Dopo i parchi si chiudono anche i cimiteri. Troppi in giro, le libertà si restringono in nome della salute di tutti. ESERCITO SÌ O NO? – SONDAGGIO foto

Parchi e cimiteri chiusi, c'è chi vieta attività fisica all'aperto. Le ordinanze dei sindaci si fanno via via più restrittive. Le misure di contenimento progressive sono dettate anche dai nostri comportamenti, e diventano inevitabili in alcuni casi. Non tutti sono d'accordo, ma c'è anche chi chiede l'intervento dell'Esercito

Prima la chiusura dei parchi, per alcuni il divieto di fare attività fisica all’aperto, ora la nuova ‘frontiera’ sono i cimiteri. I sindaci del territorio vanno sì a velocità diverse, ma il trend pare essere quello di andare verso una limitazione sempre maggiore delle libertà personali in nome del contrasto dell’epidemia e dunque della tutela della salute pubblica.

Il premier Conte d’altronde lo aveva detto: “In questa situazione è giusto procedere per gradi”. E i sindaci molisani così stanno facendo, emanando di volta in volta ordinanze sempre più restrittive. Molti hanno chiuso i parchi e i giardini comunali (vedi Montenero, Campomarino, Termoli, Tavenna). Ora diversi sindaci hanno predisposto la chiusura dei cimiteri. Così Montecilfone, Montenero, da ieri sera 19 marzo anche Termoli. In quest’ultimo caso in tanti si sono trovati dinanzi al cancello schiuso e a una scritta: “Il cimitero resterà chiuso fino a data da destinarsi come misura di contenimento del contagio”.

Succede anche questo nel tempo della pandemia da Coronavirus. Disposizioni che potranno sembrare troppo dure per qualcuno. Ma che a ben vedere sono necessarie perché è sempre più lampante che, nella nostra regione così come in lungo e in largo nel Belpaese, non a tutti è chiara la gravità della situazione e il #iorestoacasa assume intensità diverse da cittadino a cittadino.

Cartina di tornasole in questo senso sono le tante multe comminate dalle Forze dell’Ordine, che sorprendono persone in giro senza un motivo valido, e le cui uscite nulla hanno a che fare con le tassative ragioni di lavoro, salute o necessità.

E allora i Sindaci non possono far altro che agire di conseguenza. Il più ‘duro’ in questo senso pare essere il primo cittadino di Montenero di Bisaccia, Nicola Travaglini. Anche prima che il comune da lui amministrato fosse dichiarato ‘zona rossa’ insieme a quello di Riccia (altro focolaio “preoccupante”) il sindaco aveva predisposto con apposita ordinanza il divieto di uscire di casa per passeggiate o per effettuare attività motorie di ogni tipo, ad eccezione dell’uscita per il governo degli animali domestici, e ancora l’interdizione all’utilizzo dei giochi e delle panchine in tutti gli spazi pubblici comunali, e infine il divieto di assembramento anche nelle abitazioni e locali privati, tramite l’incontro tra persone non residenti nelle abitazioni medesime. Nella stessa ordinanza aveva disposto inoltre la chiusura dell’isola ecologica fino al 3 aprile.

Provvedimenti che si sono resi necessari per via di comportamenti non del tutto responsabili dei cittadini. Emblematico in questo senso il richiamo fatto giorni prima dallo stesso sindaco a dei minori (e dunque alle relative famiglie) che continuavano imperterriti a giocare nei campi da tennis.

Ma l’elenco delle ordinanze è in divenire, chissà quando e chissà come si fermerà. Sono in tanti, troppi ancora, che minimizzano le loro incursioni fuori casa con la motivazione del fare una passeggiata, darsi allo jogging, svagarsi un po’ fuori casa. Con il risultato che parchi, giardini pubblici e lungomari sono ‘presi d’assalto’. Perché se in linea generale tutto ciò non era vietato nel Decreto di Conte che ‘blindava’ l’Italia, col passare del tempo ciò inizia a non essere più vero in alcuni territori.

I sindaci, nella loro veste di garanti della salute e incolumità pubblica, d’altra parte non possono guardare al singolo caso ma alla somma di questi. E agli effetti che potrebbero scaturirne. Come dire “è la somma che fa il totale” e se questa assume risvolti preoccupanti la limitazione delle libertà dei singoli finisce con l’essere una scelta inevitabile.

Ed è una tendenza – quella a chiudere, limitare, vietare, impedire – che si sta espandendo, come detto, a macchia di leopardo in vari comuni del Molise, così come nell’Italia tutta. Come sempre i cittadini sembrano essere divisi in due fazioni: da un lato ci sono gli irreprensibili delle regole che chiedono maggiori limitazioni ‘imposte’ dall’alto in modo che valgano per tutti i propri concittadini, dall’altro ci sono invece i ‘garantisti’ delle libertà personali che non vedono di buon occhio le limitazioni coatte.

Tra i primi non manca chi invoca l’arrivo nelle città dell’Esercito a presidiare le strade. Così, ad esempio, si è scelto di fare in Spagna. E c’è chi guarda all’esempio cinese per argomentare la necessità di una maggiore coercizione al fine di militare l’espandersi del Covid-19.

Finora le uniche immagini di mezzi dell’Esercito sono quelle che ci sono arrivate da Bergamo (70 furgoni per trasportare le salme fuori regione) e che rimarranno indelebili nella nostra memoria individuale e collettiva.

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