Ecco la città che non resta a casa: traffico in tilt e strade intasate. Scattano controlli e multe

Arrivano davvero le contravvenzioni per chi esce dalle proprie abitazioni senza averne necessità. Questa mattina caos in via Mazzini come fosse un giorno qualunque. I carabinieri hanno fermato decine di automobilisti

Arrivano davvero le multe per chi esce di casa senza averne necessità. Questa mattina a Campobasso scene di un giorno ordinario. In via Mazzini il traffico in tilt e le strade intasate come se non esistesse alcun decreto da rispettare. Quasi valessero a nulla i continui appelli a restare in casa per evitare la propagazione del virus e ad uscire soltanto in tre casi specifici che tutti dovremmo ormai avere bene memorizzato. Invece no. E la foto a corredo dimostra una città che a casa ha scelto di non rimanere.

I carabinieri davanti ad una scena quasi surreale hanno deciso quindi di intervenire e fermare tutti gli automobilisti chiedendo i documenti e le motivazioni che li avevano costretti a mettersi alla guida. Multe e contravvenzioni per tutti coloro che non hanno fornito alcuna motivazione valida o mendace.

Ora più che mai le sanzioni sono necessarie per convincere anche i più incoscienti o riottosi a ridurre i rischi di contagiarsi e contagiare gli altri. Per il bene di tutti.

Il divieto di uscire di casa (esteso a tutto il territorio nazionale) senza validi motivi probabilmente non è ancora stato recepito. Dunque è quanto mai necessario il pugno di ferro.

I provvedimenti governativi vietano gli spostamenti senza validi motivi, a prescindere da come avvengono

Al controllo su strada, viene chiesto il motivo dello spostamento. Deve rientrare fra: lavoro, se si svolge un’attività tra quelle non soggette alle chiusure forzate (quindi è consigliabile portare con se un documento che comprovi dove si lavora, dal badge aziendale al biglietto da visita, meglio ancora se accompagnato da una dichiarazione del datore di lavoro che attesta l’impossibilità di organizzare l’attività con modalità alternative come lo smart working); salute (quindi verrà chiesto se lo si può dimostrare con la prenotazione di una visita specialistica o di un esame o in qualche altro modo); rientro alla propria abitazione;  necessità reale (fare la spesa di beni primari come latte, burro, pane, pasta, riso o frutta – mentre su altri alimentari si potrebbe obiettare che non sono indispensabili -, accudire un parente anziano o altre esigenze realmente fondamentali).

C’è di più, chi crede che tutto ciò viene autocertificato e non sarà mai controllato a posteriori sbaglia. Non solo perché mette a repentaglio la salute di tutti, ma anche perché gli agenti possono ritenere infondata la motivazione fornita.

A questo punto, scatta una denuncia penale per inottemperanza all’ordine di un’autorità (articolo 650 del Codice penale). Si rischiano l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro. Se si dichiara il falso (cosa accertabile anche in un secondo momento, con un’indagine), scatta l’articolo 495, che normalmente prevede la reclusione da 1 a 6 anni (ci sono poi ulteriori aggravanti).

E se durante il controllo non si tiene un comportamento corretto, si possono configurare anche altri reati, come la resistenza a pubblico ufficiale.