Risplendono le vasche del Biferno, missione anti degrado e parco fluviale alla sorgente Bivaro

Di loro abbiamo parlato un anno fa, quando in un torrente del Biferno ritrovarono la specie protetta del toporagno acquatico. Oggi, il Professore Unimol Catello Di Martino, i due forestali Marco Iannaccio e Francesco Tirabasso e il geologo Dario Tavaniello ‘riemergono’ dal fiume sacro ai Sanniti con un’altra importante notizia.

Poco più di un mese fa hanno bonificato un tratto del Biferno che un tempo neanche troppo lontano viveva la sua stagione migliore. La sorgente Bivaro, in agro di Oratino, soprattutto in estate, era popolata di ragazzi che in quell’area facevano il bagno. “L’acqua la potevi bere e i gamberi catturati riempivano interi secchi. Con il ricavato delle vendite ci compravamo pane e mortadella, più spesso il pescato finiva in padella la sera a casa” spiega chi ha vissuto quei giorni spensierati, fotogrammi di un passato che il fiume non regala più, per colpe di altri.

Era l’Italia degli anni ’60 che ancora stentava economicamente a ripartire con ampie sacche di miseria e con seri problemi di alimentazione – spiega il Professor Di Martino, docente presso la Facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali -. Il fiume si è comportato da padre e da amico, allietando gli svaghi e fornendo la sua acqua, fonte inesauribile”.

Ma come sta, oggi, il Biferno? “E’ risaputo che le ricchezze naturali non hanno età – spiega Di Martino – non invecchiano e restano immutabili, però possono ammalarsi, e di un unico e insidioso male che è il morbo uomo. Come è possibile che un corso d’acqua che trova la sua genesi milioni di anni fa, possa ammalarsi e morire nel giro di pochi decenni? E’ assurdo, eppure tutto ciò sta accadendo, in uno scempio globalizzato e in nome di un consumismo mal gestito e figlio di un progresso non compreso, con risultati devastanti e preoccupanti per la stessa conservazione della specie“.

Vasche del Biferno

E’ in quest’ottica che si colloca l’azione dei giovani Iannaccio, Tirabasso e Tavaniello, sotto la tutela scientifica, oltre che affettiva, del Professore Di Martino. Con la loro laboriosa ed efficace opera hanno letteralmente ripulito e rigenerato, recuperando il suo aspetto originale, il sito della sorgente Bivaro di Oratino, con le sue magnifiche vasche realizzate alcuni anni fa, ma non utilizzate.

“La sorgente Bivaro – spiegano i due forestali e il geologo – è uno dei luoghi simbolo di Oratino, testimone e narratore di un pezzo di storia di un antico borgo, che col fiume ha avuto sempre un rapporto di intima simbiosi”.

“Ma tutto ciò – prosegue il Professor Di Martino – si è lentamente spento insieme ai canti delle giovani donne che dal lavatoio risalivano fino al paese”.

Negli ultimi anni, il sito ha vissuto un totale abbandono, trasformandosi in un ricettacolo di spazzatura e di indecenza, simbolo questa volta di trascuratezza e di scarsa sensibilità per il territorio da parte di chi dovrebbe gestirlo e tutelarlo. “Rendere il sito bello e fruibile, riavvicinando la gente al fiume è solo il primo passo” questo sostengono all’unisono il docente Unimol e i dottori forestali, perché il loro obbiettivo è la tutela e il ripristino della fauna acquatica, in particolare del gambero di fiume che è già sparito dal corridoio fluviale e resiste solo in colonie relitte confinate in piccole sorgenti collaterali.

Il loro progetto diventa ancora più ambizioso quando accennano alla creazione di un parco fluviale con un attiguo museo dell’acqua, impiegando locali del comune, attualmente liberi. L’amministrazione comunale di Oratino, capeggiata dal sindaco Roberto De Socio, si è mostrata subito favorevole alla riqualificazione dell’area e a rendere disponibili spazi e locali.

Quindi dalla sorgente Bivaro di Oratino, dove 7 anni fa è stata inaugurata una centrale idroelettrica, c’è nuova linfa per il fiume ma anche nuova linfa sociale e culturale, in particolare per le scuole e le associazioni giovanili del Molise che potrebbero così avere un riferimento scientifico all’interno di un’oasi naturale, che arriva fino al limite della centrale, con riqualificazione turistica, attività museale e di acquacoltura (produzione di trota fario e gambero di fiume, le specie autoctone) che tutti dovremmo proteggere e tenere sempre in ordine.

La documentazione fotografica che alleghiamo ci è stata fornita dal Prof. Di Martino e dai due forestali. Testimonia il grave stato di incuria di alcuni tratti dell’area. Macroinquinamento ‘puro’: ammassati ecco copertoni, valigie, materassi, sedie e perfino un vecchio termosifone in ghisa… appositamente interrato. Sono simboli reali di degrado e cattive abitudini, ‘vomitati’ dal fiume sulle sponde, dopo l’ultima piena. Possiamo presentarci così agli occhi dei turisti del new deal di un Molise che esiste? Ovviamente no, salvo figuracce epocali.

Nelle foto in apertura, le vasche per i vivai come sono state trovate e poi, dopo la bonifica. L’opera del gruppo guidato dal Professor Di Martino è particolarmente importante e tempestiva. La recente pubblicità mondiale del Molise, lanciato ufficialmente dal New York Times tra le mete consigliate per il 2020 richiama tutti i molisani a una forte responsabilità: quella di saper accogliere i turisti che, grazie al seme piantato dall’editorialista del New York Times, Maria Russo, saranno probabilmente sempre più numerosi dalle parti del Biferno.

Per altro, a due-tre chilometri dalla sorgente del Bivaro passa la transumanza della famiglia Colantuono, emblema del Molise migliore, e per questo ‘premiata’ dall’Unesco e, con tre pagine, dal New York Times. Tutto è partito da qui. Mucche e bovari guadano il Biferno lungo il tratturo Lucera-Castel di Sangro, poi ascendono verso Castropignano. E’ l’alba dell’ultimo giorno di cammino. Un’alba cristallina come l’acqua del primo fiume molisano, da oggi ancora più trasparente, grazie al lavoro di studiosi che al Molise ci tengono davvero…