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Ospedale Cardarelli al collasso, allarme dei medici: “Serve presidio solo per pazienti Covid”

Sin dall'inizio dell'emergenza legata alla diffusione del coronavirus il nosocomio del capoluogo ha accolto e curato le persone che hanno contratto l'infezione e avevano bisogno del ricovero in Malattie Infettive o in Terapia Intensiva. Ma ora il personale è al collasso e ha chiesto soluzioni al direttore generale dell'Asrem. Anche il Pd, con il consigliere regionale Vittorino Facciolla, rilancia l'sos dei camici bianchi: "Bisogna immediatamente individuare presidi ospedalieri esclusivi per i malati di covid".

Da oltre un mese la Linea Maginot è stata tracciata in contrada Tappino, a Campobasso. E’ la zona in cui ha sede il Cardarelli, il principale ospedale molisano (centro hub come si dice in gergo) nonchè presidio in cui vengono tutt’ora ricoverate le persone che contraggono il covid-19 e necessitano di cure mediche appropriate nei reparti di Malattie Infettive e Terapia Intensiva. La struttura del capoluogo poi ha sopperito anche all’assenza del San Timoteo di Termoli, chiuso e sanificato dopo che alcuni operatori sanitari sono risultati positivi al coronavirus.

Nei giorni in cui l’emergenza sanitaria è stata più acuta, è stato necessario anche ampliare i posti letto di tali reparti e impegnare qui il personale all’opera in altri settori del nosocomio. Personale sanitario che, ricordiamo, sta svolgendo turni massacranti di 12 ore.

Con il rallentamento del contagio, confermato anche dalla diminuzione dei ricoveri (al Cardarelli ci sono attualmente 23 pazienti covid, 19 in Malattie infettive e 4 in Terapia Intensiva), i medici hanno lanciato un grido d’allarme preoccupati dalla possibile paralisi dell’ospedale di Campobasso in vista della fine dell’emergenza sanitaria e del graduale rientro alla normalità anche dal punto di vista sanitario. I timori sono legati ad esempio al ricovero dei malati non infettati dal coronavirus che non possono essere esposti al rischio di un contagio, alla difficoltà di effettuare le operazioni per gli altri pazienti o di ripristinare la normale attività della Terapia Intensiva.

“Bisogna individuare un ospedale dedicato solo ai pazienti che hanno contratto il virus”: questa l’idea che i camici bianchi hanno messo nero su bianco in un documento inviato al direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano, al presidente Donato Toma e al consigliere regionale del Pd Vittorino Facciolla affinchè quest’ultimo potesse farsi portavoce di questa esigenza in Consiglio regionale.

Con il vertice dell’Azienda sanitaria regionale ieri – 15 aprile – si è svolto un confronto chiarificatore, al termine del quale Florenzano ha preso l’impegno di trovare una soluzione in breve tempo.

Facciolla invece esplicita in una nota inviata alla stampa le difficoltà espresse dai medici del Cardarelli che “non riescono più a gestire le normali situazioni di emergenza in tutti i reparti oltre all’aumento dei casi di malati Covid e parlano di un comprovato rischio di paralisi di settori fondamentali quali la Terapia intensiva (che di fatto se è occupata da malati covid esclude il ricovero di qualsiasi altro genere di paziente), disponibilità limitata di anestesisti in sala operatoria, impossibilità di interventi chirurgici urgenti (come nel caso di malati oncologici) data la mancanza di una sala operatoria e di posti disponibili in Terapia intensiva. Questo ha di fatto già bloccato gli interventi chirurgici nell’unico ospedale Hub del Molise, il ‘Cardarelli’ appunto”.

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Quindi nell’appello al governatore Toma e all’intera Giunta regionale l’esponente dei dem ribadisce: “Servono ospedali esclusivamente Covid, il Cardarelli è al collasso e rischia la paralisi”.

Il consigliere regionale sollecita decisioni rapide perchè, sottolinea, “non è più tempo di seguire la linea degli ospedali promiscui. Si tratta di una scelta scellerata che, se è potuta essere accettabile in una prima fase dell’emergenza quando in Molise il numero dei casi di persone positive al Covid è stato pressoché contenuto (anche grazie al bassissimo numero di tamponi effettuati), è palese che questa stessa scelta non può e non deve essere adottata anche per la seconda fase, quella che ci accingiamo a vivere”.

Ci sono alcuni passaggi da compiere necessariamente, a detta di Facciolla: “Individuare presidi ospedalieri esclusivi per i malati di Covid, dove possano ricevere cure adatte da parte di personale medico sanitario formato e dotato di tutti i dispositivi di sicurezza necessari e destinare gli altri ospedali del territorio alla normale attività medico sanitaria”.

Una soluzione inevitabile, necessaria ad “evitare nuovi contagi in un ambiente particolarmente delicato come quello degli ospedali ed in pazienti particolarmente fragili come chi si reca in ospedale”.

Infine, Facciolla valuta positivamente l’iniziativa lanciata dai consiglieri del centrodestra Paola Matteo e Nicola Romagnuolo che hanno proposto di candidare il Molise per un progetto pilota per effettuare test sierologici a tutta la popolazione: “Ben venga, ma questo intervento è tardivo” alla luce dei “risultati che ci vedono con la più alta percentuale di ammalati ogni centomila abitanti delle regioni del centro sud. Purtroppo temo sia tardi e che di virtuoso e di pilota sia rimasto ben poco”.