Michela, promessa sposa nel pieno di una pandemia: “Era tutto pronto, ora aspettiamo che passi”

Come ci si prepara a pronunciare il fatidico sì nel pieno di una pandemia? Lo abbiamo chiesto a Michela Paolino, campobassana di 36 anni e promessa sposa ai tempi del Coronavirus. "Ci siamo avviati con anticipo e quindi era già tutto pronto ma dopo un primo momento di panico l'abbiamo presa con filosofia". Dalle partecipazioni "già stampate che copriremo con un timbro" al ristorante prenotato "che ora ci propone una data alternativa di lunedì o venerdì" la coppia sta affrontando gli imprevisti un po' alla volta. Se il divieto di assembramento vale per i riti civili e religiosi a Campobasso il sindaco Gravina ha dato disponibilità per celebrare le unioni in Municipio "ma a porte chiuse, solo con sposi e testimoni e a distanza di sicurezza".

Il 20 giugno è una data cerchiata in rosso sul calendario di Michela e di Eugenio. Molisana lei, calabrese lui, vivono a Roma. Fidanzati da 4 anni, saranno sposi nella bellissima e antica chiesa di Sant’Antonio Abate, a Campobasso (Michela Paolino è cresciuta nel capoluogo), nel primo giorno d’estate.

Pronte le partecipazioni, pronto il libretto della chiesa, già prenotato ristorante e viaggio di nozze. Insomma, manca solo il fatidico sì “ammesso che ce lo facciano pronunciare” commenta tra il riso e l’amarezza la futura sposa.

Da quando c’è la pandemia da coronavirus, infatti, anche l’amore si è dovuto piegare alle nuove regole e così tante cerimonie, diciamo pure tutte, sono rinviate a data da destinarsi.

Facciamo chiarezza: il rito civile, considerato un servizio essenziale, si può ancora celebrare in Municipio “purché a distanza e solo alla presenza dei testimoni” spiega il sindaco di Campobasso Roberto Gravina che ha dato la sua disponibilità nonostante la bacheca delle pubblicazioni, al piano terra di Palazzo San Giorgio, sia vuota.

Niente parenti ad assistere, dunque, solo sposi, testimoni e ufficiale di stato civile (o il sindaco). Neppure i genitori degli sposi sono ammessi nella sala civica (quella del Consiglio non sarà utilizzata per adesso): matrimonio a porte chiuse, insomma, perché gli assembramenti sono vietati.

Se già tutte queste restrizioni hanno fatto rinunciare tante coppie a sposarsi per chi, come Michela ed Eugenio, aveva optato per il rito religioso la faccenda si complica ulteriormente: il decreto dell’8 marzo ha bloccato messe, battesimi, comunioni, funerali e, ovviamente, matrimoni.

Così adesso sul calendario della coppia ci sono anche un paio di date alternative al 20 giugno. “Il ristorante ci ha dato disponibilità per fine agosto o inizi di settembre ma solo in giorni infrasettimanali perché tutte le cerimonie di marzo, aprile e maggio sono saltate e rinviate ai weekend di fine estate/inizio autunno”.

Non sarà il massimo sposarsi di lunedì o venerdì ma questo è solo uno dei mille imprevisti da dover affrontare.

“Ad essere sinceri all’inizio siamo andati nel panico perché era già tutto pronto – ci confida Michela, 36 anni a giugno e medico ortopedico a Roma – poi ci siamo detti: prendiamola con filosofia e facciamo fronte ai problemi uno alla volta, ci sposeremo quando la pandemia sarà passata”.

Andando per step “e con gran parte dei preparativi già sbrigati perché non volevamo fare le cose di fretta” Michela ed Eugenio stanno valutando la possibilità di accettare una delle date proposte del ristorante cercando di incastrare il nuovo giorno con la parrucchiera che si occuperà dell’acconciatura, la chiesa, il fioraio e il viaggio da sogno alle Maldive. “Fortuna che per la prima volta avevamo prenotato con agenzia e fatto anche un’assicurazione”.

Ingegnandosi i due stanno anche trovando un modo creativo per non dover ristampare gli inviti da mandare ai parenti sparsi tra diverse regioni italiane: “Metteremo un timbro con la nuova data, capiranno se ci sposiamo in un giorno feriale” dice ancora Michela consapevole, come migliaia di promesse spose in tutto il mondo, che non sarà qualche mese di attesa a cambiare le cose. Del resto le vere storie d’amore non hanno fine.

La citazione è dello scrittore americano Richard Bach. Uno che prima di dedicarsi alla narrativa faceva il pilota acrobatico!