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Il racconto degli operai Fiat: “Siamo figli di un dio minore?”

Come stanno vivendo gli operai della Fiat questi momenti così drammatici? Cosa dicono tra loro, cosa pensano, cosa vorrebbero? Sono proprio loro a raccontarlo.

“In questi giorni di ansia e apprensione per l’emergenza Covid-19 continua a tenere banco la questione sulla messa in sicurezza delle industrie. Alla FCA di Termoli il clima di grossa agitazione a mano a mano lascia spazio alla rabbia e all’indignazione di tutta la classe operaia.

Benché il presidente del Consiglio Giuseppe Conte abbia dichiarato di mettere in sicurezza tutti i lavoratori a costo di tenere chiuse le fabbriche per qualche giorno, alla FCA del comune molisano pare non ci sia questa necessità. Dopo una lunga serie di incontri fra i vertici aziendali e i sindacati nella serata di ieri è stata annunciata la chiusura solo di alcuni reparti per una settimana: il montaggio 8v e 16v, il motore V6 e il cambio M40 si fermeranno mentre il motore T4 e il cambio C520 lavoreranno regolarmente”.

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Questa decisione aveva già lasciato delle enormi perplessità. Alcuni operai si chiedevano come fosse possibile che non chiudesse tutto lo stabilimento. “Siamo figli di un Dio minore?”, “non basta che arriviamo dai nostri comuni negli autobus stipati come sardine, ora dobbiamo pure lavorare?” queste alcune dichiarazioni. Ma non è finita. Nella giornata di ieri è stato comandato il lavoro a gran parte degli addetti al motore 16v che dovranno recarsi al motore T4. Motivazioni? I capi reparto glissano” così ci è stato comunicato”. “Abbiamo una lista di operai e non sappiamo altro”. Ecco le risposte. In realtà pare sia stata una scelta dettata dal fatto che al motore t4 la percentuale di assenteismo per malattia sia senza precedenti”.

Il disappunto degli operai è enorme. “Come potranno tutti i comandati apprendere in una sola settimana l’attività lavorativa in tutta sicurezza in un reparto formato esclusivamente da linee di montaggio che richiedono un addestramento di settimane? Qualcuno gioca amaramente col termine “affiancamento” dicendo che è il momento peggiore per lavorare fianco a fianco.

Ed è vero – continua il racconto degli operai -. Il reparto in questione non è certo dei più grandi e mantenere le distanze di un metro è già arduo in condizioni normali. Figurarsi con tutta questa nuova forza lavoro che avrà bisogno di essere seguita passo passo”.

Gli operai sono allibiti. “Ci sentiamo traditi e abbandonati da tutti. Da Conte che ha ritenuto necessario far andare avanti le fabbriche ad ogni costo, pur non producendo tutte beni di prima necessità. Dal sindacato che non è riuscito a far valere la volontà degli operai di fronte ad una situazione di emergenza senza precedenti e dall’ azienda che mette il profitto personale davanti a tutto” Queste le dichiarazioni amare di alcuni dipendenti di fronte alla chiusura parziale dello stabilimento.

“Per quanto riguarda le misure di sicurezza richieste a gran voce dal Premier non c’è stata ancora una messa in atto. In officina si intravede qualche sporadico dispenser di gel disinfettante, di sanificazione nemmeno l’ombra, le distanze non vengono rispettate in tutte le aree e i dispositivi di sicurezza individuali non sono ancora stati forniti e tutti quelli che vengono adoperati sono autofinanziati dai dipendenti stessi.

Il caos continua a regnare sovrano in azienda. Un caos destinato a protrarsi ancora a lungo”.