Scorribande nel Castello e ‘partite a carte’ con Cuoco: l’infanzia magica a Civitacampomarano diventa un romanzo

Vedrà la luce fra pochi mesi il libro 'Civitas Dei', quinta opera in prosa di Antonio Andriani. Un romanzo ambientato nell'amata Civitacampomarano in cui ricordi d'infanzia, tradizione orale, storia e l'immancabile surreale fantasia dello scrittore (naturalizzato termolese) si fondono in maniera inedita. Non mancherà il personaggio Vincenzo Cuoco, nell'anno in cui ricorre il 250° anniversario dalla nascita

Immaginate scorribande giovanili dentro e fuori il Castello Angioino di Civitacampomarano. Immaginate Vincenzo Cuoco e Gabriele Pepe giocare a carte, sotto il vostro sguardo attento e curioso di bambini, con gli anziani del paese. Immaginate che i residenti in carne e ossa convivano con animali mirabolanti. Questo e molto altro vi attende dalla lettura del nuovo romanzo di Antonio Andriani, il suo quinto in prosa. Il titolo è di quelli altisonanti: Civitas Dei (la città di Dio, ndr) il cui racconto, visionario e surreale ma altresì legato a doppio filo con la storia, è ambientato appunto a Civitacampomarano.

Un romanzo, racconta l’autore a Primonumero, nato dalle ceneri di un racconto pubblicato, un po’ per gioco, poco più di un anno fa (nel dicembre 2018) sulla sua pagina facebook. Una storia che prende le mosse la sera della vigilia di Natale del 1980 a Civita. “Quello fu un anno horribilis per via del terremoto dell’Irpinia, della morte di John Lennon e della strage alla stazione di Bologna”. Un anno che Andriani ha impresso nella memoria, perché quelle vicende lo hanno segnato profondamente e si sono intrecciate anche con la sua vita. “Ho pensato che quell’anno non dovevo lasciarlo andar via”. E così è partito da lì, e dal suo amato paese natio, per il racconto che poi, su spinta di un amico, è diventato un libro.

Vedrà la luce nei prossimi mesi, edito da Volturnia Edizione (una delle eccellenze dell’editoria molisana), ed è probabile che verrà presentato tra la primavera e l’estate del Venti Venti. Non una data a caso, perché quest’anno ricorreranno i 250 anni dalla nascita di Vincenzo Cuoco, illustrissimo concittadino civitese e presenza molto più che invisibile nel Civitas Dei.

Ci sono infanzie in cui il peso della storia ha – e mantiene per una vita intera – un’incredibile leggerezza. Per molti nati e vissuti a Civitacampomarano il personaggio di Vincenzo Cuoco non è solo un nome letto sui libri di storia, ma assume le sembianze di un compagno di giochi. Per Antonio Andriani, che vive a Termoli (dove ha una cartolibreria) da oltre 30 anni ma che ha trascorso la sua infanzia a Civitacampomarano, lui non aveva segreti. “La casa di Cuoco era a venti metri dalla mia. Io mi figuravo di parlare con lui, era un personaggio immaginario ma decisamente presente nella mia vita. Per me era reale”. Uno di loro, insomma, anche perchè “sapevamo tutto di lui perché uno dei suoi discendenti era nostro amico”.

E a non avere segreti, per tutti loro, era anche il Castello Angioino. A quei tempi di proprietà di un privato, “ma eravamo amici del nipote dei proprietari ed entravamo quando volevamo. Era il nostro Grand Hotel”. Un luogo affascinante e immaginifico, impregnato di un’atmosfera fatata. Topi, pipistrelli, strapiombi che oggi non esistono più: da quel portone aragonese i ragazzi ‘entravano nella storia’ e si perdevano non solo tra i cunicoli ma anche nella propria fantasticheria.

Castello Civitacampomarano

È dalla fervida immaginazione di Andriani, dai suoi ricordi infantili, dal carico di tradizione orale tramandata dagli anziani del paese che è nato Civitas Dei, un libro di oltre 300 pagine che, come nello stile dell’autore, è un tuffo in un mondo onirico. Innumerevoli gli echi letterari: da Garcia Marquez a Sepulveda, da ‘La storia infinita’ di Ende a Calvino. Il titolo, poi, è un richiamo a Luigi Meneghello e al suo libro Libera nos a Malo (Malo è la città veneta cui il libro è dedicato). Ma in quello che sembra un amarcord civitese, il riferimento all’amato cineasta Fellini è molto più che un’allusione, così come le assonanze con il brano ‘Siamo dei’ di Lucio Dalla, altro personaggio ‘del cuore’ di Andriani.

antonio andriani

Luoghi, personaggi e animali (altri protagonisti indiscussi del romanzo) che in maniera corale vanno a tessere una storia che ondeggia tra reale e fantastico. L’impossibile diventa reale con la scrittura, ricorda Andriani che tra le pagine stampate ci vive e che da queste trae nuova linfa per nuove avvincenti storie da raccontare. Non si tratta di plagio, ma di una inesauribile fonte di ispirazione. Guai se mancasse: “A volte anche una parola letta ti fa andare avanti nella scrittura”.

L’impronta favolistica sarà data anche dai capilettera animati che sarà Jacopo, il figlio di Antonio, a disegnare. Anche la copertina del Civitas Dei sarà affidata alla matita del giovane promettente fumettista che, già nel 2017, lavorò insieme al padre al romanzo Che spasso nella città invisibile.

Un’altra particolarità del lavoro letterario di Andriani, prossimo all’uscita, è la presenza di un titolo e un sottotitolo per ogni capitolo oltre ad un titolo di coda (alla fine), a mo’ di film. E quasi come fosse una sorta di trailer, Andriani ha anche pensato ad un’anteprima in versi per catapultare il lettore nell’atmosfera del Civitas Dei. Ecco cosa lo attenderà:

IL MANTELLO ED IL GUANTO

C’è fermento di gente

mentre s’attende ‘l canto

di Natale, che incanto!

Tutt’intorno al castello,

 

più tardi si fa sera.

Tra sogno e realtà,

in bocca una bontà

ha lo stile del ciello.

 

All’improvviso un lupo,

ma nessuno protesta,

lui parte della festa.

Le gobbe del cammello

 

a riscaldare l’attesa,

di bellezza assai lieve.

Or discende la neve,

su Civita un mantello.

 

Come i lettori di Primonumero ben sapranno, Andriani è solito giocare con le parole ed utilizzare la poesia per narrare la “sciatta quotidianità di eventi nazionali o locali”, come fa nella sua rubrica Vita in Versi, ospitata sulle pagine di questo giornale. Il 2020 ricorrerà peraltro il decimo anniversario di questa collaborazione che negli anni ci ha regalato uno sguardo altro sulle cose e sugli accadimenti del nostro tempo.

Con Civitas Dei è il tempo che fu a salire alla ribalta. Oggi abitata da poche anime ma forte di una resilienza non comune che la sta animando negli ultimi anni, la Civitacampomarano ‘di Dio’ non potrà che giovarsi di questo ulteriore atto d’amore. “Prendo coscienza che il mio paese mi ha intrappolato affinché scrivessi su di lui”. Il titolo, poi, dà un respiro universale sia al paese che al romanzo, dove i microcosmi diventano macrocosmi. Molto più che un omaggio letterario, Civitas Dei è una lezione per tutti sul valore del ricordo e del rievocare. Perché no, con la lente della fantasia.

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