Stop al metanodotto nel bosco Corundoli: l’area è demaniale, il Comune annulla l’autorizzazione

Il consiglio comunale ha votato la revoca dell'autorizzazione al passaggio del gasdotto Larino-Chieti dopo aver scoperto l'uso civico di parte dei terreni che renderebbe nulli gli atti precedenti

Il Comune di Montecilfone ha revocato gli atti che avevano concesso alla società Sgi la realizzazione all’interno del bosco Corundoli del famoso metanodotto Larino-Chieti. Ha del clamoroso la decisione adottata questa mattina 8 febbraio dal Consiglio comunale che in pratica cancella quanto deciso nel dicembre 2018 dalla Vecchia amministrazione guidata da Franco Pallotta in un precedente assise comunale.

Alla base della revoca della delibera di un anno fa c’è infatti la scoperta che parte di quei terreni dove la società Gasdotti Italia spa aveva già iniziato a costruire il metanodotto è gravata da uso civico essendo di proprietà demaniale.

Per questo motivo la costituzione di servitù di metanodotto e del passaggio su aree di proprietà comunale viene ritenuto completamente nullo. La decisione è stata votata a maggioranza e tutto il gruppo guidato dal sindaco Giorgio Manes ha votato a favore della revoca, mentre L’opposizione dell’ex primo cittadino Franco Pallotta si è astenuta sul punto.

Metanodotto

La vicenda sta facendo molto discutere da un paio di anni a questa parte a Montecilfone anche grazie alla creazione di un comitato ambientalista che prende il nome di ‘I discoli del Sinarca’ che protesta contro la realizzazione dell’opera rilevando come rischi di pregiudicare un tratto di bosco e di deturpare per sempre un’area di pregio naturalistico.

Proteste che hanno portato all’attenzione pubblica i rischi ambientali della realizzazione di un metanodotto in quella area, dove peraltro sono stati scoperti anche dei reperti archeologici proprio durante gli scavi per i lavori.

scavi necropoli metanodotto

I lavori di recente si erano fermati, proprio quando il comune di Montecilfone aveva scoperto la destinazione ad uso civico di parte di quel terreno e l’aveva comunicato a Società Gasdotti Italia costringendola a bloccare il cantiere.

Nella delibera votata questa mattina 8 febbraio viene citato testualmente: “essendo venuto a conoscenza degli uffici comunali che sul terreno insiste l’uso civico e che tale fondamentale dato fattuale e giuridico è stato inspiegabilmente sottaciuto al consiglio comunale” facendo chiaro riferimento a quanto deciso dalla passata Amministrazione.

L’amministrazione Manes si è fatta forte del parere legale dell’avvocato Simone Coscia e in una nota del sindaco ha comunicato a Società Gasdotti Italia e allo stesso tempo alla regione Molise, al Ministero per lo Sviluppo Economico, alle competenti procure della Repubblica, al notaio davanti al quale era stata firmata la servitù di passaggio e all’ex sindaco Franco Pallotta “la nullità assoluta degli atti posti in essere e la necessità di una nuova valutazione tecnico-amministrativa estimativa”.

In un altro passaggio della delibera c’è un nuovo velato atto d’accusa nei confronti della precedente Amministrazione quando si scrive che “la falsa rappresentazione dei fatti perpetrata con l’omissione del dato pacifico della natura demaniale civica del bosco di Corundoli ha omesso i diritti di informazione e partecipazione della collettività proprietaria, ha svilito il valore paesaggistico del bene collettivo ed è stata determinante nell’omessa considerazione dei tracciati alternativi, opzione da ritenersi prioritaria rispetto alla riduzione e compensazione degli impatti negativi, viziando allo stesso tempo le valutazione di impatto ambientale e paesaggistico e il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che approvava il progetto definitivo dell’opera”. Si blocca quindi un cantiere che era stato pesantemente contestato e che è al centro di una battaglia ambientalista, ma non è da escludere che la Società Gasdotti Italia spa possa adesso ricorrere alla giustizia amministrativa.

trivelle bosco corundoli

L’Amministrazione Manes si era già opposta a un progetto di modifica di un impianto già esistente, quello voluto dalla società Snam che aveva chiesto alla regione Molise l’autorizzazione per operare un ampliamento del gasdotto fra San Salvo e Biccari senza in alcun modo comunicarlo al Comune di Montecilfone e arrivando persino a portare le trivelle nel cantiere, prima che intervenissero i Forestali.

 

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