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Era geometra del Comune quando crollò la scuola di San Giuliano: 18 anni dopo viene reintegrato

Dopo aver scontato una condanna a 5 anni di reclusione per le responsabilità emerse nella tragedia del 31 ottobre 2002, il geometra Mario Marinaro ha ottenuto di poter tornare al lavoro da una sentenza della Cassazione che ha giudicato illegittimo il licenziamento per vizio di forma. Il Comitato vittime della scuola promette battaglia

La ferita mai rimarginata del tutto si riapre ancora una volta. La tragedia di San Giuliano di Puglia vive un altro momento di dolore in questi giorni. Martedì prossimo 21 aprile potrà infatti rientrare al lavoro all’Ufficio Tecnico del Comune il geometra Mario Marinaro, che all’epoca del crollo della scuola Jovine ricopriva l’incarico di dirigente di quel settore.

L’uomo rimase coinvolto nell’inchiesta seguita al crollo dopo il terremoto del 31 ottobre 2002 e alla morte di 27 alunni e una maestra. Come altri funzionari venne condannato in via definitiva, ritenuto colpevole dalla giustizia italiana perché la sopraelevazione della scuola era stata eseguita senza il rispetto delle norme vigenti, dalla realizzazione del progetto esecutivo al controllo sui materiali fino al collaudo. Una sopraelevazione che aveva reso la scuola fragile, incapace di reggere al sisma di quel maledetto giorno.

La condanna è passata in giudicato, Marinaro ha scontato 5 anni di reclusione ai domiciliari ed è tornato un uomo libero. Ma è andato oltre, rilevando coi suoi legali che il suo licenziamento da tecnico comunale fosse illegittimo e ha avuto ragione in Cassazione. Prima sospeso dalle sue funzioni e poi licenziato una decina d’anni fa, è riuscito a dimostrare che c’era un vizio di forma in quell’atto.

“Mi è stato notificato nel 2019, abbiamo fatto tutte le verifiche del caso – conferma il sindaco di San Giuliano di Puglia, Giuseppe Ferrante -. Devo attenermi alla sentenza che prevede il reintegro, non posso fare altro” afferma il primo cittadino.

11 anni dopo il sisma, il giorno del ricordo

La vicenda è estremamente delicata e, come detto, rianima vecchi dolori mai sopiti, nonostante una ricostruzione che è stata il fiore all’occhiello del post sisma molisano, un paese ricostruito daccapo, infrastrutture, edifici pubblici e case private che fanno invidia a mezza Italia. Ma niente di tutto ciò ripaga di un figlio perso. E sapere che chi ha avuto responsabilità tornerà a gestire la cosa pubblica fa rabbia.

“Ritengo sia necessario – scrive Antonio Morelli, presidente del Comitato Vittime della scuola – che i cittadini molisani sappiano che, a dirigere l’ufficio tecnico del Comune di San Giuliano di Puglia, sarà la stessa persona che contribuì a determinare, nella medesima veste, il crollo della scuola elementare, sotto le cui macerie perirono 27 scolari e la loro maestra, mentre tanti altri bambini subirono ferite che ad alcuni di loro hanno segnato per sempre la vita.

Si tratta del geometra comunale Mario Marinaro, condannato, con sentenza passata in giudicato, alla pena di anni cinque di reclusione, di cui non ha scontato neanche un giorno, ed al risarcimento di quell’incommensurabile danno cagionato, di cui non ha mai corrisposto un solo euro”.

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Le vittime di quella tragedia non accettano che il geometra oggi 57enne torni a operare come funzionario pubblico, per giunta nel loro stesso paese.

“Un difetto di forma nella procedura di licenziamento – prosegue Morelli – consente a costui di rientrare al lavoro nell’ufficio pubblico che disonorò agendo ‘con negligenza, imperizia ed incapacità professionale’. Come dire summum jus, summa iniuria”.

Il Comitato Vittime non intende rassegnarsi. “Noi, quali familiari delle vittime, ci siamo rivolti alle Istituzioni perché trovino una soluzione al problema che impedisca al Marinaro di tornare sul luogo dell’atroce delitto commesso, per esercitare quel servizio pubblico così maldestramente eseguito al punto da determinare insanabili lutti e amare tragedie familiari.

Con quale spudoratezza il geometra Marinaro avrà l’ardire di presentarsi al lavoro? E come faremo, noi cittadini di San Giuliano, un paese nel quale nessuna famiglia è stata risparmiata da quella tragedia, a fidarci del nostro Comune, a rivolgerci ad un servizio pubblico macchiatosi del sangue dei nostri bambini?”.