Il piano di emergenza e gli ospedali: ecco perché Larino e Venafro vengono accantonati

Gli ospedali Vietri e SS Rosario sono inclusi nel Piano di emergenza stilato dall’Asrem ma attualmente non dispongono delle apparecchiature per la Rianimazione e non hanno abbastanza personale.

È in sintesi quanto riferito dal direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano al Tavolo dell’Unità di crisi dell’emergenza Covid-19 in Molise.

Riferendosi alle strutture di Larino e Venafro, Florenzano ha detto che “questi ospedali sono strutture di comunità e hanno quindi una presenza più infermieristica che medica, oltre a non essere dotati di terapia intensiva”.

Parole che sanno di pietra tombale anche rispetto alle pressanti richieste del primo cittadino di Larino e di un centinaio di altri sindaci molisani.

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“A Larino – ha proseguito il numero uno dell’Azienda sanitaria regionale – dai sopralluoghi tecnici effettuati, risulta che le apparecchiature che un tempo venivano impiegate per la rianimazione sono inutilizzabili perché incomplete per quel che occorre ad una terapia intensiva nell’ambito delle attuali prescrizioni. Per Venafro la situazione è simile. Ne consegue che allo stato non è ipotizzabile pensare di realizzare in quelle strutture due spoke Covid per la mancanza di posti di terapia intensiva, indispensabili ad alcuni malati di quel virus”.

Per la cura del Covid-19 gli ospedali Spoke (il secondo livello rispetto all’ospedale principale che è il Cardarelli) sono il Veneziale di Isernia e il San Timoteo di Termoli.

“Condizioni tecnico-scientifiche, invece, sono garantite negli stabilimenti sanitari di Campobasso, con l’Hub Covid, di Termoli e di Isernia, oltre che in altre strutture private presenti nel territorio regionale.

Larino e Venafro al contrario – ha detto ancora il Direttore – sono utilissime per ospitare pazienti che hanno bisogno di cure con livelli assistenziali meno complessi. Utilizzo che è già in atto, a cominciare dalla gestione del caso di Termoli, nel quale sono stati spostati in queste strutture, e anche in quella di Agnone, pazienti del San Timoteo per procedere alla sua sanificazione e quindi successiva riapertura. Ove se ne riscontrerà in futuro la necessità tale utilizzo sarà implementato”.

Per quanto riguarda l’ospedale di Campobasso, rispetto alla sua doppia funzionalità di erogatori di servizi ordinari e di Hub Covid, Florenzano ha precisato che “sono stati definiti percorsi distinti e separati che evitano commistioni tra personale ed ammalati dell’una e dell’altra organizzazione, al fine di garantire l’assoluta sicurezza di tutti i soggetti ospitati”.