Francesca, la ricercatrice bloccata in Spagna: “Non posso tornare, qui c’è una quarantena reale”

La 25enne ha vinto un dottorato di ricerca e abita a Tarragona, poco distante da Barcellona. Con l'emergenza coronavirus sono stati vietati gli spostamenti e bloccati i voli. "Qui c'è una quarantena reale, non possiamo uscire di casa", racconta. "Per le strade le auto della Polizia ricordano che è vietato uscire di casa. Nostalgia di casa? Sono un po' preoccupata, ma so che i miei sono responsabili".

Per fortuna che ci sono cellulari, pc e tutte le applicazioni e altri software per le videochiamate. E’ l’unico modo per permetterle di comunicare con la sua famiglia. Lei si chiama Francesca Manocchio, ha 25 anni ed è una ricercatrice a Tarragona, città di 130mila abitanti poco distante da Barcellona. La sua famiglia abita in Molise, il padre Nicola è stato il sindaco di Fossalto.

Vive in Spagna da qualche mese dopo aver vinto un dottorato di ricerca in Nutrigenomica, ossia la scienza che studia la relazione tra gli alimenti e i benefici sul dna, che accerta quali sono gli alimenti che possono far bene per contrastare determinate malattie come il diabete.

Tornare nella nostra regione ora è impossibile: in Spagna sono vietati tutti gli spostamenti, non ci sono voli per tornare in Italia. La situazione è drammatica come nel nostro Paese: la pandemia causata dal covid-19 ha provocato circa 3434 vittime e oltre 47mila casi. Anche qui sono state necessarie misure urgenti, stringenti e drastiche contro la pandemia che si sta diffondendo inesorabilmente, con curve altissime. Dati per il momento che sono secondi solo a quelli italiani. Ma nel nostro Paese l’infezione è iniziata prima.

“Presto arriveranno mascherine, guanti, tute protettive negli ospedali, oltre a ventilatori e kit per i test”, ha promesso ieri (25 marzo) la presidente della Commissione europea.

In Spagna è in vigore lo stato di emergenza. Sono stati ordinati 6 milioni di tamponi per individuare gli asintomatici. I test a tappeto saranno effettuati prima sul personale sanitario e sugli operatori delle case di cura. Inoltre sono stati chiusi negozi, scuole, università e attività commerciali scatenando la corsa ai supermercati.

“La gente si è fatta prendere dall’ansia, ha comprato di tutto, soprattutto carta igienica, formaggio e carne”, racconta Francesca a Primonumero dal suo ‘speciale osservatorio’ di Tarragona. “Esco solo per fare la spesa, è tutto chiuso a parte alcune aziende che continuano a lavorare creando comunque preoccupazione tra i dipendenti che hanno paura di contrarre il virus. Io sono fortunata: lavoro da casa tramite lo smart working. So che mi trovo in una situazione privilegiata”.

Tuttavia, se ci dovesse essere un’emergenza a casa ‘sua’ in Molise, “non c’è possibilità di tornare  e questa cosa da un lato mi preoccupa. Al tempo stesso però so che in famiglia sono tutti responsabili, stanno rispettando le regole. So che i nonni stanno in casa, isolati. Mia sorella va a fare loro la spesa così non escono e non rischiano il contagio”.

Francesca cerca di vedere anche il bicchiere mezzo pieno: “Io ho una vita dinamica e in questo periodo cerco di dedicarmi ad attività che normalmente non riesco a fare: dipingo, faccio yoga, sto perfezionando lo studio del catalano (Francesca già parla l’italiano, lo spagnolo e l’inglese, ndr)”.

Quindi niente drammi.

Qui c’è una quarantena reale, non possiamo uscire di casa. Per le strade – racconta Francesca – passa la Polizia che col megafono ricorda che è vietato uscire di casa. Certo, non è come in Cina perché come in Italia parliamo di Stati democratici. Ma anche qui è stata necessaria un’ulteriore stretta perché dopo la chiusura di scuole e università le persone andavano a passeggiare sul lungomare e sulle spiagge che poi sono stati sbarrati, così come sono stati chiusi i parchi”.

Ma gli spagnoli stanno sostanzialmente rispettando le direttive: “Nel mio piccolo, tra le persone che conosco e vedendo sui social, posso dire che si rispettano le regole, a cominciare da quelle sull’igiene che hanno introdotto anche qui. Poi come in Italia pure qui si organizzano flashmob sui balconi”.

Certo, il rischio contagio tiene in apprensione tutti anche in Spagna, dove il primo caso si è registrato a Madrid. Ma poi si è diffuso in altre regioni. Ad esempio in Catalogna, dove Francesca vive.

Con la chiusura delle università gli studenti sono tornati a casa e i positivi al covid-19 stanno aumentando in maniera esponenziale, come avvenuto in Italia dopo l’esodo dalle regioni ‘rosse’ del Nord.

Francesca cerca di essere ottimista: “Non esco più. Se ho nostalgia di casa? Ho fatto già l’Erasmus e sono stata cinque mesi lontana dalla mia famiglia”.