Adolescenti che ‘respirano’ il Covid: sono resilienti e la differenza la fanno i genitori

I due ragazzi molisani positivi al coronavirus non sono i primi in Italia né saranno gli ultimi ma i giovanissimi rispetto a questo fenomeno hanno mostrato grande consapevolezza, trasformando spesso la sfida in responsabilità. Al riguardo la psicoterapeuta Elda Corazzin suggerisce: “In questa fase è determinante un dialogo aperto e sincero in famiglia”

I due adolescenti molisani positivi al Covid-19 stanno bene. Vivaddio.

Hanno il virus, ma non hanno sintomi e verosimilmente la causa del contagio sta in un familiare positivo ma poco importa. Non sono gli unici in Italia e non saranno neanche gli ultimi, purtroppo.

Ma come vive un adolescente – oppure un bambino- chiuso per giorni e giorni in isolamento? Come tutti gli altri.

Segue la didattica online, si cimenta in lunghe video chiamate con i compagni, non mancano le sfide alla play né gli allenamenti a casa per mantenersi in forma. Soprattutto approfittano anche per fare lunghe chiacchierate con la mamma o con il papà.

Le statistiche spiegano che i ragazzi possono ammalarsi, in misura minore dei più anziani, ma succede anche a loro. E i nostri due teenager positivi potremmo definirli, come hanno fatto le autorità sanitarie,“soggetti in buone condizioni” e tanto basta a sollevarci.

Per fortuna il problema però è come gestire la paura che potrebbe prendere il sopravvento rispetto alle tante notizie, non sempre positive, che arrivano dall’Italia e dal mondo. Ma, soprattutto, rispetto alle troppe (e abominevoli) fake che riempiono social e chat sui telefonini.

Intanto è indispensabile non stressare i ragazzi. Fortunatamente, loro si lasciano facilmente coinvolgere da numerose altre attività. Grazie anche al mondo multimediale mantengono ugualmente i contatti con i compagni,  con la scuola, con gli hobby e non sono insensibili ad altri stimoli che li conducono verso la ricerca di nuovi interessi come, per esempio, il cucinare insieme.

All’osso: la regola fondamentale è lasciarli tranquilli nella continuazione del loro mondo e servirsi di questo periodo per costruire un dialogo aperto, empatico e costruttivo.

Ma un adolescente che scopre di essere positivo al Covid come deve affrontare questo momento iniziale di comprensibile incertezza e cosa possono fare i genitori?

“Iniziamo con il dire – spiega la psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, Elda Corazzin–  che i ragazzi si sentono sollevati se possono esprimere e comunicare la loro inquietudine in un ambiente sicuro che sia capace di supportarli”.

Dunque  “il genitore, soprattutto in questo momento,rappresenta la base sicura per il ragazzo, in grado di rassicurarlo ed aiutarlo a gestire le comprensibili preoccupazioni. Con gli adolescenti bisogna cercare di stabilire una buona comunicazione, un dialogo aperto e schietto. Bisogna rassicurarli sul fatto che questo tipo di patologia ha generalmente sui più giovani una sintomatologia lieve. Allo stesso tempo è importante capire  cosa l’adolescente sa riguardo al Covid-19”.

 

La dottoressa Corazzin calca sulla necessità del dialogo aperto e guidato per capire quali idee i ragazzi si siano fatti di questo problema. E qualora dovessero emergere opinioni sbagliate o confutabili, dovute ad una informazione scorretta, dobbiamo metterli a conoscenza dell’infondatezza di certe notizie per eliminare, in questo modo, ogni forma di eventuale paura”.

 “Quello della cattiva informazione – continua la psicoterapeuta – è un problema rilevante, a fronte delle centinaia di bufale e fake che girano sui social e sui telefonini strumenti di grande utilizzo da parte dei più giovani, i quali quindi sono esposti, più di altri, a false notizie e per questo possono crearsi paure immotivate ed esagerate. Gli adolescenti, infatti, non hanno gli stessi strumenti critici degli adulti per valutare l’attendibilità di una fonte,pertanto il dialogo diventa l’arma più importante per scoraggiare ogni influenza di questo tipo”.

Due direttrici, dunque, per affrontare l’isolamento con o senza sintomi: sincerità e dialogo.

La cosa più sbagliata da parte di un adulto sarebbe quella di chiudersi al confronto sul problema, nel tentativo di proteggere il proprio figlio da un’emotività negativa. “Condotta che non sarebbe funzionale perché non consentirebbe all’adolescente – spiega l’esperta – di elaborare le proprie emozioni e di sentirsi autorizzato ad esprimerle, perché, ricordiamolo, le emozioni, anche quelle negative, vanno espresse. E per sentirci meglio è necessario sapere  di poterlo fare e quindi l’altro (in questo caso il genitore)  deve farci capire che è pronto a ricevere questa comunicazione emotiva. Dunque,la mamma o il papà diventano in questa fase interlocutori fondamentali a fronte anche dell’allontanamento dai pari”.

Riguardo alla misura dell’isolamento per i positivi e alla medesima restrizione anche per chi non ha subito il contagio, a prescindere da aspetti specifici, la psicoterapeuta Elda Corazzin sottolinea: “Possiamo trasformare queste restrizioni in sfide, opportunità per collaudare un’abilità importante: quella della responsabilità”.

Diciamo ai nostri ragazzi: il tuo impegno al rispetto delle regole contribuirà a proteggere le persone, soprattutto le più deboli, da questo virus. Anche tu, come tanti altri, potrai fare la differenza. Il mondo te ne sarà grato.