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Mascherine, distanziamento sociale e temperatura: Fiat vuole ripartire. “Ma fuori dai cancelli gli operai-pendolari rischiano”

Fca Fiat e parti sociali hanno sottoscritto un accordo sulle misure da adottare per rendere sicuro il lavoro in fabbrica in vista di una graduale ripartenza dell'attività produttiva. Anche nello stabilimento termolese, chiuso dal 23 marzo scorso, ci si prepara a mettere in atto le regole anti contagio: mascherine obbligatorie, misurazione della temperatura corporea all'ingresso, stop alle pause collettive e sanificazione nei reparti tra i provvedimenti citati nelle linee guida. Ma per raggiungere la fabbrica molti operai utilizzano i mezzi pubblici e c'è preoccupazione perché gli autobus sono vecchi, sporchi e sovraffollati.

Non c’è ancora una data per la riapertura degli stabilimenti Fiat Fca di Termoli ma ci sono già le nuove regole contro il rischio contagio da Covid 19. L’accordo sulle linee guida da adottare quando gli stabilimenti di tutta Italia torneranno in attività è stato firmato a Roma martedì 14 aprile.

Fca e le parti sociali, con la consulenza del virologo Roberto Burioni, sono giunti a una intesa per la sicurezza dei lavoratori rimasti a casa, parliamo del Molise, dal 23 marzo scorso. Da quando, cioè, Fiat ha sospeso le attività anticipando di qualche ora la decisione del governo che ha decretato lo stop obbligatorio per tutte quelle attività non indispensabili che, come è noto, hanno fermato l’Italia e la fermeranno ancora – salvo ripensamenti – almeno fino al 3 maggio, data di conclusione del cosiddetto lockdown.

Nello stabilimento di Rivolta del Re erano state già adottate, prima del 23 marzo, misure di prevenzione per garantire la salute dei lavoratori. Le stesse saranno rese più efficaci gettando le basi per una riapertura “graduale e sicura” come ha spiegato il sindacalista Riccardo Mascolo (Fim Cisl).

Mascherine, misurazione della temperatura all’ingresso degli operai, gel igienizzante ad ogni angolo della fabbrica, distanziamento sociale, stop alle pause collettive e sanificazione degli ambienti sono solamente alcune delle misure previste per evitare che qualcuno si ammali.

Ma il problema potrebbe presentarsi anche fuori dalla fabbrica. Tra i dipendenti Fiat ci sono tantissimi pendolari che viaggiano in autobus per raggiungere il posto di lavoro. “Più delle otto ore nello stabilimento – avvisa ancora Mascolo – preoccupa il tempo trascorso sui mezzi pubblici”.

La Regione Molise e le aziende del trasporto pubblico saranno in grado di garantire che non ci sarà sovraffollamento?

Il pullman della vergogna

“Di autobus vecchi, malfunzionanti e sporchi ne abbiamo visti tanti in questi anni ma oggi che c’è una emergenza sanitaria in corso sarà fatto tutto il possibile, dalla sanificazione di sedili e corridoi al mantenimento della distanza minima di sicurezza, per evitare contatti tra i viaggiatori?  Noi – ha concluso Mascolo – lo abbiamo fatto presente anche alla Prefettura e ci auguriamo che durante questo periodo di blocco si stia ragionando anche su questo aspetto che non è meno importante della sicurezza all’interno della fabbrica”.

Indipendentemente dalle garanzie molti operai si stanno già organizzando per viaggiare con la propria automobile privata. Ma questo, oltre che più costoso, non li tutelerebbe in caso di incidente stradale.

Ma vediamo più nel dettaglio le misure anti Covid 19 che hanno avuto l’ok dai sindacati Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr: tanto per cominciare bisognerà sanificare, prima della ripresa dell’attività produttiva, “gli spazi chiusi e le aree di pertinenza” evitando – come già accaduto – igienizzazioni fai da te, ma affidando il servizio a ditte specializzate.

