Spese pazze per ristoranti e telefoni, condannato a 4 anni ex consigliere Di Pasquale

I giudici del Tribunale di Campobasso hanno deciso anche la confisca dei conti correnti a lui intestati per 208mila euro, oltre alla interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'ex consigliere eletto nel centrodestra nel listino di Michele Iorio ritenuto colpevole di peculato e di aver spese soldi pubblici soprattutto in ristoranti e telefonate, dunque non per finalità legate specificatamente alla sua attività di consigliere regionale. Annunciato il ricorso in Appello.

Inchiesta sulle spese pazze dei consiglieri regionali: oggi la sentenza per Camillo Di Pasquale, ex esponente del centrodestra e inquilino di palazzo D’Aimmo tra il 2006 e il 2011.

Eletto nel listino dell’ex governatore Michele Iorio alle Regionali del 2006, è stato condannato a 4 anni di reclusione. I giudici del Tribunale di Campobasso hanno deciso anche la confisca dei conti correnti a lui intestati per 208mila euro, oltre alla interdizione perpetua dai pubblici uffici.
E’ stato riconosciuto colpevole di peculato e di aver speso, appunto, 208mila euro di soldi pubblici soprattutto in ristoranti e telefonate, dunque non per finalità legate specificatamente alla sua attività di consigliere regionale.

La sentenza di primo grado è stata emessa dal Tribunale di Campobasso oggi (26 febbraio), quasi quattro anni dopo l’inizio del processo avviato nel 2016 in seguito all’inchiesta della Procura che ha voluto accertare come gli eletti spendessero i finanziamenti pubblici concessi ai gruppi in Consiglio regionale.

Per i giudici Camillo di Pasquale dovrà risarcire anche la Regione Molise e il Codacons che si erano costituiti parte civile nel processo. L’ammontare dell’importo sarà stabilito in un secondo momento, intanto l’avvocato Fabio Del Vecchio (legale rappresentante del Codacons) commenta: “La sentenza ha dato atto del risultanze venute alla luce durante l’istruttoria dibattimentale in cui emerse che le spese in questione non erano giustificate in relazione alla finalità istituzionale”.

La difesa di Di Pasquale ha annunciato ricorso contro il verdetto del primo grado.