Italiani bloccati a Tenerife, ci sono anche termolesi: “Volo già annullato 3 volte, forse neanche a maggio potremo tornare”

Ci sono anche dei termolesi bloccati a Tenerife, e come loro migliaia di connazionali. Il volo di ritorno con Ryanair è stato cancellato già tre volte a una coppia di molisani, ma il loro timore è che neanche a maggio possano tornare. "Se per caso mi dovessi ammalare preferirei essere assistito in Italia. Qui è un'incognita"

Bloccati in quarantena a Tenerife, con la prospettiva quasi certa che neanche per maggio potranno tornare a casa, nel loro Paese e nella loro città, Termoli.

tenerife quarantena

Ci sono anche famiglie termolesi tra i migliaia di italiani bloccati alle Canarie. Abbiamo raggiunto telefonicamente una di queste persone, che preferisce rimanere anonimo ma che ci spiega per filo e per segno quello che sta succedendo loro. Ma nella stessa situazione si trovano in tanti.

Il signor F. e la moglie, partiti alla volte di Tenerife nella seconda metà di gennaio, sarebbero dovuti tornare in Italia il 22 marzo. Ma quel volo (Ryanair per Bologna) è stato annullato. Il successivo era previsto per il 31 marzo. Prenotato e poi annullato anche quello. I due hanno dunque rinviato la partenza fissandola per il 14 aprile. Ma pochi giorni fa la doccia fredda: annullato anche quel volo. Il loro rientro a casa sta diventando una sorta di Aspettando Godot. Le nuove speranze sono affidate ad un volo per il giorno 2 maggio. “Ma temiamo che verrà annullato anche quello perché abbiamo letto sui giornali che l’AD di Ryanair ha detto che la sua compagnia non volerà né ad aprile né a maggio”.

Qualcuno dirà “e di che si lamentano?”. Ma la situazione è ben diversa. “Anche sull’isola c’è la quarantena e noi siamo bloccati nei nostri appartamenti. E per fortuna che siamo riusciti a prorogare l’affitto!”. Le foto e il video allegato mostrano viali deserti, la strada di Las Americas inusitatamente vuota. “Possiamo uscire solo per far la spesa nel supermercato vicino o per andare in farmacia”, ci spiega il nostro interlocutore che aggiunge che è stato già fermato due volte dagli agenti, a cui ha dovuto mostrare quanto acquistato per giustificare la sua uscita.

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Sappiamo tutti che se Atene (l’Italia) piange, Sparta (la Spagna) non ride. In Europa, infatti, dopo l’Italia la situazione peggiore si registra proprio nel Paese iberico, dove le vittime hanno superato le 6mila unità e i contagi ammontano ad almeno 79mila. “Qui i casi sono pochi, è il paradiso rispetto all’Italia (e al nostro Molise) o alla Spagna”. Ma le notizie ufficiali non sono poi così rassicuranti. È proprio Tenerife l’isola dell’arcipelago spagnolo con più casi di positività al Covid19, sebbene il numero di morti sia contenuto e la situazione sia oltremodo migliore rispetto a quella del Paese ‘madre’.

È chiaro che quel che preoccupa è l’evoluzione, tanto più se neanche a maggio agli italiani sarà consentito di rientrare. “I voli sono pieni, come noi saranno migliaia”. Il signor F. ci parla di un’altra coppia di termolesi che sta vivendo la stessa identica situazione. “Prima ci vedevamo, passeggiamo insieme. Ora possiamo solo chiamarci al telefono”.

La mail inviata al Consolato italiano pare non aver sortito effetto alcuno. “Ci hanno proposto voli alternativi, con la compagnia Neos con destinazioni Roma e Malpensa. Ma sono voli ‘teorici’, perché quando abbiamo provato a prenotare su internet non è stato possibile acquistare il biglietto”. In pratica una volta inserita la destinazione, il sistema si è bloccato e l’acquisto è divenuto impossibile. “Abbiamo provato più volte ma non c’è stato nulla da fare. Vorrei provare ad andare in aeroporto per l’acquisto del biglietto ma non si può,  qui ci arrestano”. Il signore termolese, che ha due figlie adulte che vivono in due città del Centro e Nord Italia, avrebbe dunque cambiato i piani, ma a quanto pare è impossibile. E ci racconta anche che una famiglia ci ha provato a recarsi in aeroporto per acquistare il biglietto. “Gli hanno chiesto 2000 euro più il costo delle valigie, e pagamento con la sola carta di credito”. Ma la famiglia in questione ha desistito: non poteva spendere quella cifra e oltretutto aveva solo il bancomat.

La preoccupazione c’è e si sente dalla voce del signore termolese che però ci tiene a ribadire: “Non ci stiamo lamentando, non pretendiamo certo l’aereo di Stato ma la situazione sta diventando tragica”.

Il pensiero, va da sé, è non solo quello del mancato ritorno (dopo mesi di attesa) ma ci si aggiunge lo spauracchio dell’infezione. “Per fortuna stiamo bene, non siamo malati. Ma se dovessimo essere contagiati preferiremmo trovarci in Italia. L’assistenza sanitaria qui c’è, d’accordo, se vado dal medico o in farmacia porto il tesserino italiano. Ma nel caso la situazione si aggravasse sarei più sicuro a Bologna (o in Italia). Qui è un’incognita”.

Le notizie dei media rispetto alla situazione italiana fanno, certo, paura. “Ci incoraggiano i dati sul calo dei contagi giornalieri, ma il numero dei decessi così alto ci spaventa”.

“Per adesso non è che stiamo soffrendo particolarmente, soffriamo come soffriremmo in Spagna o in Italia. Stiamo bene nei limiti del possibile, ma la prospettiva dei tempi ci spaventa. Vogliamo tornare nel nostro Paese e chiediamo alle Istituzioni di fare pressione alle compagnie aeree”. La vacanza, iniziata in tranquillità, è finita e sta assumendo risvolti drammatici.