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Morte e vita, amicizia, tomba e risurrezione: il miracolo di Lazzaro

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    lazzaro

    di don Mario Colavita

     

    Il vangelo di Giovanni è come un cielo stellato, ogni segno luminoso del cielo può suscitare straordinaria meraviglia.

    I capitoli di questo vangelo “maturo” diventano come una grande catechesi in preparazione alla fede in Cristo, figlio di Dio salvatore del mondo.

    Leggendo i 21 capitoli di Giovanni è come entrare in una bella cattedrale dove navate, colonne, finestre, altare, ambone, sede, abside parlano del mistero di Cristo.

    Questo vangelo è un insieme di tessere che formano un superbo mosaico il cui soggetto è Cristo, il Figlio di Dio benedetto. Le tessere di questo mosaico sono di colori e materiali diversi, c’è il materiale scuro che riguarda il dato umano (antropologia) c’è quello rosso-oro che dice di Cristo (cristologia), c’è quello lucente che dice della salvezza (soteriologia),  c’è quello chiaro-scuro che dice del nostro futuro finale (escatologia)  tutto abbracciato dalla presenza dello spirito santo i colori verdi, rossi e scintillanti (pneumatologia).

    Parole, segni e simboli si mischiano in questo puzzle di colori per dare vita alla bella immagine di Cristo salvatore, colui che dona la vita nuova dello Spirito.

    Il capitolo 11 del vangelo di Giovanni usa due colori uno opposto all’altro il rosso della passione e dell’amore e il nero della morte, della malattia e della sofferenza.

    La malattia dell’amico di Gesù, Lazzaro di Betania, diventa luogo per dare gloria a Dio, in cui si manifesterà la sua gloria.

    La rianimazione del cadavere di Lazzaro è segno della risurrezione che avviene in Marta e Maria: credono che la parola ultima non spetta alla morte, ma al Dio dell’amore e all’amore di Dio, che dà la vita. Chi conosce questo amore, vive già ora la vita eterna. Questa non si interrompe con la morte biologica, ma si compie nell’amore quotidiano che sa dare la vita fino in fondo.

    La resurrezione di Lazzaro ricorda a ciascuno di noi che la nostra vocazione è la resurrezione, e che colui che ci resuscita è Cristo, Figlio di Dio.

    Il nostro cammino è cercare di accogliere quella profonda parole che Cristo dice a Marta: Credi tu che io sono la risurrezione e la vita?

    La fede cristiana sta nell’accogliere questa parola, di farla diventare vita e viva. Se non fosse così Cristo rimane uno tra gli altri. Il vangelo, invece, ci dice che Cristo è il Salvatore è l’unico che può ridare la vita e farci uscire dal sepolcro della morte.

    Il vangelo di Giovanni miscela bene i vari colori dell’esistenza umana. Il pianto di Gesù per l’amico è proprio dell’uomo che è legato di affetto, il suo commuoversi per la morte dell’amico è il commuoversi di Dio verso tante sofferenze.

    Il tempo che stiamo vivendo è di sofferenza, dolore, inquietudine ebbe il nostro Dio è con noi sta al di qua di quel sepolcro e ci grida di saper uscire.

    La risurrezione di Lazzaro è preludio a quella di Cristo, è un assaggio della potenza del Padre e conferma come l’agire di Dio e l’agire della forza della morte contro la morte.

    In questo dramma a tinte scure emerge il rifiuto di alcuni giudei, sono loro che dopo aver visto e ascoltato decidono la morte di Cristo.

    La comprensione di questa vangelo ci accompagna ad entrare nella grande settimana santa dove il dramma dell’uomo Dio diventa sommo.

     

     

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