‘Guerra’ per i pazienti covid, Neuromed fa ricorso contro Asrem: “Ha rifiutato trasferimento al Cardarelli”

Si discuterà il prossimo 1 aprile a Isernia il ricorso con cui la clinica della famiglia Patriciello ha chiesto al giudice un "provvedimento d'urgenza" sul trasferimento a Campobasso dei pazienti risultati positivi al coronavirus al quale l'Azienda sanitaria si era opposta. L'istanza è stata depositata lo stesso giorno in cui la Direzione sanitaria ha trovato l'Intesa con la Regione sui posti di terapia intensiva. Ma ora il pronunciamento del giudice potrebbe rimettere tutto in discussione.

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Due giorni fa sembrava fosse arrivata la schiarita dopo giorni di tensione sul rifiuto dell’Azienda sanitaria regionale di ospitare al Cardarelli di Campobasso, ospedale hub Covid in Molise, i nove pazienti Neuromed risultati positivi al coronavirus.

In un comunicato stampa la direzione sanitaria della clinica ha pure annunciato di aver trovato l’intesa con la Regione Molise confermando che all’interno dell’istituto di Pozzilli sarebbero stati allestiti quattro posti letto di Terapia Intensiva.

In cambio i malati del Neuromed che hanno bisogno del ricovero in Malattie Infettive ma non bisognevoli di cure intensive” sarebbero stati trasferiti “all’ospedale Cardarelli di Campobasso individuato, come noto, quale hub per i covid. In tal modo Neuromed potrà progressivamente riprendere la sua attività quale struttura di eccellenza nel settore delle Neuroscienze per pazienti non covid”. Era il 26 marzo.

Pace fatta con la Regione? Non proprio. Covava il fuoco sotto la cenere. Il giorno prima dell’accordo, probabilmente a poche ore di distanza dall’incontro a Campobasso fra personale della Direzione Neuromed e della Direzione Salute della Regione Molise, il Neuromed ha depositato un ricorso contro l’Azienda sanitaria regionale guidata dall’avvocato Oreste Florenzato, nominato un mese fa dal presidente Donato Toma. Una dichiarazione di guerra giocata sul doppio filo delle dichiarazioni ufficiali e delle istanze presentate in Tribunale.

Il ricorso è stato notificato lo scorso 25 marzo all’Asrem che nel frattempo ha dovuto nominare un proprio legale di fiducia, l’avvocato Lorenzo Lentini. Mentre l’udienza è stata fissata presso il Tribunale di Isernia il 1 aprile, quando un giudice sarà chiamato a valutare le ragioni esposte dal Neuromed.

La clinica privata “ha lamentato che, essendo un Istituto specializzato per la cura delle patologie neurologiche e non avendo reparti né per le malattie infettive né per la pneumologia, ha inoltrato alla Asrem la richiesta di trasferimento all’ospedale “Cardarelli” di Campobasso dei pazienti infetti da covid-19 ricoverati presso la propria struttura”. Richiesta che ha avuto “riscontro negativo”.

Quindi nel ricorso Neuromed ha chiesto al giudice di “ordinare all’Asrem di disporre l’immediato trasferimento dei pazienti affetti da covid -19 presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso” con “provvedimenti d’urgenza”.

Tra le richieste di Neuromed anche quella di “condannare l’Asrem al pagamento delle spese di lite”. Quindi se l’Azienda sanitaria dovesse perdere in giudizio, dovrà pagare la causa con i fondi del proprio bilancio, ossia soldi pubblici. 

Insomma nel bel mezzo dell’emergenza legata all’aumento dei contagi da coronavirus scoppia anche la ‘bomba’  tra Neuromed e Asrem, l’una contro l’altra ‘armate’.

In attesa di capire se il pronunciamento del giudice rimetterà tutto in discussione, alla querelle giudiziaria fanno da sfondo i rapporti e gli equilibri politici. Forse anche la tenuta dello stesso governo guidato da Donato Toma: Aldo Patriciello, la cui famiglia gestisce la clinica di Pozzilli, è un alleato troppo importante per il presidente della Regione. Il sostegno dell’europarlamentare è fondamentale per qualsiasi forza politica intenzionata a governare il Molise. Le esperienze di Michele Iorio e di Paolo di Laura Frattura insegnano.

Ecco perché le conseguenze della ‘guerra’ tra Neuromed e Asrem potrebbe lasciare macerie non solo in campo sanitario, ma anche in quello politico. O potrebbe far saltare qualche poltrona a causa di un ‘no’ di troppo.

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