Il Covid19 spegne anche il Corpus Domini: si farà in inverno e sarà un’edizione “contagiata” da baci e abbracci

Il 14 giugno il capoluogo di regione avrebbe celebrato la sfilata dei "misteri" del Di Zinno ma non ci sarà perché seppure l'emergenza dovesse terminare poco prima di quella data, il ritorno alla normalità non sarà immediato. Gravina: "Appena possibile lavoreremo ad una soluzione, per esempio potremmo ripetere il successo già riscontrato a dicembre"

Corpus Domini, la festa di Campobasso. Quella dei Misteri del Di Zinno, che celebra l’identità culturale di questa terra in un trionfo di costumi, tradizioni, colori, musiche e migliaia di persone che in occasione di quel giorno riempiono ogni angolo della città per tre giorni di seguito fino all’apoteosi che si consuma la domenica quando sfilano “santi, angeli e demoni”.

Il coronavirus, quest’anno, il 14 giugno non permetterà alcuna festa. Nessun omaggio. Non ci sarà alcuna piazza colma all’inverosimile. Né alcuna tradizione che tenga.

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Non che in un momento tanto delicato per il mondo, chi scrive pensi a leggerezze di questo genere, ma – dopo il silenzio imposto dal Covid pure sul venerdì santo – una domanda su quella che non è solo una semplice festa cittadina bensì un evento lungo tre giorni e capace di smuovere (non solo il cuore) pure le dinamiche economiche più assopite; beh una domanda su questa festa – che non si farà – avvertivamo la necessità di porla.

E il primo cittadino, Roberto Gravina, pur non sentendosela di annunciare formalmente che il Di Zinno quest’anno non vedrà sfilare i suoi “misteri”, perché animato dalla speranza che tutto finisca molto prima, ammette anche che “seppure uscissimo da questo momento sciagurato qualche settimana prima del 14 giugno, è sotto gli occhi di tutti che un assembramento di migliaia di persone dopo quanto stiamo passando, sarà impossibile”.

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E allora un Corpus Domini chiuso al pubblico “non avrebbe senso” e dunque “dobbiamo metterci tutti attorno ad un tavolo e pensare ad una edizione straordinaria da posticipare, magari in autunno oppure in inverno – visto anche il successo riscosso da quella proposta in occasione delle celebrazioni per il Di Zinno – per festeggiare magari contemporaneamente anche la vittoria sulla guerra contro Coronavirus”.

L’unico modo per affrontare e superare le difficoltà è farlo insieme. E Gravina confessa che in questo momento così delicato insieme “dobbiamo  prima di tutto rispettare le regole per evitare che il contagio continui a diffondersi”. E poi comunicare o decidere il destino di appuntamenti che significano tanto per una realtà locale sotto molteplici aspetti senza incontri, senza interfacciarsi “da soli non si può”.

Dopo Pasqua sarebbe iniziato il rito delle selezioni per i figuranti dei quadri viventi, quello dei costumi, insomma quella fase preparatoria che affascina e alimenta l’ansia dell’attesa per il grande giorno. Non si farà. O meglio, impossibile pensare che questa avvenga in piena pandemia.

Difficoltà, sì, inutile negarlo. Siamo una popolazione che ha fatto di questo avvenimento collettivo e conviviale il suo punto di forza. Oggi a quella dimensione, Campobasso e la sua gente è forzatamente chiamata a rinunciare.

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Non possiamo neanche stringerci la mano e dirci a vicenda “Passerà presto” mentre quest’altra rinuncia entra prepotentemente nel canovaccio di quelle già note.

Non possiamo darci una pacca sulla spalla, né consumare l’amarezza davanti ad un caffè in compagnia. Il “mostro” lo impedisce. Però mentre lo fa alimenta anche la rabbia verso una vittoria agognata e bramata, sentimento che farà passare in secondo piano lo slittamento delle due festività per eccellenza (Venerdì Santo e Corpus Domini ndr) e alimenterà invece la voglia di correre in piazza quando questo sarà finito.

Al momento è difficile, viviamo una dimensione anomala sospesa tra notizie angoscianti e ipotetiche. L’unica certezza è che bisogna rispettare le regole. Solo così possiamo farcela, dobbiamo farcela. E Campobasso organizzerà una grande memorabile sfilata dei Misteri durante la quale ci terremo per mano, ci stringeremo e ci abbracceremo come mai accaduto prima. Perché abbiamo tantissimo tempo da dover recuperare. E allora seppure in inverno, l’importante è che quel momento arrivi. Alla faccia del Covid19.