Uccise la madre dandole fuoco e accusò del delitto il suo avvocato: 16 anni dopo va in carcere. Arrestato in Sicilia, deve scontare 29 anni

Bruno Gentile aveva 35 anni all’epoca dell’omicidio, avvenuto il 18 novembre 2004 a Tavenna. Secondo l’accusa ha appiccato il fuoco contro la madre 72enne, Anna D’Ortona, nel suo appartamento nel cuore del centro storico di Tavenna, quindi è fuggito. Era stato arrestato a Vasto qualche giorno dopo. La condanna è passata in giudicato: oggi è stato arrestato dalla Polizia di Siracusa e trasferito nel carcere di Brucoli Deve scontare 29 anni e 5 mesi di reclusione per omicidio a seguito di incendio, calunnia, per avere accusato falsamente del delitto un legale, e per altri reati contro la persona.

All’epoca aveva 35 anni. Oggi ne ha 51 e la condanna per l’omicidio della madre è passata in giudicato. Bruno Gentile, molisano di Tavenna, è stato arrestato dalla polizia di Siracusa per l’ordinanza di carcerazione emessa dall’ufficio esecuzioni penali della Corte d’Appello dell’Aquila.

Omicidio a seguito di incendio, calunnia per aver accusato falsamente del delitto un avvocato e altri reati contro la persona. Tutto questo equivale a una condanna a 29 anni e 5 mesi di reclusione, per la quale il 51enne è stato già trasferito nel carcere di Brucoli. La condanna infatti è passata in giudicato e ora l’uomo – che non vive più il Molise da quando si verificò quel terribile delitto – dovrà trascorrere un lunghissimo periodo dietro le sbarre.

In Molise e a Tavenna in particolare il ricordo di quel 18 novembre 2004 è ancora vivido, ancora capace di suscitare brividi di orrore. Anna D’Ortona, 72 anni, era stata trovata priva di vita, busto e testa bruciati, nella sua abitazione al centro storico del paesino.

Quel giorno i carabinieri erano entrati in casa allertati dai vicini di casa che poco dopo le 8 del mattino avevano sentito un boato e un persistente odore di acido. Il medico legale aveva constatato subito che la morte era avvenuta a causa delle ustioni riportate dall’anziana, terribili e diffuse su tutta la parte superiore del corpo. Fin dai minuti successivi i sospetti erano ricaduti sul figlio della vittima, un giovane con diversi precedenti penali soprattutto per furto e rapina, che viveva con la madre.

Bruno Gentile, da poco uscito dal carcere, secondo la ricostruzione della pubblica accusa aveva dato fuoco alla mamma per i litigi con lei, causati dal suo incessante bisogno di denaro, fuggendo dalla finestra e lasciando che la donna ardesse viva dopo averla cosparsa di benzina. Gli accertamenti della Scientifica e dei Carabinieri del Ris, arrivati da Roma per fare luce sulla vicenda, avevano confermato che Anna D’Ortona era stata avvolta dalle fiamme del camino perché i suoi abiti erano stati intrisi di gasolio.

Il figlio, che aveva cercato di scappare ma qualche giorno dopo era stato rintracciato a Vasto prima che potesse prendere un treno per la Svizzera, dove intendeva mettersi al riparo dalle conseguenze della sua azione, aveva scaricato la responsabilità su un avvocato, il suo legale dell’epoca, un penalista termolese. Inutilmente la difesa dell’uomo ne aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che la donna si sarebbe suicidata.

Tutte le prove sono sempre state contro quel figlio che oggi ha 51 anni e deve scontare una lunga condanna passata in giudicato dopo il verdetto della Corte d’Appello dell’Aquila. In primo grado Gentile era stato condannato dalla corte di Assise di Campobasso a 24 anni di carcere, 22 per l’omicidio della madre e altri due per calunnia contro l’avvocato termolese.

Una condanna più lieve di quella che gli è stata inflitta dall’Appello in ultima istanza, in base alla quale di fatto ha avuto l’ergastolo. Gravissime le ipotesi di reato che hanno trovato conferma davanti ai giudici. L’ordinanza di carcerazione è stata eseguita dagli agenti della squadra mobile di Siracusa, la città siciliana nella quale Bruno Gentile viveva. Ora si trova nel Penitenziario di Brucoli, nell’omonimo borgo marinaro del comune di Augusta.