter riprendere le prestazioni ambulatoriali e domiciliari con tutte le precauzioni del caso”, sottolinea a Primonumero il dottor Ercole Core, presidente dei centri di riabilitazione Sanstefar Molise (nella foto pubblicata sulla pagina Facebook, ndr).

sanstefar

Interrompere le terapie crea danni non solo al paziente, ma anche alle famiglie perché può diventare un problema di ordine sociale“, aggiunge. “Nel caso dei più anziani, ad esempio, l’interruzione dell’attività di riabilitazione comporta sempre una regressione della mobilità e della capacità di autosufficienza dei pazienti che pone problemi molto seri per la salute del paziente e per l’attività e l’organizzazione dell’attività a livello familiare 

Il presidente della Sanstefar Molise aveva già proposto alla Regione di poter svolgere la riabilitazione da remoto per i più piccoli e per i bambini in età scolastica per non interrompere le attività riabilitative per non creare danni soprattutto nel caso dei disturbi dell’apprendimento e per l’autismo. Il suo invito però ancora non riceve una risposta.

Eppure mai come in questo momento diventa fondamentale non prolungare ulteriormente la sospensione di attività che interessano migliaia di persone. I centri Sanstefar ad esempio erogano 100mila prestazioni all’anno, la metà a persone anziane, l’altra metà ai bambini.

“Noi siamo pronti a ricominciare dal 4 maggio: abbiamo sanificato gli ambienti e abbiamo acquisito numerosi dpi per la tutela della salute dei nostri fisioterapisti. Inoltre abbiamo fatto delle modifiche all’interno delle nostre strutture che ci consentono di definire bene i percorsi e le modalità”.

Dunque, l’appello del dottor Core, “è fondamentale che la Regione si attivi immediatamente e ci dia indicazioni per riprendere l’attività in modo graduale e in sicurezza. E’ impellente la ripresa delle attività e l’adeguamento delle tariffe alla luce delle maggiori spese che dovremo sostenere per acquistare tutti i dispositivi di protezione individuale, ma anche per l’assunzione di nuovo personale per accogliere i pazienti”.