Mercato della cocaina in casa, 7 condanne per spaccio. 8 anni di carcere alla “commercialista” del sodalizio

Il giudice del Tribunale di Campobasso ha condannato le prime persone che avevano scelto il rito abbreviato e coinvolte nell'inchiesta 'Drug market' che ha consentito di smantellare un sodalizio criminale che operava tra via Romagna e via Toscana. Condanna più pesante per F.D., colei che si occupava di 'trattare' sul prezzo e sulla qualità della sostanza stupefacenti: 8 anni e 6 mesi di carcere. Pene più lievi per gli altri sei imputati difesi dagli avvocati Verde e Tolesino.

A distanza di quasi un anno dagli arresti sono state emesse le prime condanne relative all’operazione ‘Drug market’, l’inchiesta che ha consentito di smantellare il clan campobassano dedito al traffico di cocaina tra via Romagna e via Toscana, nel cuore del quartiere San Giovanni.

Durante la maxi operazione avvenuta la notte dello scorso 1 marzo, undici misure cautelari sono state eseguite, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della Procura, dai Carabinieri del Nucleo operativo di Campobasso. Tre persone sono state arrestate, sette sono finite ai domiciliari. In manette pure un ragazzo di 27 anni arrestato in flagranza di reato perché trovato in possesso di 150 grammi di marijuana. Non solo. Quella notte sono state eseguite venti perquisizioni tra Campobasso, San Severo e a Succivo (in provincia di Caserta), queste ultime le due città in cui gli spacciatori del capoluogo si rifornivano di sostanze stupefacenti.

Questa mattina – 17 febbraio – per sette delle undici persone indagate si è concluso il rito abbreviato e il giudice del Tribunale di Campobasso Roberta D’Onofrio ha emesso la sentenza di condanna. Quella più pesante – 8 anni e 6 mesi di carcere – a carico di una delle donne del sodalizio criminale: F.D.. Lei era la ‘commercialista’ del clan, colei che abitava in uno degli appartamenti nei quali la droga veniva tagliata, confezionata e a volte consumata anche davanti agli occhi di bambini. Si occupava della ‘compravendita’, delle trattative sul prezzo e sulla qualità della roba venduta.

Invece pene più lievi per i due imputati a cui è stata addebitata la semplice detenzione ai fini di spaccio: tre anni e due mesi per P.C., un anno e quattro mesi per A.S. (con pena sospesa). Entrambi erano difesi dall’avvocato Silvio Tolesino.

Il giudice ha accolto la sua tesi riconoscendo che non vi erano gli elementi per definire un gruppo di persone che si conoscono e autori di presunte piccole cessioni di droga come un’associazione a delinquere. Venuta meno questa accusa, la loro posizione si è alleggerita: i due sono stati condannati per episodi limitati allo spaccio.

Non è stata riconosciuta l’associazione a delinquere nemmeno per altri altri imputati difesi dagli avvocati Carmine e Alessio Verde. “Sono stati sì condannati, ma per semplice associazione finalizzata al piccolo spaccio – ha spiegato l’avvocato Verde – è venuto meno molto dell’impianto accusatorio iniziale”.

Quindi nella sentenza sono stati condannati i tre fratelli C.V., G.V. ed E.V.: il primo deve scontare sei anni ed 8 mesi, il secondo 6 anni, il terzo 6 anni e un mese.

Dunque complessivamente le condanne inflitte con il rito abbreviato ammontano a 56 anni di reclusione, ed al momento gli indagati restano in carcere o ai domiciliari.

“Queste condanne  – si legge in una nota diramata dal Comando provinciale dei Carabinieri di Campobasso – seguono a distanza di un paio di mesi quelle inflitte ai 15 indagati dell’operazione Lungomare, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo, che avevano scelto il rito abbreviato. Anche in quel caso le condanne superarono i 50 anni di reclusione e confermarono, così come è avvenuto quest’oggi,  l’impianto accusatorio della Procura Distrettuale di Campobasso”.

Drug market” è stata un’inchiesta che ha permesso di riscontrare un diffuso fenomeno di consumo di cocaina supportato da un sodalizio criminale composto principalmente dagli esponenti di due famiglie locali che, avvalendosi di numerosi affiliati, parenti e amici, hanno smerciato la droga con un sistema ben collaudato in tutta la città di Campobasso. Le due famiglie avevano messo in piedi un vero e proprio mercato della droga che veniva spacciata all’interno dei loro appartamenti dove, ad ogni ora del giorno, decine di acquirenti si recavano per acquistarla. In quelle abitazioni, come ricostruito dagli inquirenti, avvenivano oltre 1500 cessioni di sostanze stupefacenti. Tutto avveniva mediante contatti preventivi tra acquirenti e spacciatori oppure mediante un linguaggio ‘in codice’.