Il Decreto spinge: Prof Unimol e azienda Oratino pronti a produrre nuove mascherine

Le mascherine, queste fantomatiche compagne di quarantena. In tv e quando facciamo la spesa, siamo abituati a vedere la gente con naso e bocca protetti al punto che chi gira a viso scoperto ci dà pure comprensibilmente fastidio.

Chi le cerca, chi le realizza con improbabili taglia e cuci, chi le produce con tutti i crismi e poi le sottopone al controllo necessario per superare l’esame di affidabilità ed efficacia.

Di quest’ultima categoria fanno parte alcuni cittadini oratinesi che, dalla scrivania di casa, hanno deciso d’impegnarsi per dare pure loro una mano alla collettività molisana. Del resto, nel fresco di stesura maxi decreto ‘Cura Italia’ c’è un articolo aggiunto che incentiva la produzione di mascherine chirurgiche in deroga alle vigenti norme e conferma gli incentivi a fondo perduto alle imprese che già le producono. Quale migliore occasione per provare e rendersi utili?

E allora, dal gruppo whatsapp del Comitato civico che anima un buon pezzo della comunità oratinese, è partita l’idea di cimentarsi nell’impresa. Il Professor Catello Di Martino, docente Unimol presso la Facoltà di Scienze e Tecnoogie Agrarie e Forestali, è una delle menti dell’iniziativa il cui braccio operativo è la ditta F.EMO. di Fernando Miniello. Quest’ultimo ieri pomeriggio ha inviato alla Sala Operativa della Protezione civile regionale una mail che le foto dei prototipi e una scheda tecnica che sarà accuratamente verificata dai tecnici, seguendo la procedura come da Decreto. 

mascherine Miniello

“La lavorazione è a mezzo laser a CO2 successivamente incollato con colla a caldo – spiega -. La particolarità del progetto è quella di permettere con estrema facilità la sostituzione del filtro in TNT o cotone idrofilo ogni volta che sia necessario. Il materiale utilizzato è prodotto dalla ditta Rentalik ed è prodotto ad uso scolastico, antibatterico e antifungino, igienizzabile con comuni detergenti”. Si tratta di materiale polimerico, l’Etilene Vinile Acetato (Eva) denominato commercialmente anche in altri modi.

Il Professor Di Martino, che abbiamo avuto il piacere di conoscere per altre iniziative legate al suo prezioso lavoro di ricerca scientifica per l’Università del Molise, ci racconta invece la genesi del progetto e lo studio che ne è alla base. “Parlando in chat – spiega – abbiamo trovato diversi punti di contatto e la volontà comune di dare un contributo alla comunità molisana. Le mascherine rappresentano uno strumento essenziale in questa fase, per cui le nostre attenzioni si sono concentrate sulla loro realizzazione. Andando più a fondo, abbiamo capito che la maschera più efficace è quella che aggiunge all’azione meccanica una trappola chimica in grado di neutralizzare il virus per azione di contatto”.

Il Professore universitario aggiunge: “Il virus che ha sconvolto la nostra quotidianità è 100 volte più piccolo di un batterio e non è visibile nemmeno con le potenti ottiche di un microscopio, così per poterlo vedere e fotografare bisogna ricorrere alla microscopia elettronica. Questo è il motivo per cui le mascherine non esercitano una efficace barriere fisica al virus che può facilmente attraversare la trama del tessuto da 100 a 1000 più ampia”.

L’auspicio del Professor Di Martino e di Fernando Miniello (in foto) è che il prototipo sia esaminato presto e che passi il test: Abbiamo lavorato con il laser e una stampante 3D spiega Miniello – facendo attenzione a tutti i particolari, compreso quello estetico (le maschere sono di vario colore, ndr). Chiediamo quindi un parere tecnico e – conclude – eventuali suggerimenti per poter produrre le maschere”. Iniziativa interessante e opportuna. Speriamo bene per gli ideatori e per tutti noi: vista la carenza di mascherine e la massiccia richiesta, sarebbero stati tempo e lavoro spesi nobilmente.