Non meno importante sarà fornire informazione ai lavoratorisugli argomenti inerenti al Covid 19 tra cui misure messe in atto dall’azienda, comportamenti da tenere nelle aree comuni, uso di DPI specifici”.

Saranno a disposizione del personale gel igienizzanti in specifici punti (reception, mense, aree relax ecc.) e detergenti liquidi e carta “per consentire ai lavoratori di mantenere pulito il proprio posto di lavoro”.

LA TEMPERATURA – All’ingresso in fabbrica verrà misurata la temperatura corporea. Se la stessa dovesse risultare superiore a 37,5° C non sarà consentito l’accesso in azienda. Stop a visite di personale esterno e fornitori che saranno limitate al massimo “sino al termine dell’emergenza”. Possibili solo gli accessi di personale esterno strettamente necessari “per garantire la continuità aziendale”.

Fiat, gli operai e il giorno del rilancio

In realtà la misurazione della temperatura è già in atto in quelle fabbriche collegate alla Fiat che non hanno mai chiuso e che, come è noto, hanno un indotto molto importante. E anche qui non mancano le lamentele, perché – come racconta un operaio che legittimamente chiede di restare anonimo – si stanno installando telecamere a misurazione della temperatura agli ingressi di alcune aziende. Attualmente però la misurazione avviene mediante termoscanner e se ne occupa l’infermiere interno che però “non copre tutti e tre i turni”.

REBUS MASCHERINE. Per quanto riguarda le mascherine Fca e parti sociali hanno deciso che ne verranno fornite “due per ogni giornata di lavoro”. Si tratta di mascherine chirurgiche da indossare prima dell’accesso in azienda fornite, laddove necessario, assieme a un paio di guanti e un paio di occhiali per la pulizia della postazione di lavoro.

In Fiat come in ogni altro ambiente di lavoro il tema mascherine ha fatto discutere. C’era chi alla ‘semplice’ mascherina chirurgica avrebbe preferito quelle con filtro o valvola (fpp2 e fpp3) che sono invece riservate agli operatori sanitari, i più esposti al rischio contagio per ovvie ragioni. Il resto della popolazione non può averle anche perché – ma il punto è controverso  – crea una serie di problematiche in ambienti chiusi tra cui la possibilità di amplificare il contagio. Le mascherine chirurgiche pertanto restano le più indicate per proteggere se stessi e gli altri negli ambienti di lavoro. Fondamentale, però, è che le utilizzino tutti.

Più attenzione sarà data a quel personale a rischio con specifiche fragilità. E verrà adottato, ove possibile, la modalità di lavoro agile. Da evitare mobilità di personale tra unità produttive e reparti, che verranno limitate ai casi strettamente necessari.

Altro nodo riguarda la postazioni di lavoro. Al fine di ottenere il rispetto della distanza di 1 metro tra i lavoratori – leggiamo dalle linee guida – sono adottate “misure di distanziamento delle postazioni di lavoro, sia attraverso la revisione delle stesse e del relativo lay-out sia mediante l’utilizzo di barriere di protezione”.

La regola dovrebbe valere anche sulle linee di montaggio dove è altrettanto importante evitare assembramenti. Si ridurrà il numero di persone al lavoro e dunque la produzione?

Per la stessa ragione anche il sistema delle pause nelle zone comuni come aree relax, servizi igienici, mense, aree per fumatori sarà revisionato: non più collettive ma singole così da mantenere sempre la distanza di sicurezza. Distanza che andrà mantenuta anche all’ingresso e all’uscita dalla fabbrica, un po’ come avviene nelle code ordinante dinanzi ai supermercati.

Il ritorno in sicurezza in fabbrica sarà graduale proprio per attuare il complesso sistema di misure anti contagio e trovare un giusto compromesso tra il diritto alla salute e la tutela occupazionale. Entrambi messi a durissima prova dal Coronavirus.